Dopo un post del blogger Carlo Troilo sulla Brigata Maiella e la puntualizzazione dello storico Marco Patricelli, riceviamo e pubblichiamo qui di seguito la risposta di Carlo Troilo

Domenico Troilo – dopo la morte, nel 1974, di mio padre Ettore Troilo – ha pensato, avvicinandosi alla vecchiaia, di valorizzare al massimo il proprio ruolo nella Brigata, costituita a Casoli proprio grazie a mio padre, già volontario nella prima Guerra Mondiale, notissimo antifascista, allievo di Filippo Turati e collaboratore di Giacomo Matteotti fino alla barbara uccisione del segretario socialista.

Questi suoi precedenti lo aiutarono certamente a convincere il comando inglese di stanza a Casoli ad accogliere lui e i suoi primi volontari e a dar loro le armi necessarie. Così come favorirono, nel dopoguerra, la sua scelta come prefetto “politico” di Milano, alla cui ricostruzione diede un grande contributo nel biennio 1946-1947.

Per il suo valore e la sua attitudine al comando, Domenico – che entrò nella Brigata qualche mese dopo la sua costituzione – divenne, con il consenso degli alleati, vice comandante della “Maiella”, e in quel ruolo si fece onore fino alla Liberazione. Dopo di che abbandonò – contrariamente a mio padre – la vita politica, e intraprese una fortunata attività imprenditoriale.

Questi sono i fatti, che solo Marco Patricelli – giornalista e storico – si ostina ormai da anni a mettere in discussione insistendo sulla contrapposizione fra un Ettore “comandante” e un Domenico “comandante militare” (seguendo questa sua tesi, L’Unità arrivò a definire Ettore “comandante non combattente”, ignorando che proprio in combattimento mio padre riportò ferite gravissime che lo tennero per molte settimane in un ospedale delle Marche).

Non a caso tutti gli storici che hanno scritto sulla Brigata Maiella – così come l’Associazione e la Fondazione che ne portano il nome – hanno sempre dato per scontati i ruoli dei due Troilo, Ettore comandante e Domenico suo vice. Ed è Ettore che è stato onorato, nel corso dei decenni, dai presidenti della Repubblica Saragat, Pertini, Ciampi, Napolitano e Mattarella.

Questi sono i fatti, e uno storico dovrebbe tener conto solo di questi: così come hanno fatto, nella loro recente Storia della Resistenza, due dei maggiori storici viventi, Marcello Flores e Mimmo Franzinelli. Lascio ai lettori il giudizio su questa frase di Marco Patricelli relativa a mio padre: “Volerne fare a tutti i costi un eroe di guerra, lungi dall’esaltarla, svilisce la sua storia.”

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