Il piccolo comune di Calcio, poco oltre cinquemila anime sul confine delle province di Bergamo e Brescia, ospita due centri logistici uno di 350mila mq gestito da Italtrans e l’altro il Vgp su di un’area di 48.500 mq. Di recente la Sindaca ne ha annunciato un terzo da 100mila mq a 300 metri dalla chiesa del paese, dopo che, pochi giorni fa, era arrivata la notizia che a sconvolgere la vita del tranquillo paesino della bassa arriverà anche una nuova stazione di servizio da 12mila mq con 40 percheggi per Tir e bilici e una maxi torre-gasometro alta 23 metri al confine del paese, davanti alla cascina Malpensata e ad una zona residenziale. Il locale circolo di Legambiente è già pronto ad opporsi, anche ricorrendo alle vie legali.

Non si arresta dunque l’Italia del consumo di suolo, con aree sempre più vaste occupate da supermercati e centri logistici. Di conseguenza crescono i Tir e i furgoncini, che invadono ogni giorno le strade della bassa bergamasco-bresciana. In particolare, sull’asse dell’A4 Milano-Bergamo-Brescia, la congestione stradale, l’inquinamento dell’aria e l’incidentalità stradale sono pesantissime, così come è enorme il consumo di suolo. In queste tre province infatti la perdita di superfici verdi è stata di 333,8 ettari di suolo nel 2019, oltre il 50% del totale regionale come risulta dell’ultimo censimento dell’Ispra.

Poli e piattaforme logistiche in questi ultimi anni sono cresciuti come funghi in tutta la Lombardia e in particolare nel quadrante nord-est della regione, per assicurare i rifornimenti di merci ai centri commerciali e ai supermercati, che a loro volta necessitano di essere alimentati di poli logistici. Questo sviluppo ha subito un’ulteriore spinta con l’avvento dell’e-commerce, generando al contempo una forte impennata della rendita immobiliare.

Anche in piena emergenza climatica si moltiplicano i supermercati nei centri abitati: i Comuni ne autorizzano la costruzione in cambio degli oneri urbanistici (spiccioli rispetto ai danni ambientali da essi provocati), senza considerare che oltre agli effetti di desertificazione dei centri storici, con chiusura dei piccoli negozi, e al traffico provocato (2-3 mila automobili al giorno per un supermercato di medie dimensioni), crescono anche i poli logistici che li debbono rifornire.

Dopo che la grande distribuzione ha invaso Bergamo, Brescia e il lago d’Iseo (Conad, Lidl, Md, Esselunga ecc.), non a caso nella bassa continuano a “fiorire” i poli logistici e le superfici impermeabilizzate da cemento e asfalto. Questi di Calcio sono solo alcuni poli logistici della nuova ondata di 20 nuovi insediamenti in arrivo nella zona, che secondo i proponenti genererebbero 900 milioni gli investimenti totali, oneri urbanistici per 22,6 milioni e 3.600 posti di lavoro.

La realtà è però molto diversa. Si prospetta una nuova speculazione immobiliare, ed è prevedibile che la gestione delle aree di magazzino sarà affidata a cooperative di facchinaggio che basano la loro competitività sul lavoro precario degli extracomunitari e sull’evasione fiscale, con regimi di orario, normativi e salariali da terzo mondo. Non solo ma le tensioni sociali conseguenti si scaricheranno nei comuni limitrofi ai grandi impianti. Gli oneri urbanistici, quando realmente pagati, non bastano per mitigare gli effetti negativi provocati alle popolazioni locali.

Serve una programmazione regionale del settore per governare un fenomeno di enormi dimensioni come quello della grande distribuzione oggi nella morsa della deregulation e per ripensare uno sviluppo sostenibile. L’insignificante ruolo delle ferrovie, che trasportano solo il 9% delle merci su ferrovia, il resto è tutto su Tir, ha consentito poi una caotica crescita del trasporto su strada. Il trasporto merci su gomma può contare sulla rete capillare di strade provinciali e comunali e su quei poli (o piattaforme) logistiche che in questi anni sono cresciuti come funghi in Lombardia e nella bassa per assicurare i rifornimenti di merci ai centri commerciali: sono almeno 900 e magazzini lombardi e costituiscono il 35% della dotazione totale nazionale.

Anche per questo, in Italia per ogni km di strada circolano 14 tir, contro i 10 del Regno Unito, i 7 della Spagna e 6 in Francia e Germania. In particolare in Lombardia la Brebemi, che doveva sottrarre traffico merci alla parallela A4, a 6 anni dalla sua apertura ha volumi di traffico inferiori alle strade provinciali (meno di 25 mila veicoli giorno, prima dell’epidemia di Covid). Lo stesso vale per la Tav Milano-Treviglio-Brescia, che doveva incrementare il trasporto delle merci su ferro, mentre fin qui neanche un treno merci l’ha ancora utilizzata.

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