di Giuliano Checchi

Parlando del referendun sul taglio dei parlamentari, voglio rivolgermi stavolta alla politica, soprattutto a quella politica cosiddetta di lungo corso. Quella composta da chi, da anni, lavora (o almeno così ci piace pensare) nelle sedi istituzionali dove si amministra la Cosa Pubblica, i servizi ai cittadini e i diritti e le tutele per i cittadini stessi.

Venendo, per questo, molto ben pagati. Sia al lavoro, che in pensione.

I politici, in quanto cittadini, hanno il diritto di formarsi la loro idea in piena autonomia e libertà, e ad esercitare il diritto di voto di conseguenza. Ma rispetto ai comuni cittadini, ci si aspetterebbe da loro qualcosa di più. Ovvero una dimostrata onestà intellettuale nelle posizioni che vanno a sostenere.

Per dirla in modo brutale, ci si aspetta da loro che non la diano ad intendere, trattando la gente come fosse cieca o peggio.

Utopia? Così pare purtroppo.

Perché forse fingono di aver dimenticato che la pandemia, nell’autunno alle porte, richiederà ai comuni cittadini di affrontare l’ennesimo periodo duro e difficile, con gli ennesimi duri sacrifici.

Sempre più spesso, negli ultimi vent’anni, la politica ed i governi hanno imposto alle persone sacrifici pesanti e spesso insostenibili. Sacrifici, che i politici non hanno sfiorato neppure con un dito, forti dei loro sostanziosi guadagni e benefit; spesso tanto più ingiustificati in ragione dell’assenteismo, o comunque di una produttività inesistente o quasi.

Non è forse giusto chiedere alla politica e ai politici di ridimensionarsi e ridimensionare i costi? Non è forse giusto, che anche loro accettino di sottoporsi ai tagli, tante altre volte imposti agli stipendi, alle pensioni, ai servizi, ai posti di lavoro?? Il taglio dei seggi previsto dalla riforma, non è forse orientato anche in questo senso?

Se fosse bastata una decurtazione significativa degli stipendi dei parlamentari, che poteva essere fatta esclusivamente da loro, perché non è mai stata fatta prima? Se dovesse vincere il No, possiamo aspettarci che si abbassino gli stipendi?

Basta guardare quanto accaduto per i vitalizi del Senato, per darci una risposta. Molti di quei politici che, dopo aver votato Sì in Parlamento, adesso premono per il No, come possono venire a parlare di democrazia e rappresentanza? Se davvero tenevano alla democrazia e alla rappresentanza, perché allora non si sono opposti fin da subito?? Forse perché temevano l’impopolarità e confidavano che la cosa sarebbe abortita da sé, come altre volte?

Come possono venire a parlare di Costituzione, che, come sanno benissimo, non subisce nessuna modifica sostanziale? Come possono, venire a dire alla persone, che “si risparmia solo un caffè”?

Se si va a guardare le leggi elettorali dal 2006 in poi, due delle quali giudicate incostituzionali, si trova che ai cittadini è stata tolta una larga fetta del loro potere di scegliere i rappresentanti; senza che mai venissero ridimensionati i costi della politica, spesso eccessivi.

Se solo nell’imminenza della possibile decurtazione dei seggi, si ricordano della rappresentanza e della Costituzione, come non pensare che il loro problema è in realtà la loro posizione (leggasi poltrona)?

E’ proprio impossibile aspettarsi da loro che diano l’esempio? E che mettano da parte le loro mire personali, specie in momento come questo?

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