Bordate dall’opposizione contro il ministero dell’Economia che nega l’ulteriore proroga delle scadenze fiscali. Da oggi a fine mese, contribuenti e partite IVA in particolare sono infatti chiamati ad un tour de force di 142 adempimenti fiscali. Gli appuntamenti per i pagamenti originariamente fissati per giugno e rinviati a luglio ora infatti si ripropongono. E si sommano a quelli già previsti per queste settimane, creando questo maxi ingorgo fiscale. In prima linea ci sono i commercialisti che paventano un rischio di liquidità per le imprese e minacciano uno sciopero se il mancato rinvio sarà confermato. I termini della protesta “verranno annunciati domani pomeriggio, nel corso della conferenza che le associazioni di categoria hanno convocato al Senato” ha spiegato il presidente dell’Anc, Associazione nazionale commercialisti, Marco Cuchel. Più sobri i tributaristi che affermano di non accogliere con favore la mancata proroga ma preso atto della decisioni ciò, “non hanno pensato a proteste, o contestazioni, che peraltro non hanno mai portato a nulla di positivo”.Secondo Confcommercio “il mancato rinvio delle scadenze rischia di mettere in ginocchio le imprese già fiaccate dalla crisi di liquidità innescata dal coronavirus”.

OPPOSIZIONE UNITA PER IL RINVIO : Sul fuoco della polemica soffia invece l’opposizione. Secondo il leader della Lega Matteo Salvini non rinviare le scadenze fiscali “è una follia”. “Siamo a disposizione con i nostri tecnici e i nostri avvocati a sostegno di chi sosterrà lo sciopero fiscale, annuncia Salvini che aggiunge, “domani c’è un incontro dei commercialisti a Roma, sarò sicuramente presente, perché non è possibile massacrare 5 milioni di lavoratori autonomi chiedendo loro di page tasse che non possono pagare”. “I commercialisti hanno ragione da vendere e Fratelli d’Italia sostiene la loro protesta. Il no del Governo al rinvio della scadenza fiscale del 20 luglio è una batosta per milioni di lavoratori e Partite Iva che stanno affrontando la crisi economica più difficile dal Dopoguerra ad oggi e che semplicemente non hanno la liquidità per far fronte al pagamento delle imposte preteso dal Governo” scrive su Facebook la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. La capogruppo di Forza Italia alla Camera Mariastella Gelmini scrive invece in un nota: “Oggi è il Tax Conte Day: milioni di contribuenti sono chiamati ad adempiere ad un obbligo assurdo, dopo 3 mesi di lockdown, aiuti insufficienti e parziali ed un’economia che stenta a ripartire”.

LE RAGIONI DEL MEF – Come spesso accade quando si parla di tasse da pagare un po’ di ragione ce l’hanno tutti. Il governo, che di ulteriori rinvii non vuol sentire parlare, di questi soldi ha bisogno adesso. Si tratta di circa 8,4 miliardi di euro. Ossigeno per le casse dell’erario alle prese con il fisiologico calo del gettito causato dalle prolungate chiusure, nei primi cinque mesi dell’anno le entrate sono state 22 miliardi di euro in meno rispetto all’anno prima. E già quest’anno saranno operativi sgravi fiscali per un valore complessivo di 7,5 miliardi che riducono ulteriormente le risorse a disposizione del Tesoro. Inoltre, si fa notare dal MEF, un secondo rinvio non farebbe altro che rimandare a settembre la stessa situazione che si sta verificando in questi giorni. Ci sono infine anche ragioni più prettamente tecniche. Il rinvio impedirebbe di mettere a punto le stime sull’andamento del gettito fiscale su cui impostare il DEF di settembre, il documento di economia e finanza, i cui numeri forniscono il quadro su cui impostare la successiva legge di bilancio.

RIPENSARE IL SISTEMA CON RATE MENSILI– Una soluzione di compromesso sembra però intanto iniziare a prendere forma in queste ore. Come rilanciato dal viceministro all’Economia Antonio Misiani, il governo potrebbe infatti «riprogrammare le scadenze fiscali di settembre». In pratica dando più tempo per versare le rate di Iva, ritenute e contributi sospese per marzo, aprile e maggio e i cui pagamenti dovranno essere effettuati entro il 16 settembre in unica soluzione o nella prima delle 4 rate fino a dicembre. Misiani peraltro non è tenero con chi protesta sul mancato rinvio di luglio. In un’intervista a La Stampa afferma “bisogna anche iniziare a dire che le imposte vanno pagate perché servono a finanziare i servizi essenziali. E non credo che le partite Iva stiano peggio degli altri. Abbiamo già concesso rinvii, aiuti e sgravi, dunque presentarci come arcigni nemici dei contribuenti è una caricatura. Ed è chiaramente strumentale da parte delle opposizioni”. Il viceministro giudica inoltre interessante la proposta di rateizzazione mensile dei versamenti prospettata dal direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Ruffini. In un colloquio con il Messaggero, Ruffini ha evidenziato come questa, potrebbe essere un’occasione per ripensare il sistema della calendarizzazione fiscale una volta per tutte. In particolare si potrebbe ragionare sulla possibilità per il fisco di chiedere ogni mese o ogni trimestre al contribuente se autorizza il prelievo dell’imposta dovuta, con tutte le compensazioni già fatte in automatico o il riconoscimento di un credito per le successive scadenze. Il numero dei versamenti scenderebbe da un minimo di 4 a un massimo di 12, con un impegno molto ridotto per il contribuente e un conguaglio in sede di dichiarazione. “Con questo sistema – ha spiegato Ruffini – è possibile cancellare tutto il meccanismo attuale di acconti e saldi, nonché la ritenuta sui redditi di lavoro autonomo ed evitando così a monte il sorgere di crediti di imposta versata in più che il fisco dovrebbe poi rimborsare”, “il fisco di massa – aggiunge – ha bisogno di automatismi, deve essere un fisco automatico, ma controllabile”.

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