Come scriveva Karl Kraus, il moralista deve rinascere ogni volta. La caccia ai parlamentari e ai politici che hanno ottenuto il bonus Covid ha assunto toni ormai grotteschi. La somma legalmente richiesta è infima, ma l’accusa infamante. Avete rubato soldi a chi ne aveva bisogno. Certo, la scena della parlamentare leghista che chiama elemosina il sussidio statale per poi scoprire che essa stessa ne ha fatto richiesta è surreale.

Anche le scuse dell’ex sfidante del sindaco fiorentino Nardella che dichiara di avere preso il bonus per dimostrare che il governo stava sbagliando e avrebbe dovuto destinare a disabili e tossicodipendenti l’aiuto, è anche un pezzo magistrale di teatro farsesco.

Quando la mannaia moralista incomincia ad abbattersi sulle teste dei duemila politici che han fatto richiesta del sussidio però qualcosa incomincia a stridere. Nella lista degli uomini e delle donne da destinare ai campi di lavoro siberiani si scopre c’è un po’ di tutto: milionari abituati a lucrare fino all’ultimo centesimo sui soldi altrui, sprovveduti che han fatto domanda in un periodo in cui la crisi non si sapeva che effetti avrebbe avuto sulle piccole aziende famigliari, persone che nella loro vita hanno sempre donato al prossimo, amministratori di piccoli enti locali che con l’impegno politico non solo non guadagnano, ma perdono addirittura denaro rispetto a quello che avrebbero potuto guadagnare lavorando in proprio a tempo pieno.

La foga vendicatrice del popolo italico e dei media affamati di giustizia però non prevede prigionieri. I colpevoli sono spediti davanti ai probi viri e se ci fosse la ghigliottina qualcuno sarebbe probabilmente anche tentato a chiederne il ripristino.

Certo che a guardare bene alle politiche di aiuto messe in atto dal governo per fare fronte alla crisi economica del Covid, qualche altra osservazione andrebbe forse fatta. Sono mesi ormai che Conte destina a suon di decreti miliardi a pioggia per politiche dal fiato corto di cui si avvantaggiano indistintamente ricchi e poveri, meritevoli e immeritevoli. Fino a agosto la cassa integrazione è stata pagata a tutte le aziende senza alcun controllo e sono migliaia i casi di vere e proprie truffe con lavoratori messi in smartworking o al lavoro in azienda senza risultare attivi.

Per rilanciare l’edilizia è stato approvato il bonus al 110%: unico caso al mondo di misura tesa espressamente a disincentivare la concorrenza e a favorire l’uso improprio di denaro pubblico. Per le famiglie con Isee inferiore ai 40mila euro in una nazione con il più elevato tasso di evasione dell’occidente sono stati distribuiti buoni vacanza. Addirittura gli stabilimenti balneari della penisola possono essere annoverate tra le uniche aziende al mondo a essere state detassate dopo avere usufruito del prolungamento al 2033 delle concessioni a prezzo stracciato dallo Stato.

Quanti soldi siano finiti in mano alle mafie e n’dranghete che controllano il territorio nazionale poi non è dato sapere, anche se le procure allertano da tempo sui rischi concreti di un finanziamento privo di efficaci controlli da parte delle amministrazioni pubbliche.

Le motivazioni addotte per giustificare l’enorme spesa a maglie larghissime sono che il tempo per reagire era breve e non si poteva eccedere in troppo rigore. Chi ancora oggi attende di ricevere il sussidio probabilmente storcerà il naso di fronte a queste argomentazioni, ma certamente contestare il nobile intento diventa impopolare. Forse però andrebbe detto che passata la prima bufera qualcosa di più e di diverso si poteva anche pensare. E si dovrebbe probabilmente avere anche il coraggio di dire che questo modo di considerare il bene comune non è alla fine molto diverso da quanto accaduto negli ultimi cinquanta anni di politica assistenziale nel belpaese: dal reddito di cittadinanza fallimentare dei 5stelle, agli 80 euro con cui Renzi aveva raggiunto il 40% dei consensi per il Pd, dai condoni fiscali dell’era berlusconiana, alle politiche di finanziamento clientelare che almeno dagli anni 70 hanno contribuito di creare quel brodo di cultura in cui l’Italia più mesta e furbacchiona ha messo funeste e improvvide radici.

Oggi mettere alla gogna tutti i politici che hanno ottenuto il bonus Covid senza distinzione di motivazioni, di storie politiche, di reali necessità di ottenere un aiuto, è la soluzione più semplice per raccogliere consenso. E tutto sommato come ogni buon populista insegna è un’operazione che costa anche poco, visto che i soldi da spendere sono quelli dei contribuenti e (si spera) dell’Europa, e non quelli dei decisori politici.

Ma chi ha scritto le norme che hanno permesso a chi non aveva bisogno di ottenere i quattrini? Chi ha equiparato sullo stesso piano il piccolo commerciante che ha dovuto chiudere il negozio con il milionario studio notarile che ha continuato a lavorare in smartworking? Con quale credibilità, questa sì morale, i vari politici che hanno approvato le misure di accesso ai contributi economici, gridano allo scandalo e scaricano oggi le responsabilità su chi non ha fatto altro che chiedere quanto era previsto dalla legge? E’ stato solo un nobile atto volto a tutelare l’interesse dei più deboli o è l’ennesimo segnale di una patologia nazionale ormai allo stato terminale?

Come scriveva il grande Flaiano, le invasioni dei barbari sono oggi improbabili. ‘La Natura vi supplisce con le invasioni interne e legali: i Vandali sono all’Edilizia, Attila dirige la riforma agraria, i Goti aspettano di andare al potere. Tutti mirano a distruggere qualcosa perché il barbaro, sempre stupido ed impaziente, deve muoversi e fare altrimenti si annoia’. Fare finta di non capire come funziona l’Italia per dopo riesumare l’antica morale ipocrita della nazione per sacrificare qualche capro espiatorio forse non è il modo migliore per uscire con dignità dalla crisi.

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