Movimenti legati, difficoltosi, sempre più lenti. E spesso dolore insistente, localizzato alle articolazioni, dal pollice alla spalla, dal collo alla schiena, dall’anca al ginocchio. È così che si presenta in genere l’artrosi, degenerazione cronica ma progressiva delle cartilagini che si stima affligga in Italia oltre 5 milioni di persone, interessando un distretto specifico del corpo o manifestandosi in modo diffuso su piccole e grandi articolazioni (poliartrosi).

Non riguarda solo gli anziani, come in genere si pensa, ma anche i giovani adulti. Se è vero infatti, secondo uno studio olandese, che la massima incidenza si registra tra i 75 e i 79 anni, con prevalenza nelle donne, con sintomi evidenti come zoppia, atrofia muscolare, accorciamento e deformità degli arti, si è rilevato che la maggior parte dei quarantenni agli esami radiografici presenta già segni di usura e assottigliamento delle cartilagini. In aumento anche i casi di soggetti giovani che dopo i 25 anni manifestano gravi forme di degenerazione articolare e che sono indirizzati all’intervento chirurgico. Secondo il Ministero della Salute le malattie reumatiche e osteoarticolari rappresentano la condizione cronica più diffusa nella popolazione italiana, destinata a crescere esponenzialmente nei prossimi anni in tutti i Paesi industrializzati con l’incremento della popolazione anziana. La conseguenza sarà un aumento vertiginoso di visite ambulatoriali, ricoveri, interventi chirurgici, casi di incapacità lavorativa, non autosufficienza, stati depressivi e decessi causati da deambulazione incerta.

Pigri e dolenti – Antinfiammatori, infiltrazioni e chirurgia: questi i tre capisaldi delle cure classiche. Soluzioni per lo più sintomatiche o invasvira ive che troppo spesso non risolvono il problema se non in modo temporaneo. Per la medicina ufficiale, infatti, l’artrosi è un male inevitabile legato all’età, da alleviare in qualche modo, ma da accettare perché connaturata all’invecchiamento. Ma è proprio vero che si può fare ben poco per arrestare questo processo degenerativo?

Da qualche anno iniziano a farsi strada teorie diverse. “Quando una certa condizione fisica subentra per lo più in età avanzata, capita di rado che la causa a monte sia l’età: significa semmai che si è fatto qualcosa di dannoso per l’organismo per un tempo sufficiente a far insorgere la malattia”, chiariscono Roland Liebscher-Bracht e Petra Bracht, fondatori di un’innovativa terapia anti-artrosi naturale e autori del libro L’artrosi è una bugia (Macro Edizioni, pp. 280, € 23,50). “Lo conferma il fatto che ci sono tantissimi individui anziani e molto anziani che, dopo aver condotto una vita molto attiva, presentano articolazioni intatte e non sono afflitti da dolori articolari”. La giustificazione della predisposizione genetica non è più del tutto plausibile, secondo gli esperti, perché le ricerche nel campo dell’epigenetica hanno da tempo dimostrato che l’ambiente, lo stile di vita e la psiche possono attivare o disattivare i geni modificando il decorso di qualsiasi patologia.

A fare la differenza tra un individuo colpito da artrosi e uno che invece non presenta né sintomi né segni, assicurano i due autori, è innanzitutto il movimento. “Senza saperlo siamo noi stessi ad allenarci all’artrosi e al dolore, con la nostra elevata inattività fisica. Stare seduti, stare coricati, stare in piedi: per ore e ore le articolazioni non vengono praticamente attivate e il nostro metabolismo cala drasticamente, impedendo alle sostanze nutritive di arrivare alle cellule, causando al contempo accumulo di scorie tossiche”. Le articolazioni, per tenersi in forma, hanno bisogno infatti di disintossicarsi ed essere nutrite. Come dimostrano gli studi della University Medical Center Utrecht, condotti a partire dal 2011, oggi non possiamo più pensare che una cartilagine usurata sia irrecuperabile come un ingranaggio di una macchina costituita da sostanze inerti perché sappiamo che le cellule del nostro organismo sono capaci di rinnovarsi di continuo. Tutte le cellule, al punto che ogni anno il nostro corpo si rinnova al 90%. E le cellule staminali della cartilagine sono stimolate a riformarsi quando si aumenta la cavità articolare alleggerendo il carico. Il che è possibile utilizzando a pieno le nostre escursioni angolari.

