Madido di sudore, stravolto dalla partita, “devastato” dall’eliminazione, per usare le sue parole. Forse Maurizio Sarri se lo sentiva, sapeva in cuor suo che la sconfitta (o meglio, la vittoria inutile) contro il Lione gli sarebbe stata fatale. Aveva un po’ l’aspetto del condannato a morte, e le dichiarazioni vaghe del presidente Agnelli certo non lo hanno incoraggiato. Di tempo per decidere la Juventus se n’è preso pochissimo, segno che la scelta in fondo era già stata maturata: Sarri è stato esonerato, la sua avventura in bianconero è durata solo un anno, concluso comunque con uno scudetto, il primo della sua carriera, il nono per la Juve. La differenza fra i punti di vista è tutta qui.

Mentre si scatena già il totonomi – da Simone Inzaghi a Zidane, da Pochettino al ritorno di Allegri – in casa Juve però è ancora tempo di bilanci, perché le scelte sul futuro passano inevitabilmente dalla presa di coscienza di ciò che non ha funzionato quest’anno. Un po’ lo ha già fatto Agnelli, che ha definito giustamente la stagione “agrodolce”, ha sottolineato la necessità di “ripartire con rinnovato entusiasmo”, ma anche di fare “un’analisi completa”: nelle parole del patron bianconero c’è la ragione dell’esonero di Sarri, ma anche la consapevolezza che non basterà l’esonero di Sarri per risolvere tutti i problemi.

Era quello che più o meno tutti pensavano già dopo la fine del campionato. La Juve ha vinto ma non ha convinto, un po’ come il suo allenatore. Lo scudetto, l’ennesimo, non ha entusiasmato chi lo vince da nove anni di fila, ma nemmeno poteva essere dato per scontato. Se Sarri avesse perso quello, allora sì che si sarebbe potuto parlare di fallimento, così è solo un’altra stagione che si conclude in trionfo in Italia e in lacrime in Europa. Semmai quello che gli si può davvero rimproverare è di non aver lasciato il segno, essersi piegato troppo alla realtà bianconera: era stato preso per cambiare la Juventus, renderla più offensiva, spettacolare e magari europea dopo gli anni della realpolitik di Allegri, ha finito per adeguarsi allo spogliatoio e vivere delle giocate delle sue stelle, fagocitato dalla grandezza di Ronaldo.

Come semplice gestore di campioni, Sarri non è certo il migliore degli allenatori, tanto vale sostituirlo. Probabilmente Agnelli ha cambiato per questo, e per la storia dell’entusiasmo da restituire a un ambiente, che la tuta trasandata di Sarri non l’aveva mai digeriti davvero. Questione di stile (Juve). Detto ciò, il tecnico non è stato certo il limite principale, non l’unico almeno. Sarri un anno fa non c’era e i bianconeri non avevano fatto miglior figura con l’Ajax. Sul banco degli imputati sale in blocco anche la dirigenza, che questa squadra l’ha costruita, dall’allenatore in giù. Nedved, Paratici che la scorsa estate aveva fatto il giro dell’Europa per provare a piazzare Dybala, che poi si è rivelato il miglior giocatore del campionato. La rosa era sbilanciata, Sarri ha dovuto arrangiarsi con giocatori poco adatti alle sue idee, a volte con pezzi proprio riciclati, tipo Higuain. Qualcuno oggi forse a Torino rimpiange Marotta. E si interroga perfino sull’affare Ronaldo.

CR7 anche ieri contro il Lione è stato fenomenale, in due anni ha segnato oltre 50 gol in Serie A, il suo rendimento è indiscutibile. A che prezzo, però. La scommessa economica del suo acquisto è stata vinta solo in parte, con il fatturato che è cresciuto ma non abbastanza da sostenere l’aumento dei costi. Oggi la Juve è una squadra finanziariamente e tecnicamente più debole di qualche anno fa. C’è un Ronaldo in più, ma è come se fosse scomparso il resto della squadra (basta pensare al confronto tra il centrocampo con Pirlo, Pogba e Vidal e quello attuale). In Italia resta ancora nettamente la più forte, ma intanto l’età media della rosa è salita e anche in patria il vantaggio sulle avversarie si è ridotto in maniera preoccupante. In fondo, l’ha detto proprio Agnelli che “l’analisi dovrà essere completa”. Oggi Sarri ha pagato per tutti, anche per le sue colpe. Ma non è detto che senza di lui la Juventus sarà necessariamente migliore.

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