Decisa accelerazione sul dossier Aspi. Dopo giorni di indiscrezioni e dichiarazioni a mezzo stampa, il ministero delle Infrastrutture fa sapere che mercoledì prossimo si firmerà l’accordo negoziale tra concessionaria ed esecutivo. Ma i particolari sono ancora da definire, visto che alcuni elementi del Piano economico finanziario inviato il 23 luglio non corrispondono “alle condizioni precedentemente definite”. Dal canto suo il governo, dopo l’intesa nel Cdm notturno di due settimane fa, riesce a ottenere un punto fermo importante, ovvero che “in caso di mancato rispetto degli impegni negoziali assunti”, si preveda “la risoluzione del rapporto per grave inadempimento“.

A Porta Pia si sono confrontati Mit, Tesoro e presidenza del Consiglio con i rappresentanti di Aspi e la nota ufficiale parla di “articolazione puntuale dell’accordo negoziale”. Nero su bianco anche gli oneri compensativi per il Ponte Morandi pari a 3,4 miliardi di euro, con lo Stato che deciderà liberamente la destinazione delle risorse. Capitolo Pef: appena una settimana fa Autostrade per l’Italia ha inviato a Paola De Micheli un documento molto importante, con quasi 300 pagine di dettagli numerici. “Il piano economico e finanziario che ci ha inviato Aspi è enorme, alcune cose sono coerenti. Abbiamo 2-3 cose da sistemare”, aveva detto all’Enac la ministra dei Trasporti, anticipando di fatto come alcuni aspetti da limare ci siano. E in effetti spuntano alcuni elementi “non corrispondenti alle condizioni precedentemente definite”, ma l’ostacolo non pare insormontabile. I rilievi “saranno formalizzati ad Aspi entro lunedì 3 agosto con lettera della competente direzione del Mit”.

L’ottimismo per la maxi intesa è evidente: mercoledì 5 agosto è previsto un nuovo accordo negoziale “che verrà immediatamente sottoposto al prescritto parere dell’Avvocatura dello Stato“. La tabella di marcia per arrivare al Memorandum of understanding è in divenire: ci sono continui incontri tra Cdp e Aspi e ci sarebbe una trattativa in corso per smussare le distanze, con confronti definiti “interlocutori” da fonti vicine al dossier. Difficile anche individuare le tempistiche: al momento sembrerebbe profilarsi prima l’aumento di capitale di Cassa depositi e Prestiti da 3-4 miliardi e poi l’acquisto di quote partecipative di Aspi da parte di investitori istituzionali. Ovvero l’iter previsto dall’accordo di metà luglio, anche se in seguito Cdp aveva proposto al contrario di entrare nel capitale della nuova Autostrade solo quando la società sarà scorporata da Atlantia e quotata in Borsa.

La situazione è però magmatica e non sono esclusi nuovi cambi di rotta nelle prossime ore. Ancora da confermare poi le prime manifestazioni di interesse per l’operazione da parte di alcuni investitori istituzionali. Tra queste dovrebbe esserci il fondo sovrano del Qatar, il gruppo australiano Macquarie, Blackstone e le casse previdenziali.

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