Si chiama ShakeAlert: sistema di allerta rapida terremoti per la costa occidentale degli Stati Uniti. Ovvero Stato di Washington, Oregon e California. 50 milioni di abitanti. Costo medio per anno dei danni da terremoti in questi tre stati: 4,58 miliardi di dollari. Lo scopo di ShakeAlert è la identificazione e la caratterizzazione di un terremoto pochi secondi dopo che si è verificato, ovvero calcolarne la possibile intensità, per mandare un allarme ai soggetti coinvolti perché si mettano in sicurezza.

Si avvale di una rete di 700 sismometri, distribuiti sul territorio della costa occidentale Usa, che registrano le onde P generate dal sisma. Serve spiegazione. Un terremoto avviene tipicamente quando si “rompe” una faglia rilasciando grandi quantità di energia che si è accumulata nel tempo, a causa dei movimenti della crosta terrestre. L’energia viene rilasciata sotto forma di onde: le onde P o primarie e le onde S, o secondarie.

Quando queste arrivano in superficie si combinano generando le onde L, o di Love e le onde R, o di Rayleigh. Prendono il nome da Augustus Edward Hough Love, matematico e da John William Strutt, terzo barone di Rayleigh, fisico, nonché premio Nobel per la Fisica nel 1904.

Le onde P sono onde di compressione, generano variazione di volume lungo la direzione di propagazione e viaggiano fra i 6,0 e gli 8,8 km/s (chilometri al secondo). Le onde S sono onde trasversali che provocano variazioni di forma nelle rocce e oscillano dal basso verso l’alto. La loro velocità di propagazione è compresa fra i 3,6 e i 4,7 km/s. Le onde L e R sono onde di superficie e sono quelle che scuotono il terreno, provocando danni e distruzioni.

Le onde di superficie L hanno una velocità di propagazione compresa fra i 2,0 e i 4,5 km/s e scuotono lungo il piano orizzontale, parallelamente al suolo e perpendicolarmente alla direzione di propagazione. Infine le onde di Rayleigh, onde R, si muovono lungo la direzione di propagazione e lungo il piano verticale. Generano scosse verticali, muovono la superficie dal basso verso l’alto e sono circa il 10 per cento più lente di quelle di Love.

Le onde P sono dunque, anche se di poco, quelle più veloci e “arrivano” per prime ai sismografi. Parliamo di pochi secondi. Per questo nelle vicinanze dell’epicentro, ovvero della proiezione sulla superficie del luogo dove si è verificato il sisma, chiamato ipocentro, c’è ben poco da fare, non c’è tempo per dare l’allerta. Ogni terremoto avrà la sua area dove l’allerta non sarà possibile.

Quanto più si è distanti dall’epicentro tanto maggiore è il tempo disponibile per azioni di protezione. Si parla comunque, nelle migliori delle ipotesi di qualche decina di secondi, forse un minuto. Tempo comunque sufficiente per non fare decollare un aereo, fermare un treno, mettere in sicurezza una centrale elettrica, chiudere acquedotti ed erogazione del gas, interrompere un operazione chirurgica, bloccare gli ascensori al piano. Bastano pochi secondi per abbracciare i piccoli e i propri cari, buttarsi a terra, ripararsi sotto un tavolo e tenersi forte alle sue gambe per proteggere se stessi e la propria famiglia.

ShakeAlert è prezioso ed è il risultato della collaborazione di enti federali e dei singoli Stati, università, compreso il politecnico federale di Zurigo, fondazioni private. L’elemento critico del sistema è la rete di sismometri. Quanto più sono numerosi, quanto più densa è la rete di rilevamento, tanto migliore sarà l’intervento.

In California ci sono voluti anni per metterli in posto e molto denaro. Le aree ad elevato rischio sismico sono tante nel Mondo. Italia compresa. Non tutti hanno le risorse necessarie. Però in molti hanno un cellulare. Qui entra in gioco Google, tanto per cambiare… Basta avere un telefono cellulare con il sistema operativo Android per entrare a fare parte, ovunque nel Mondo, dell’Android Earthquake Alerts System: Sistema di Allerta Terremoti Android.

Tutti i telefoni cellulari hanno a bordo un piccolo accelerometro. Basta installare un applicativo dedicato per fare diventare il cellulare un mini-sismometro e anche piuttosto sensibile. Milioni di cellulari, milioni di sismometri. La più grande rete di rilevamento terremoti del pianeta. Se avviene una scossa, l’informazione viene trasmessa a opportuni server dedicati.

Dal confronto ed elaborazione dei tempi di rilevamento dei diversi telefoni, conoscendo la loro geo-localizzazione, viene identificato l’epicentro e viene lanciato l’allarme a tutti gli utenti presenti nell’area a rischio. L’informazione in rete viaggia a circa 300mila chilometri al secondo. Le onde P viaggiano molto più lentamente. Non c’è gara. Si possono salvare vite. Vero che si continuano a regalare a Google dati personali di grande valore, ma almeno in questo caso il ritorno è tangibile.

Si diceva dell’Italia, paese ad alto rischio sismico, situato com’è al margine di convergenza della placca africana e di quella euroasiatica. Negli ultimi 30 anni sono stati registrati dalla rete Sismica Nazionale più di 190mila eventi. 45 di essi hanno fatto danni notevoli. Un servizio come quello offerto da ShakeAlert o da Google è per noi di sicuro interesse, ma…

Ma cosa faremmo se ricevessimo un messaggino sul cellulare che recita: “Forti scosse fra 20 secondi”. Ammesso e non concesso che ci credessimo, quanti saprebbero cosa fare e come comportarsi? Quanti hanno avuto esperienza di un’esercitazione di emergenza terremoto? Quanti dei nostri studenti? Quanti operatori scolastici, di ogni ordine e grado saprebbero cosa fare? Ci si potrà proteggere riparandosi sotto il banchetto individuale imposto da Covid-19? Sarà sufficientemente grande e robusto?

Se una scossa interesse i Palazzi -Madama, Montecitorio o Chigi-, sarebbe interessante assistere, magari in diretta, alla reazione dei nostri senatori e deputati, per non parlare degli esponenti del Governo. Google avrà qualche difficoltà con il suo sistema nel nostro magnifico Bel Paese. Non è una previsione, è un dato di fatto.

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