“Un discorso lungo e dettagliato” e “un approfondimento molto puntuale”. A difendere il governatore lombardo Attilio Fontana al termine del suo discorso in Consiglio regionale sul caso dei camici non è solo il centrodestra. Patrizia Baffi, consigliera in quota Italia Viva, lo assolve e annuncia di “non sottoscrivere la mozione di sfiducia al presidente proposta dal Movimento 5 stelle”. Quella dei renziani è la sola voce a favore del governatore all’interno dell’opposizione, compatta per “scrivere la parola fine su questa disastrosa esperienza di cattiva amministrazione”, come hanno dichiarato in una nota ufficiale tutti capigruppo di minoranza al Pirellone. Tutti, appunto, tranne Italia Viva. La benevolenza di Patrizia Baffi nei confronti di Fontana, in realtà, non è un fatto nuovo: nominata nel maggio scorso al vertice della Commissione d’inchiesta sulla gestione lombarda dell’emergenza Covid, era stata costretta a dimettersi da Pd e M5s per una sospetta vicinanza con il governatore. Oggi in aula non è intervenuta al dibattito e, stando a quanto riportato da alcuni giornalisti presenti al Pirellone, ha disertato pure un incontro delle opposizioni organizzato proprio per coordinare le prossime azioni contro il presidente di Regione, indagato per frode in pubbliche forniture. Sul fronte del centrodestra, invece, a blindare Fontana sono i governatori Giovanni Toti e Luca Zaia, secondo cui è “una persona perbene” che saprà “chiarire tutto durante l’indagine penale“.

Da centrosinistra “mozione di sfiducia unitaria” – “Le opposizioni utilizzeranno tutti i mezzi a disposizione, compresa la mozione di sfiducia della quale il Movimento Cinque Stelle si è fatto promotore, per mettere Fontana davanti alle proprie responsabilità. Stiamo lavorando per affinare un testo che metta insieme tutte le sensibilità. La nostra posizione condivisa è quella di scrivere la parola fine su questa disastrosa esperienza di cattiva amministrazione”. Lo dichiarano in una nota congiunta i capigruppo di opposizione in Regione Lombardia, Massimo de Rosa (M5S), Fabio Pizzul (PD), Niccolò Carretta (Azione), Elisabetta Strada (Lombardi Civici Europeisti) e Michele Usuelli (+Europa Radicali), secondo cui quelle del presidente Fontana in Aula “sono state le vuote parole di chi è consapevole di trovarsi ormai a fine corsa”.

L’assoluzione di Italia Viva e i tentennamenti del Pd – Magistratura a parte, la partita che riguarda il presidente lombardo ora è tutta politica. Ieri il Movimento 5 stelle aveva annunciato di voler presentare una mozione di sfiducia, appellandosi all’unità delle opposizioni. Il motivo è che per depositarla servono 16 firme, ma i pentastellati hanno a disposizione solo 13 consiglieri in Consiglio regionale. E sicuramente non potranno contare su Baffi. Secondo la renziana, Fontana ha fornito “precisazioni, anche sulle vicende che lo coinvolgono direttamente”, ma “avrebbe potuto e dovuto chiarire al Consiglio Regionale da subito”. A suo parere la mozione di sfiducia è “frutto di una elencazione di fatti ancora sommari e la cui analisi non può essere completa ed esaustiva: una analisi seria e le conseguenti valutazioni politiche su un’emergenza che è tutt’ora in corso, potremo farla solo quando avremo tutti gli elementi utili”. Di diverso avviso è il radicale Michele Usuelli che ha già ufficializzato la sua adesione, specificando però di non essere affascinato “dal tintinnio delle manette“. La palla quindi è tutta nelle mani del Partito democratico. “Stiamo valutando“, ha fatto sapere il capogruppo dei dem al Pirellone Fabio Pizzul. “Il rischio di una mozione immediata è che si ricompatti la maggioranza” causando il risultato opposto. A suo parere Fontana è un “presidente debole e a fine corsa”. L’obiettivo “è quello di far cadere e mandare a casa questa giunta”, ma bisogna trovare lo strumento giusto per farlo. Tira dritto invece il capogruppo M5s Massimo De Rosa: “Abbiamo atteso due mesi di fughe e silenzi per ascoltare un’ora di vuota paternale. Siamo imbarazzati dall’incapacità di amministrare dimostrata anche oggi da questa Giunta, della quale chiederemo le dimissioni“. Una linea sposata anche dal capo politico del Movimento Vito Crimi: “Speravamo che l’era Formigoni fosse finita. Invece scopriamo che in Lombardia c’è ancora un presidente di Regione di cui vergognarsi“, scrive in un post su Facebook. “Il fatto che il nostro governatore abbia un conto corrente con capitali scudati provenienti da un paradiso fiscale, e con questi tenti di risarcire il cognato per una presunta donazione a Regione Lombardia (che quindi non era una donazione), descrive una realtà imbarazzante e inaccettabile”.

