“Il primo spettacolo teatrale che ho visto nella mia vita? Glielo dico, ma facciamo una premessa: le vie della Provvidenza sono infinite”, racconta a IlFattoQuotidiano.it Giacomo Poretti. Sullo schermo membro del trio con Aldo e Giovanni Giacomo è direttore artistico del Teatro Oscar di Milano, insieme a Luca Doninelli e Gabriele Allevi. “Avevo 16 o 17 anni ed ero alle scuole serali di Legnano, frequentavo l’Istituto Bernocchi. Pensarono di proporre a noi adolescenti l’opera Un Sorso di terra. Ma a parte il titolo non so dirle molto di più, perché io, insieme ad altri ragazzi, organizzai la fuga subito dopo l’inizio della rappresentazione. Devo ammettere che a partire da lì la Provvidenza ha lavorato molto, molto a lungo”.

Tanto ha lavorato che Poretti, una carriera divisa fra teatro e cinema, ha deciso di spostare il palcoscenico su un’apecar e portare gli spettacoli in giro per Milano. L’iniziativa ha preso il nome di MotoTeatro Oscar: “Ho cominciato io il 25 giugno, e proseguiremo fino a settembre. Abbiamo portato il teatro in luoghi non convenzionali, tutti all’aperto: i Chiostri del Museo Diocesano, i giardini della Triennale, l’Oratorio di San Pio V, i cortili delle Case Aler e di Via Porpora”.

Moto Teatro Oscar- NOF4 con Giacomo Poretti- Museo Diocesano Milano

Un modo per avvicinare il pubblico a un mondo spesso considerato solo per appassionati, nel rispetto delle norme anti covid. “All’inizio eravamo un po’ timorosi. Abbiamo coinvolto grandi nomi del teatro italiano, abituati a palchi prestigiosi. Temevamo che rimanessero perplessi davanti alla richiesta di recitare stando in piedi su un’apecar: invece tutti hanno accettato entusiasti”, continua. “In effetti, il teatro mobile ha una tradizione lunga, dal Carro di Tespi ai saltimbanchi medievali. Chi recita ne rimane affascinato ed è felice di poter riacquisire quel senso di libertà, quasi di anarchia, che su un palco convenzionale è meno acceso”. Il pubblico si allarga, e cambia un po’ pelle: portando il teatro in luoghi diversi dal solito si incontrano persone che a teatro, di norma, non vanno. “E poi ascoltano con più attenzione, probabilmente perché sorpresi dal contesto”. Il progetto andrà oltre questa estate: “Abbiamo deciso di non affittare l’apecar, ma di comprarla. Vogliamo usarla anche in futuro”.

Intanto, ce n’è un’altra che gira per l’Oltrepò pavese. La guida Malva Bogliotti, direttrice artistica dell’impresa teatrale InCanto in Musica Spettacoli e ideatrice dell’iniziativa ApeTeatro: “Era da tempo che ci pensavo. Sono convinta che lo spettacolo dal vivo sia sempre condivisibile, e che non ci siano luoghi preclusi. Ho scelto l’Oltrepò perché è un territorio che amo e so che non è molto conosciuto”, racconta a IlFattoQuotidiano.it. “In queste aree si è creato un po’ un corto circuito: molti hanno prenotato alloggi seguendo la regola del turismo di prossimità, ma al tempo stesso diversi eventi sono stati cancellati. Cerchiamo di riempire questo vuoto, per quanto possiamo”. Il palcoscenico montato sul porter – un’apecar con quattro ruote – è stato fabbricato e dipinto a mano. “Se ne è occupata Francesca Mazzarello, che ha disegnato le quinte e i fondali. È ispirato ai teatri barocchi di metà seicento e inizio settecento. Infatti in uno dei primi manifesti abbiamo scritto ‘in collaborazione con il teatro della brugola e della brocchetta’: sono teatri che non esistono, ma è un omaggio a questi due strumenti molto usati all’epoca nella costruzione della scena”.

Il richiamo ai tempi si vede anche nel rapporto con il pubblico. Funziona come l’arrotino. Una settimana prima degli spettacoli, Malva Bogliotti gira per le piazze dei paesi e avvisa il pubblico, usando il megafono. “Le persone reagiscono con curiosità. Possono seguire gli spettacoli affacciandosi dai balconi di casa. Anche in questo c’è un richiamo al teatro barocco”, spiega. Il repertorio cerca di raccontare il territorio: storie di personaggi locali del passato, dai monaci ai viandanti. Ma anche proiezioni di film e performance di musicisti. “Mi piacerebbe che i bambini se lo ricordassero e che a partire da questo palco itinerante chiedessero ai propri genitori di poter visitare un teatro vero e proprio”.

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