Venezia è donna. Non solo Cate Blanchett alla guida della Giuria, ma senza precedenti è l’elevato numero di registe (8 su 18) in concorso a Venezia 77 (2-12 settemrbe) che annovera fra i titoli anche quattro italiane/i: Gianfranco Rosi, Susanna Nicchiarelli, Claudio Noce ed Emma Dante. Così appare la Mostra “in era Covid” firmata Alberto Barbera dentro a un programma che, sulla carta, si profila senza grandi alterazioni di numeri (le sezioni quest’anno mantenute hanno un numero equivalente di opere agli anni precedenti) ma con nomi certamente meno altisonanti (che non significa di non qualità), e assolutamente meno statunitensi almeno in corsa verso il Leone d’Oro, ovvero soltanto due, il già annunciato Nomadland della sino-americana Chloë Zhao con Frances McDormand (anche produttrice del film) e The World to Come della norvegese ma residente a Brooklyn Mona Fastvold, che vede fra gli interpreti Vanessa Kirby e Casey Affleck.

Ma andiamo per ordine. Quattro, si diceva, gli italiani alcuni dei quali parzialmente annunciati. È l’esempio dell’atteso Miss Marx, opera quarta e seconda in inglese di Susanna Nicchiarelli, che ha affidato il ruolo della figlia minore del grande filosofo tedesco alla britannica Romola Garai. Già vincitrice di Orizzonti con Nico, la cineasta romana se la vedrà con il già Leone d’oro (per Sacro GRA) Gianfranco Rosi, il cui Notturno girato in Medio Oriente era anche fra i titoli in lizza per il Lido. Documentario “alla Rosi” e quindi distante dai canoni storiografici classici, il nuovo sforzo del pluripremiato cineasta offrirà un’immagine di quei mondi così lontani eppur vicini certamente straniante e poetica. È la prima volta al concorso ufficiale per Claudio Noce, che porta in Mostra Padrenostro: fra gli interpreti di questo dramma “di formazione” compare Pierfrancesco Favino affiancato da Barbara Ronchi e il giovanissimo Mattia Garaci. Per Emma Dante, invece, Le sorelle Macaluso costituiscono un bis veneziano, avendo già concorso nel 2013 con Via Castellana Bandiera: come in quel caso si tratta di un’opera teatrale che la drammaturga/filmmaker ha deciso di adattare per il grande schermo.

Il “menu internazionale” del concorso Venezia 77, che sarà giudicato accanto alla Blanchett da cineasti di altissimo livello come Christian Petzold, Joanna Hogg, Cristi Puiu, Veronika Franz ma anche dallo scrittore italiano Nicola Lagioia e l’attrice francese Ludivne Sagnier, appare variopinto di lingue e culture, alternando alcuni maestri acclamati (il russo Andrei Konchalovsky con Cari compagni! e l’israeliano Amos Gitai con Laila in Haifa) a nomi già frequentatori di grandi festival come il messicano Michel Franco (Nuevo orden), l’ungherese Kornèl Mundruczò (Pieces of a Woman, il suo primo film in inglese interpretato da star del calibro di Shia LaBeouf, Vanessa Kirby, Ellen Burstyn), la bosniaca Jasmila Zbanic (Quo vadis, Aida?), la polacca Malgorzata Szumowska (in co-regia con Michael Engler per Never Gonna Snow Again), la francese Nicole Garcia (Amants, con Pierre Niney, Stacy Martin, Benoit Magimel), il giapponese Kiyoshi Kurosawa (Wife of a Spy) e registi ancora poco noti ma che questa kermesse contribuirà a rendere tali nel circuito festivaliero come l’esordiente azero Hilal Baydarov (In Between Dying), la tedesca Julia von Heinz (Und morgen die ganze Welt), l’iraniano Majid Majidi (Sun Children) e l’indiano Chaitanya Tamhane (The Disciple). Interessanti anche diversi titoli fra Orizzonti e il Fuori concorso. Nella prima sezione si distinguono il già Leone d’oro filippino Lav Diaz (Genus Pan), l’italo-britannico Uberto Pasolini (Nowhere Special), la nipote di FF Coppola Gia Coppola (Mainstream con le star Andrew Garfield, Jason Schwartzman) e due italiani, la coppia “già veneziana” Martina Parenti e Massimo D’Anolfi con Guerra e pace e l’esordio di Pietro Castellitto dietro la macchina da presa (I predatori) in cui recita affiancato fra gli altri da Massimo Popolizio.

Nel Fuori concorso, sezione che aprirà la Mostra con l’annunciato Lacci di Daniele Luchetti, spicca un terzetto di grandi americani con altrettanti documentari: Alex Gibney (Crazy Not Insane), Frederik Wiseman (City Hall) e Abel Ferrara (Sportin’ Life). Ma anche il “nostro” Luca Guadagnino col doc Salvatore – Shoemaker of Dreams e una riedizione della lunga intervista che Orson Welles fece a Dennis Hopper intitolata Hopper/Welles della cui regia figura lo stesso Welles. Se la chiusura della Mostra è affidata a Stefano Mordini, anche lui in Orizzonti, e al suo Lasciami andare con un cast eccezionale tricolore che va da Stefano Accorsi a Valeria Golino, Maya Sansa e Serena Rossi, non meno interessante è il britannico The Duke di Roger Mitchell con Helen Mirren e Jim Broadbent e l’eccentrico francese Quentin Dupieux con Mandibules. Da segnalare, infine, fra le proiezioni speciali la prima puntata della serie tv siglata dallo spagnolo Alex de la Iglesia, 30 Monedas e il corto di Alice Rohrwacher Omelia contadina.

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