Via dal divano! – All’origine dell’artrosi c’è quindi l’uso limitato che facciamo delle nostre articolazioni. Non solo lo scarso movimento, ma anche l’usura derivante dai ridotti angoli articolari che impieghiamo nei movimenti di tutti i giorni. Se da un lato il nostro stile di vita è diventato sempre più sedentario, al punto che un recente rapporto stilato dall’European Heart Network ha messo in luce come il 40% degli europei faccia attività fisica insufficiente e gli italiani siano in assoluto i più pigri del continente, dall’altro anche i pochi movimenti che facciamo sono sempre più limitati, soprattutto nella loro escursione articolare, che si arresta al 5-10% delle potenzialità. La spalla si ferma addirittura al 2%: basta pensare alla posizione che assumiamo con le braccia la maggior parte del tempo per scrivere, lavorare al pc, leggere o mangiare, sempre a lato del corpo, con i gomiti piegati per lo più a 90 gradi. “Poiché il movimento viene praticamente a mancare, per tutto il tempo si comprime una sola area della cartilagine, mentre il resto non è sottoposto ad alcun carico”, spiegano Roland Liebscher-Bracht e Petra Bracht. “Proprio come fosse una spugna, la parte costantemente soggetta a pressione non può assorbire il liquido nutriente, mentre quella non sottoposta a carico non può smaltire le sostanze di scarto, così la cartilagine si necrotizza. Non solo, ma i muscoli e la fascia connettivale dell’articolazione perdono elasticità, si accorciano e si ‘infeltriscono’. Il soggetto colpito in genere non si accorge di questo processo, perché le tensioni aumentano di poco giorno dopo giorno in modo impercettibile: ci si abitua ad avere articolazioni sempre più rigide e ci si sente normali”. Finiamo insomma con il soffrire di contratture sempre più gravi, creando forze usuranti sempre più intense che danno luogo a dolore, infiammazione, compressione di vasi sanguigni e nervi. E il dolore associato non è altro che l’eccessiva tensione di muscoli e fascia. Non dipende, come ci è stato sempre detto, dallo stato di usura della cartilagine.

Diamoci da fare – Il dolore però ha un senso. Dovrebbe essere interpretato come un campanello d’allarme che ha lo scopo di impedirci di continuare a eseguire movimenti che a lungo andare producono artrosi, ernie o altre lesioni articolari. “Se il dolore viene ignorato o anestetizzato con farmaci antidolorifici o antinfiammatori, si peggiora la situazione”, avvertono Roland Liebscher-Bracht e Petra Bracht. “L’infiammazione, oltretutto, è un processo di riparazione messo in atto dall’organismo e, ogni volta che la arrestiamo ‘con violenza’, a breve torna a divampare”. Da dove iniziare, dunque? Per prima cosa dall’automassaggio fasciale, che, attraverso lo scorrimento di palline e foam roller sulle zone dolenti, sempre in direzione del cuore, ha lo scopo di allentare le contratture muscolari e l’infeltrimento delle fasce connettivali. Se non disponiamo di un kit apposito, possiamo usare una pallina da tennis, una palla da gioco più morbida e due rulli di grandezza diversa, anche un mattarello purché avvolto in materiale morbido. “Occorre far rotolare gli attrezzi con estrema lentezza”, spiegano i due specialisti, “esercitando una pressione molto intensa, contro una parete o su un tappetino, che provochi una sensazione dolorosa che in una scala da 1 a 10 sia il meno possibile al di sotto di 10. Solo così si detossinano i tessuti e si apportano nuovi liquidi ricchi di nutrienti”. Al massaggio si fanno poi seguire esercizi mirati a ripristinare il pieno range articolare o Rom, Range of Motion: “Poiché gli angoli articolari sono pressoché infiniti, per praticità si selezionano solo angolazioni particolari”, precisano i due esperti. “Per la spalla, per esempio, ci sono cinque angolazioni principali e una rotazione importante. Se ci si concentra su questi sei movimenti, gran parte del dolore scomparirà. E così per tutte le altre articolazioni. Bastano 15 minuti al giorno”. L’importante è avere costanza.

