Ne hanno fatto richiesta cinque deputati, lo hanno ricevuto in tre. Mentre ancora non si hanno notizie sui nomi dei parlamentari che hanno beneficiato del bonus da 600 euro per le partite Iva danneggiate dal lockdown, fonti parlamentari hanno rivisto il numero delle persone coinvolte: sono effettivamente 5 i richiedenti, ma solo tre hanno ottenuto la somma. Secondo le ultime indiscrezioni quindi si tratterebbe di due leghisti e un esponente del M5s. In un primo momento si era parlato anche di un eletto di Italia viva, ricostruzione smentita dal presidente dei renziani Ettore Rosato che se l’è presa direttamente con l’Inps: “Questo modo di fare servizio pubblico è barbaro“, ha dichiarato. E, contattato da ilfattoquotidiano.it, ha ribadito: “Nessuno dei nostri parlamentari ha ricevuto alcun bonus”.

Intanto continua il pressing dei partiti per far uscire i nomi. In serata il presidente della Camera Roberto Fico ha ribadito al Tg1 che si tratta di ” una questione di etica nella politica. È fondamentale che i parlamentari capiscano che rappresentano tutti gli italiani e che il loro comportamento debba rispettare le istituzioni. Secondo me questa situazione si risolverà in questo modo: i parlamentari dovranno uscire pubblicamente chiedendo scusa e restituendo i soldi”. Diversa la questione per i consiglieri comunali: “Un consigliere comunale – dice la terza carica dello Stato – ha un lavoro e uno status completamente diverso da quello dei parlamentari: è giusto che continuino ad avere un lavoro e, se sono in difficoltà, ad accedere ai bonus. Bisogna fare le dovute differenze”.

Tornando all’identità dei parlamentari col modus il nodo principale è quello della privacy e per questo oggi il capo politico M5s Vito Crimi ha chiesto ai suoi colleghi parlamentari di “sottoscrivere una dichiarazione per autorizzare l’Inps a fornire i dati di chi ha usufruito del bonus”. Qui il testo inviato ai deputati. E’ infatti il “diritto alla riservatezza” dei 3 parlamentari e dei 2mila tra consiglieri regionali e comunali, governatori e sindaci messi sotto accusa per aver ottenuto il bonus, che impedisce all’istituto previdenziale di renderne noti i nomi, nonostante gli appelli arrivati da tutte le parti politiche. “Un fatto cosi grave non può passare senza conseguenze. Spero che tutti i partiti si muovano nella stessa direzione, lo dobbiamo a chi sta soffrendo le dure conseguenze di questa pandemia“, è la posizione di Crimi. L’iniziativa del capo politico M5s è stata subito appoggiata dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio, dal viceministro Stefano Buffagni e da una parte dei deputati M5s che hanno già detto firmeranno per rinunciare alla privacy.

Resta da capire però come è possibile procedere. Secondo fonti vicine all’istituto di previdenza, le norme sulla privacy non consentono la diffusione degli elenchi dei beneficiari delle prestazioni dell’Inps. Una regola che vale in questo, come in altri casi, ma che secondo alcuni in questa circostanza sarebbe sormontabile (qui l’intervista al giurista). I partiti puntano comunque al fatto che i responsabili si autodenuncino in fretta per archiviare lo scandalo. Tra le tante ipotesi, c’è anche quella della convocazione formale in commissione parlamentare dei vertici Inps. Al momento però non ce n’è traccia.

Dal ministro degli Esteri Di Maio al viceministro Buffagni: chi tra i 5 stelle ha annunciato “rinuncerà alla privacy” – Tra i primi a sostenere la proposta del capo politico M5s, ovvero la rinuncia alla riservatezza dei singoli parlamentari, c’è stato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio: “Sono pronto ad aderire all’idea lanciata da Vito Crimi sulla rinuncia alla privacy così da autorizzare l’Inps a pubblicare i nomi”, ha annunciato Di Maio che domenica aveva chiesto che i cinque si “autodenunciassero“. Ma nessuno, fino ad ora, ha trovato il coraggio di uscire allo scoperto. “Facciano lo stesso tutti i parlamentari di ogni forza politica”, chiede ora il ministro degli Esteri. “Il mio è un appello rivolto a tutti i leader dei partiti: chiedano ai loro eletti di rinunciare alla privacy e permettano all’Inps di rendere pubblici i nomi di questi approfittatori. E nessuno pensi di scaricare proprie colpe su altri, mettendo di mezzo ad esempio i commercialisti per salvarsi”. Poco dopo ha aderito anche il viceministro al Mise M5s Stefano Buffagni: “Pronto a firmare dichiarazione ad Inps sulla mia rinuncia alla privacy”, ha scritto su Facebook, “lo devono fare tutti i parlamentari!!! La trasparenza su chi ha avuto la faccia tosta di richiedere quelle somme è fondamentale”. E pure la deputata grillina Iolanda Di Stasio: “Io non ho niente da nascondere e sono pronta a firmare per rinunciare al mio diritto alla Privacy”, ha scritto su Instagram. “Scoviamo i furbetti del bonus Partite Iva e sbattiamoli fuori dal Parlamento”.

