Ridicola, fascista e permalosa“. Questi sono gli insulti che l’ufficio stampa, ‘Il Taccuino’, ha rivolto pubblicamente a una blogger, Daisy, che aveva recensito negativamente un libro ricevuto da loro. Una recensione pacata, in realtà, ma in cui sostanzialmente diceva di averlo abbandonato a metà. Prima il social media manager l’ha accusata di essere “poco professionale” per non aver terminato la lettura, poi ha alzato i toni con un post sul profilo della propria agenzia, parlando di “blog minuscoli che credono di essere la Rai” e aggiungendo nella didascalia una buona dose di volgarità e sessismo: “Tipica sindrome da troppe ragnatele accumulate nella f**a”.

La vicenda è nata alcuni giorni fa, quando la blogger ha postato – sul suo sito e poi sui suoi canali social – una recensione poco entusiasta del libro “Vite strappate in Italia dagli anni Settanta a oggi” di Antonella Betti, ricevuto dalla casa editrice tramite l’ufficio stampa a cui si appoggia, Il Taccuino. La blogger scrive di non essere riuscita a finire il libro per lo stile “poco scorrevole” e perché i temi “delicati, meritavano di essere approfonditi”. Il libro parla infatti di pratiche di affido e adozione illecite: temi che lei conosce bene, aggiunge, essendosi specializzata come assistente sociale. Il post è stato caricato sul suo canale Instagram, che conta 10mila follower, e si chiude con un ringraziamento all’ufficio stampa: “Grazie per avermi mandato il libro”. E qui arriva la prima gelida risposta: “Grazie a te per aver distrutto l’autrice“.

La querelle continua con un serrato botta e risposta in cui intervengono diversi utenti, che fanno notare che in nessun modo la blogger Daisy ha parlato male dell’autrice, ma solo commentato il suo lavoro. Alla fine Il Taccuino, con sempre meno aplomb, alla fine snobba la questione definendo la blogger lo “0,00001 dei nostri contatti” e chiude i rapporti con: “Addio blog inutili, addiooooooooo”. Ma la polemica, al contrario, non si è chiusa qui, perché subito dopo sul profilo Instagram del Taccuino è apparso il post sessista, in cui Daisy non solo viene definita “fascista” ma si allude anche alla sua vita sessuale in modo volgare. Post per cui la blogger ha ricevuto la solidarietà di tanti colleghi e di case editrici.

Di più: diverse case editrici hanno pubblicamente preso le distanze, perché venivano menzionate nel sito dell’ufficio stampa pur non avendo mai avuto contatti professionali con loro. Il Taccuino, dopo aver rimosso il post sessista dal suo profilo Instagram ha pubblicato un comunicato di scuse, in cui giustifica il comportamento poco professionale dell’autore con un momento di “fortissimo stress” dovuta alla perdita del figlio. “Recensire un libro senza averne ultimato la lettura è un gesto molto poco professionale – scrivono nella didascalia – ma la reazione del Nostro collaboratore è stata a dir poco esagerata e cafona“. Infine chiedono a tutti di non continuare con i “messaggi d’odio” verso il responsabile “che sta già soffrendo” a augurano a tutti una buona domenica lontana dai smartphone”. Chissà se qualcuno poi glielo avrà fatto notare.

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