L’allenamento quotidiano – Svegliarsi al mattino e sentirsi pieni di dolori, oltre che limitati nei movimenti: un’esperienza comune a molti. È questo il momento di ritrovare scioltezza e fluidità con esercizi ad hoc concepiti in tre passaggi, respirando sempre in modo profondo e calmo: allungando in modo lento e progressivo la muscolatura per 60 secondi, esercitando una crescente tensione contraria per 15 secondi e allungando nuovamente la muscolatura per altri 60 secondi. Il dolore da allungamento, da 1 a 10, come per il massaggio fasciale, dovrà essere il meno possibile al di sotto di 10. “Così i fibroblasti, sempre attivi per mantenere la nostra rete fasciale, imparano nuovamente a quale lunghezza la fascia deve cedere e come tesserne di nuova”, dicono Roland Liebscher-Bracht e Petra Bracht. Si tratta di eseguire 2-4 esercizi per articolazione, da ripetere tutti i giorni. E liberarsi quindi da rigidità e dolore. “Provare per credere”, garantiscono i due esperti, che per i lettori di V&S consigliano due esercizi fondamentali per il ginocchio:

1. Sdraiati a pancia in giù, premere la spina iliaca dell’anca verso il pavimento e piegare il ginocchio. Afferrare il piede e portarlo il più possibile verso i glutei mantenendo la posizione fino a sentire un dolore muscolotensivo significativo nella parte anteriore della coscia o nello stesso ginocchio. Distendere la gamba e ripetere.

2. In piedi a gambe tese con le mani appoggiate a un tavolo, inclinare in avanti le anche tenendo la schiena dritta e i talloni ben appoggiati a terra. Aumentare l’inclinazione fino a sentire una tensione significativa dietro alle ginocchia o nelle ginocchia stesse. Tornare nella posizione di partenza e ripetere.

L’influenza della psiche: no allo stress – A distruggere le nostre articolazioni non è solo la mancanza di movimento. A giocare un ruolo determinante è anche lo stress. Le situazioni che la coscienza vigile non è in grado di sopportare nella vita quotidiana, infatti, sono trasferite dalla psiche al corpo causando posture scorrette e iperattività dei fibroblasti, che iniziano a tessere reti piuttosto fitte responsabili di dolorose tensioni miofasciali: una condizione che permane anche dopo che lo stato di ansia è terminato. Allo stesso modo la carenza di sonno ostacola la distensione delle fasce muscolari e la riparazione dei tessuti.

Curarsi a tavola – Le scelte alimentari quotidiane, proprio perché continuative, svolgono un ruolo importante nel migliorare o peggiorare il quadro clinico dell’artrosi. “È da evitare un’alimentazione acidificante e pro-infiammatoria a base di prodotti di origine animale”, consiglia il professor Marco Lanzetta, noto chirurgo della mano, consulente internazionale del Centro nazionale artrosi di Monza e autore del recente libro 99 modi per dire no all’artrosi (Tecniche Nuove, pp. 141, € 15,90), in cui suggerisce perfino di iscriversi a un corso di cucina vegana. “Oltre a carne, formaggi, latticini, uova, farine raffinate, glutine, grassi idrogenati, alimenti industriali precotti e preconfezionati, fritti, alcol, caffè, sale e zucchero, anche alcuni ortaggi possono avere effetto pro-artrosico. La solanina contenuta in pomodori, melanzane, peperoni e patate bianche, infatti, sembra che attivi pericolosi stati infiammatori. Da limitare anche le arance, in quanto frutti acidificanti: possono esacerbare i sintomi dolorosi”. Tra i cibi più protettivi ci sono in primis le verdure, alcalinizzanti e antiossidanti, in particolare le crucifere e quelle a foglia da mangiare crude in insalata. Poi la frutta non troppo zuccherina, come frutti di bosco e melograno. A seguire erbe aromatiche, germogli, frutta secca, cereali integrali, pseudo-cereali senza glutine, legumi, olio di oliva e olio di lino come fonte di omega-3. “Perfette le spezie, soprattutto peperoncino e curcuma”, ricorda Marco Lanzetta. “Come del resto le alghe, di cui è bene avere sempre una buona scorta.” Fondamentale, infine, idratare spesso e in abbondanza le nostre cartilagini con acqua alcalina e tè verde antiossidante.

Articolo di Rita Spangaro

Per saperne di più: Vita&Salute
Clicca qui per sapere come ricevere Vita&Salute

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te

In questi tempi difficili e straordinari, è fondamentale garantire un'informazione di qualità. Per noi de ilfattoquotidiano.it gli unici padroni sono i lettori. A differenza di altri, vogliamo offrire un giornalismo aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per permetterci di farlo. Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Serena Enardu, foto con svastica nazista assieme alla sorella Elga: scoppia la polemica, costrette a scusarsi

next
Articolo Successivo

Antonio Razzi il moralizzatore: “Si devono vergognare i politici che hanno chiesto il bonus, non io che faccio i video su TikTok”

next