Tutti ricordano la Signorina snob, come la sora Cecioni e Cesira la manicure: l’attrice Franca Valeri è morta nella sua casa di Roma, alle 7:45 del mattino. Aveva da poco compiuto 100 anni, il 31 luglio. “Attrice versatile e popolare – la ricorda il presidente della Repubblica Sergio Mattarella inviando ai familiari un messaggio di cordoglio – rimarrà nel cuore degli italiani per la sua grande bravura e la sua straordinaria simpatia“.

Tante le manifestazioni di affetto dal mondo della cultura e dalle istituzioni, oltre che dal suo pubblico, che la seguiva e la amava (ricambiato) da mezzo secolo. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha espresso “profonda tristezza” per la scomparsa dell’attrice, “un’icona del nostro teatro, della nostra cultura e spettacolo. Ci ha regalato indimenticabili momenti di comicità e di pensiero, di eleganza e di arguzia. Le siamo grati per tutti questi doni”. La camera ardente verrà allestita al teatro Argentina, perché proprio lì l’attrice aveva tenuto il suo ultimo spettacolo.

Nata a Milano come Alma Franca Maria Norsa, si avvicina al teatro da piccola, folgorata dall’opera lirica. Inizia a recitare seppure saperlo, facendo le caricature e le imitazioni per gli amici. Dopo il periodo buio della guerra e delle leggi razziali, nel 1949 esordisce nella compagnia del Teatro dei Gobbi. Frequenta la Scala assiduamente e conosce Maria Callas. Il nome d’arte lo prende in prestito da Paul Valery: il padre non voleva che il cognome ‘Norsa’ comparisse in locandina. Negli anni Sessanta diventa la protagonista indiscussa del varietà italiano: la sua verve comica le permette di passare con disinvoltura dal teatro al cinema, dalla radio all’opera, dai libri alla tv. I suoi personaggi sono lo specchio – sagace e caustico – delle sciure milanesi e delle casalinghe romane sempre al telefono con mammà. Quando sembra che nella sua carriera ormai ha fatto tutto e sperimentato tutto, torna al suo primo amore, l’opera, curando regie importanti. “Avrebbe voluto morire in scena come Moliére – racconta Sabrina Guzzanti, che nel 2011 raccontò la vita della Valeri in un documentario – ci ha dimostrato per prima non solo che una donna può far ridere, ma che può essere anche autrice delle sue opere, dei suoi personaggi”

“Ci ha lasciato una grande donna – dice il ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini – Geniale, poliedrica, sempre in anticipo rispetto ai cambiamenti dei tempi attraversati nei suoi cento anni di vita. Lascia un vuoto ma anche una grande eredità nel cinema, nel teatro, in tutta la cultura italiana”. Per il presidente della Camera Roberto Fico la Valeri, con i suoi personaggi, “ha impreziosito con inconfondibile ironia, intelligenza ed eleganza il nostro panorama culturale, cinematografico e teatrale”. Anche la ministra Catalfo su Twitter scrive: “Il mondo della cultura italiana perde una delle sue stelle più luminose“. Mentre la ministra Lucia Azzolina ne ricorda “l’ironia ed eleganza con cui ha interpretato le donne dal dopoguerra ad oggi”.

Milanesissima, ma romana d’adozione: la sindaca Virginia Raggi la ricorda come una “attrice amatissima dagli italiani per suoi personaggi indimenticabili che hanno raccontato l’Italia con garbo e umorismo”. E esprime le condoglianze alla famiglia. Mentre il primo cittadino della sua città natale, Beppe Sala, ricorda i festeggiamenti per il suo compleanno, una decina di giorni fa: “Milano ricorderà con affetto e commozione il tuo sorriso, la tua inimitabile ironia, la tua arte”. Messaggi di ammirazione anche da artiste come Laura Pausini (“Che donna!”) e Rita Pavone: “Hai potuto vedere quanta gente ti amasse e ti stimasse”. Fino allo scrittore Paolo Giordano: “Lei direbbe che ha fatto cento e non aveva voglia di fare centouno. La fine ideale di un’artista straordinaria”. E la Biennale di Venezia la saluta sui social con “profonda commozione“.

Domani, dalle 17 alle 20, al teatro Argentina di Roma sarà allestita la camera ardente: i funerali si svolgeranno in forma privata.

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