La decisione finale: “Mozione di sfiducia unitaria” – In serata, poi, l’opposizione ha sciolto la riserva e ha annunciato l’adesione di tutti i partiti (tranne Italia Viva) all’iniziativa dei pentastellati contro Fontana. Il tutto in una nota ufficiale: “Le opposizioni utilizzeranno tutti i mezzi a disposizione, compresa la mozione di sfiducia della quale il Movimento Cinque Stelle si è fatto promotore, per mettere Fontana davanti alle proprie responsabilità. Stiamo lavorando per affinare un testo che metta insieme tutte le sensibilità – è scritto nel comunicato stampa – La nostra posizione condivisa è quella di scrivere la parola fine su questa disastrosa esperienza di cattiva amministrazione“. Poi le firme, quelle di Massimo de Rosa (M5S), Fabio Pizzul (Pd), Niccolò Carretta (Azione), Elisabetta Strada (Lombardi Civici Europeisti) e Michele Usuelli (+Europa Radicali), secondo cui quelle del presidente Fontana in Aula “sono state le vuote parole di chi è consapevole di trovarsi ormai a fine corsa“.

Le reazioni del centrodestra – Una blindatura in piena regola del governatore lombardo è arrivata invece dai suoi colleghi di centrodestra. Per Zaia è stato “fondamentale sentire dalla sua viva voce la spiegazione di quanto è accaduto” e va preso atto che “la Regione Lombardia non ha pagato un camice”. Secondo il presidente ligure Toti, si tratta di un territorio che “ha sofferto tanto, è stata la Regione più investita dal covid, ovviamente c’è un doloroso strascico e non credo che serva aumentare le polemiche e i sospetti”. Contro Fontana, aggiunge, c’è un “accanimento inutile e controproducente per tutti”. Entrambi non entrano nel merito dei fatti che sono contestati a Fontana, come ad esempio il suo ruolo nella trasformazione da”fornitura” a “donazione” del contratto tra la Centrale acquisti lombarda e la Dama Spa. Nessuna parola anche sui conti correnti svizzeri da cui è partito il bonifico da 250mila euro che Fontana voleva erogare per “alleviare” gli oneri economici a carico del cognato. Un passaggio di denaro – bloccato dall’antiriciclaggio – che ha fatto venire alla luce un particolare su di lui che non era noto: fino al 2015 il fondo era gestito da due trust alle Bahamas su volontà della madre, poi scudati grazie alla legge della voluntary disclosure. A tal proposito è intervenuto invece Salvini: “Il povero Fontana è accusato di aver ricevuto l’eredita dalla madre e la sua colpa è che era in Svizzera”, ha affermato il leader della Lega durante un convegno. Parole che si aggiungono all’accusa di “giustizia a orologeria” già lanciata contro i magistrati di Milano che stanno indagando sul governatore.

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