Ce li vedete il Crotone o il Frosinone acquistare Tony Kroos e Marco Asensio dal Real? Impossibile naturalmente, con ogni rispetto per calabresi e ciociari, ma una volta cose del genere potevano accadere. Sì, perché il Bari che nel 1985 tornava in Serie A, dopo il doppio salto dalla C1, infiammò il mercato comprando due inglesi dell’Aston Villa: uno era una leggenda locale, Gordon Cowans, mezzala e pilastro dei Villains con cui si era laureato prima campione d’Inghilterra e poi addirittura campione d’Europa nell’82; l’altro una delle migliori giovani promesse d’Oltremanica, il centravanti Paul Rideout, detto “bullet”.

Vincenzo Matarrese riuscì ad assicurarseli pagando 1 miliardo e mezzo, tanti soldi per il 1985, garantendo a “Maciste” Bruno Bolchi due tasselli di prim’ordine. La A mancava a Bari da 15 anni, così come gli stranieri in maglia biancorossa: l’ultimo era stato Canè, 13 anni prima. In particolare Cowens detto “El Cid” per la sua propensione al comando rappresentava un fiore all’occhiello: titolare nella finale di Champions vinta contro il Bayern nell’82, titolare nella finale vinta di Supercoppa Europea, segnando anche un gol decisivo contro il Barcellona, primatista ancora oggi per presenze europee con i “claret & blue”. E di lui Bruno Bolchi si mostrerà entusiasta in ogni intervista relativa al mercato: “Su Cowens ci metto la mano sul fuoco, è una sicurezza”.
Viva la curiosità anche intorno a Rideout: solo 21 anni ma già 19 gol coi Villains, in buona parte di testa, dettaglio che lo rendeva il rivale di Mark Hateley anche per una maglia della nazionale inglese.

I sogni di Bolchi di vedere Cowans fare veramente da “Cid” di quel Bari svaniscono presto: debuttano entrambi da titolari ad Ascoli, in Coppa Italia, ma se Rideout parte benissimo, segnando un gol, il debutto di Cowans è da incubo con un brutto infortunio che lo terrà lontano dai campi per due mesi. E il cammino del Bari infatti è deludente: solo tre vittorie nel girone d’andata, con Rideout che si comporta bene nelle primissime giornate con 4 gol in tre gare, tra queste una memorabile doppietta alla Roma che garantirà la vittoria ai galletti, ma poi si perde, venendo ribattezzato “Piangeout” dalla sua stessa tifoseria. Neppure il ritorno di Cowans in campo riesce a raddrizzare una stagione presa forse sottogamba dalla dirigenza: oltre ai due inglesi erano arrivati Amedeo Carboni, che però all’epoca era un ragazzino e Claudio Sclosa, ma gran parte della rosa era a digiuno totale di Serie A. I galletti retrocedono con un turno d’anticipo, Bolchi andrà via, e incredibilmente Cowans e Rideout non avranno alcun problema a rimanere in Puglia, anche in B: ma il sogno di risalire subito sarà vano. In due stagioni arriveranno un nono e un settimo posto con Catuzzi alla guida, e i due inglesi non riusciranno ad imporsi, a dare il tocco di qualità alla squadra.

El Cid tornerà all’Aston Villa per altre quattro stagioni per poi girovagare in diverse squadre inglesi, dal Blackburn al Derby County chiudendo la carriera al Burnley nel 1997. Oggi lavora per l’Aston Villa e gioca la sua partita più importante: quella contro l’Alzheimer. A marzo scorso ha annunciato il responso positivo dei test ma ha aggiunto: “Per ora sto bene, la prognosi è buona, e finché la salute me lo consente continuerò a impegnarmi per l’Aston Villa”. Anche Rideout dopo Bari è tornato in patria, togliendosi diverse soddisfazioni: su tutte un gol che rimane nella storia dell’Everton e nel cuore dei suoi tifosi, quello in finale contro il Manchester United che ha regalato ai toffees l’Fa Cup del 1995. Oggi si è trasferito negli Stati Uniti ed allena i giovani del Kansas City. Certo Rideout e Cowans non sono tra i più grandi calciatori che i tifosi del Bari ricordino, ma quei due acquisti di 35 anni fa offrono uno spunto di riflessione su quanto il calcio italiano, con una neopromossa che all’epoca era in grado di comprare una mezzala campione d’Europa e una giovane promessa in un club all’epoca di primissima fascia di Premier. Oggi sarebbe impensabile.

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