Rivolge una critica a Matteo Salvini e in uno solo colpo perde il posto di vicesindaca, assessora alla cultura e consigliera comunale, costretta a dimettersi dalla sua stessa maggioranza che ha giudicato il suo comportamento “sconveniente”. È successo a Veronica Proserpio, 44 anni, ormai ex numero due dall’amministrazione di un piccolo borgo che si chiama come lei: Proserpio, 937 abitanti in provincia di Como. La vicenda comincia domenica 27 luglio sulle spiagge di Milano Marittima, dove il vicesindaco Pd si trova in vacanza. Camminando sul bagnasciuga incontra il capo della Lega e non resiste alla tentazione di andare a parlargli: “Mi sono avvicinata sorridente – spiega Proserpio a Ilfattoquotidiano.it – e ci siamo dati la mano. Gli ho chiesto: ‘Posso dirle una cosa?’ Lui ha risposto in modo gentile: ‘Certo, dimmi pure’. A quel punto ho espresso la mia opinione”. Nulla di maleducato né sopra le righe. Toni civili, dunque, ma fermi: “Guardi, con le sue esternazione dell’ultimo periodo lei sta rovinando l’immagine dell’Italia e degli italiani. E rovina anche il nome di questa bellissima città”. Il ‘capitano’ ridacchia e liquida l’ospite con una battuta: “Fatti un bagno che ti rilassi”.

Il video con le battute finali viene postato dal vicesindaco sul suo profilo Facebook, in poche ore è virale e il piccolo borgo del Comasco diventa un caso nazionale. Intanto il popolo salviniano si scatena sui social e una violenza inaudita investe Proserpio: insulti con riferimenti al mestiere più antico del mondo, apprezzamenti su gusti e pratiche sessuali, dubbi sulla paternità della prole. Poi i toni salgono: “Tua madre doveva abortire”, “Ti devono togliere i figli, chiamate i servizi sociali”, “Spero tu muoia per una leucemia fulminante”, “Affoga con una pietra al collo”, “Voglio vedere il tuo nome sulla lapide”. Gli autori saranno rintracciati e denunciati.

Il giorno dopo l’assessore Pd torna a casa, dove nel frattempo un giornale locale si è occupato del suo diverbio con Salvini e ha interpellato il sindaco di Proserpio, Barbara Zuccon. Quest’ultima guida una lista civica di nome e di fatto, perché accanto a consiglieri di sinistra ci sono anche simpatizzanti leghisti e lo stesso primo cittadino è vicino a Fratelli d’Italia. Ma le sue parole non lasciano dubbi: “Veronica ha fatto bene – dichiara a ‘La Provincia di Como’ – e se fossi stata presente, il video non sarebbe finito in quindici secondi. Anch’io, pur essendo distante dal Pd, non amo le esternazioni di Salvini e non tollero i suoi comportamenti, come non indossare la mascherina”.

Sembra tutto finito. Invece, all’improvviso, lo scenario cambia. Qualche sera fa Proserpio, scesa in piazza con i suoi due figli che reclamano un gelato, vede le luci del municipio accese. Pensa a una dimenticanza e da amministratore locale diligente, avendo in tasca le chiavi, si dirige verso il palazzo comunale per spegnarle. Lì trova il sindaco assieme al coordinatore provinciale FdI. “Strano che non sapessi nulla di quell’incontro – racconta oggi – perché il primo cittadino è (anzi era) una mia amica da quarant’anni, mi dice sempre tutto, anche le cose più insignificanti. Ho cominciato a pensare che stesse succedendo qualcosa”. Infatti il clima cambia. Sul sito web del comune, per esempio, compare un annuncio a lettere cubitali: “Il sindaco e l’amministrazione si dichiarano estranei alla vicenda tra l’onorevole Salvini e il vicesindaco Proserpio”. Passano ventiquattrore e mercoledì 5 agosto l’assessore dem viene invitata a riunione di maggioranza. È la resa dei conti.

I consiglieri le rimproverano “un comportamento sconveniente” e chiedono la sua testa. Lei si difende, spiega che le sue sono state “critiche politiche, espresse con un linguaggio educato e continente”. Fa presente che dentro la lista civica non si è mai messo in discussione il credo ideologico di nessuno e che alle elezioni ci si è presentati senza simboli e con un programma da realizzare. Ma non c’è niente da fare: soltanto in due difendono Proserpio. Il sindaco, rinnegando le sue dichiarazioni pubbliche, mette ai voti questa sorta di sfiducia e annuncia che lei si asterrà, di fatto lavandosene le mani. Il gruppo fa il resto, defenestrando il vicesindaco.

Epilogo scontato. Proserpio abbandona la riunione, rincasa e scrive la lettera di dimissioni. Potrebbe lasciare le deleghe in giunta e restare in consiglio comunale da indipendente, anche perché nelle ultime due tornate elettorali è sempre stata la più votata. Ma preferisce togliere il disturbo: “Delusa, amareggiata e arrabbiata. Sono stati i vertici provinciali dei partiti di centrodestra a volere la mia testa e a imporlo alla maggioranza. Restare non ha più senso. Però è veramente assurdo. È come se criticare Salvini fosse vietato. Chi osa farlo deve pagare”.

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