Intanto nei corridoi si cerca di individuare il responsabile e non manca chi punta il dito contro i fuoriusciti. Tra questi Nicola Acunzo, ora nel gruppo Misto, che però ha smentito categoricamente: “Assolutamente no. Mi spiace che si possa anche solo pensare che sia io”.

L’esperto: “L’obbligo di trasparenza prevale sul diritto di riservatezza” – Intanto le opinioni su come procedere sono diverse. Alfonso Celotto, professore di diritto costituzionale all’università RomaTre, intervistato da Repubblica ha fatto presente che “l’obbligo di trasparenza prevale sul diritto alla riservatezza individuale” e “acquista un rilievo maggiore perché riguarda i rappresentanti delle istituzioni”.

Si potrebbe a questo punto chiedere all’Inps di dare le loro generalità? Il problema, chiarisce Celotto, è che “non esiste a priori una gerarchia costituzionale fra diritti”, come quelli alla privacy e alla trasparenza, anche se “è proprio la Costituzione a fornire un’indicazione: l’art. 98 dice che tutti i pubblici impiegati sono al servizio della Nazione, l’art.54, che devono esercitare il loro mandato con disciplina e onore“. L’unica via di uscita quindi è “fare l’accesso civico. E se lo negano, ricorso al Tar. Come per i verbali del Cts. Ma i tempi sono lunghi. Sarebbe meglio che qualcuno si facesse coraggio e li accorci”. Come? “Basta che il Parlamento scriva una riga di emendamento al decreto Semplificazione, ora in fase di conversione, per far pubblicare subito tutti i beneficiari di tutti gli aiuti Covid. Questa sarebbe democrazia trasparente“.

Lega, Zaia: “Non trinceriamoci dietro alla privacy”. Il leghista Lolini smentisce: “Non sono io uno dei beneficiari”
Dopo che il leader del Carroccio Matteo Salvini è passato dalla richiesta di dimissioni per i “colpevoli” alla sospensione dopo aver scoperto che sono coinvolti anche tre leghisti, a intervenire duramente oggi è stato il presidente del Veneto Luca Zaia. “Il sentiment è pesante, i cittadini dicono fuori i nomi”, ha detto. “Faccio appello a tutte le forze politiche: è fondamentale chiarire la vicenda, perché viene meno la credibilità di tutta la classe dirigente. Se iniziamo a trincerarci dietro alla privacy non ne veniamo più fuori. E resta questo sospetto strisciante tra tutta la comunità, e mi metto nei panni dei cittadini che potrebbero avere il sospetto quando si trovano davanti un amministratore se questo è uno del bonus oppure no”, col pericolo poi che ci sia “una caccia all’untore”.

Tra i primi a respingere le accuse c’è stato il deputato del Carroccio Mario Lolini, uno dei nomi evocati nelle varie indiscrezioni: “Non sono io uno dei parlamentari che hanno usufruito del bonus di 600 euro e aggiungo anche che né la mia azienda, né quella del settore agroalimentare di cui sono socio hanno richiesto il bonus di mille euro destinato al settore agricolo” ha detto il deputato della Lega. “Non so come possano essere circolate certe voci e mi tutelerò legalmente contro chi le ha diffuse. Per ulteriore scrupolo, di fronte alle telefonate dei giornalisti, ho fatto fare un controllo al commercialista se, per errore, la richiesta fosse stata inoltrata a mia insaputa e mi ha confermato che non sono mai state presentate domande a mio nome”.

Italia viva (e Forza Italia) contro l’Inps – Intanto c’è chi se la prende più con l’Inps che con chi ha chiesto il bonus: “Questo modo di fare servizio pubblico da parte dell’Inps è barbaro. A noi di Italia Viva non risulta che alcun parlamentare appartenente al nostro gruppo abbia chiesto il bonus”, ha detto il presidente Iv Ettore Rosato. “Invitiamo formalmente Inps che ha diffuso questa informazione a smentire la notizia del nostro coinvolgimento o a rendere pubblici i nomi”. Mentre dal punto di vista del senatore di Forza Italia Andrea Cangini “ad incidere davvero sulla politica e sulla società sono altre due notizie, in effetti “clamorose”. La prima: il ministro degli Esteri in carica ha indotto il direttore di un istituto pubblico da lui nominato a mettere alla gogna cinque parlamentari (che andrebbero cacciati a calci, ma che non hanno violato la legge) per influenzare il voto democratico su un referendum costituzionale di prossimo svolgimento. La seconda: il caso dei 5 deputati ha messo in luce il fatto che un decreto, il Rilancio, votato dal ministro Luigi Di Maio e da tutti i parlamentari di M5s, Pd, Italia Viva e Leu ha consentito migliaia di ‘abusi’ sperperando milioni di euro di denaro pubblico”.

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