Ebbi la fortuna di conoscerla negli anni ’90 e di frequentarla assiduamente per qualche anno partecipando, con una buona dose di soggezione, ai suoi convivi e simposi di cui era sempre regina incontrastata, adulata, omaggiata e assai silenziosa. Una famiglia allargata che conduceva senza condurre, che teneva compatta senza alcun apparente sforzo né interesse.

Usciva ogni sera facendo sempre le ore piccole a dispetto dell’età e dei numerosissimi impegni di lavoro, mai disattesi. Interveniva raramente durante le discussioni dei convitati ma con poche parole riusciva sempre a penetrare nel cuore degli argomenti, degli astanti, della lingua con la capacità unica di restituire ad ogni parola un volume tanto ampio quanto definito, tanto originale quanto comprensibile.

Padrona assoluta del linguaggio e dell’ironia, spesso al limite del cinismo, un cinismo buono però, di chi ha visto e compreso tanto, un cinismo che aveva come premessa una sincera tolleranza e accettazione per gli altri, le diversità, le fragilità, non un cinismo distaccato come poteva apparire ad uno sguardo superficiale. Non era facile entrare nel suo spazio emotivo, anzi molto difficile, era abbastanza corazzata eppure senza punti di vista, né alcun pregiudizio.

Presente, a tutto e a tutti, eppure così altrove. Quando la riaccompagnavo a casa, compito spesso assegnatomi dato che abitavamo vicine, si impuntava sempre sulle strade più brevi da fare, diverse da quelle sulle quali la conducevo io, il che mi comportava un certo imbarazzo ma soprattutto stupore, sulla capacità che dimostrava nel riuscire a stare su tanti piani così diversi, della realtà, così teorica eppure così attenta ai dettagli.

Come artista un gigante ineguagliato: la prima donna ad aver sdoganato la comicità femminile, anzi ad averla inventata, e ad averne mantenuto il primato per un secolo. Perché la sua è e rimane una comicità unica: penetrante, raffinata, inoffensiva ma dirompente e al tempo stesso ineffabile, inarrivabile.

Franca ha continuato a recitare fino ai 97 anni e a scrivere commedie, sceneggiature, libri e testi di opera; l’opera, il suo grande amore, non solo artistico ma sentimentale. Perché al fondo è una romantica e la sua devozione al suo grande amore, il grande direttore di orchestra che seguì e supportò per decenni, non arretrò neanche di fronte al tradimento di lui. Gli rimase fedele e devota, accogliendolo con tutti i suoi limiti e i suoi nuovi amori, che lei ha avuto la forza di fare suoi propri per restargli vicino prima e per onorarne la memoria poi, di cui si è presa sempre cura, e continua a farlo, abbracciandoli nella sua grande famiglia, insieme ai suoi amati cani.

Una donna apparentemente fredda e invece profondamente romantica e generosa, profondamente indipendente ed emancipata eppure nient’affatto femminista come ebbi modo di constatare tutte quelle volte che ho provato a trascinarla nella retorica di genere. Ne è sempre rimasta prudentemente ai margini, non si è mai espressa con superbia o rancore nei confronti del genere maschile, non l’ho mai mai sentita rivendicare i suoi successi di genere.

Una donna al di sopra di tante querelle del suo tempo, d’altri tempi perché trasversale a tutti i tempi, come ogni grande ingegno. Lunga vita a Franca Valeri!

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