Mi rendo conto che quanto segue possa apparire una provocazione, e probabilmente lo è. Ma è anche un sogno, un progetto, un’idea di come potrebbe essere la scuola. È nato in questi mesi di lockdown ed è, in qualche modo, la mia risposta ad una Ministra che mi chiede di diventare schizofrenico e far lezione ad una classe che è come un ‘grillo’ di Bosch, mezza fisica e mezza virtuale. Il sospetto è che questa idea sia figlia di quella stessa didattica delle competenze che da anni sta uccidendo la scuola italiana, per la quale l’importante è ‘saper fare’, e non, come sarebbe augurabile, riflettere su cosa fare e perché farlo. Buona lettura.

Manifesto per una scuola della felicità – A P. Calamandrei, I. Illich e T. Szazs

1. La scuola dev’essere un luogo in cui ci si reca per essere felici. Tutti. Allievi e insegnanti. Una comunità di pari in cui ciascuno dà secondo le sue possibilità e riceve secondo i suoi bisogni. Questa Scuola della felicità bada prima di tutto al benessere degli allievi e degli insegnanti, perché sa che nulla può essere davvero appreso o insegnato se si è tristi, frustrati, intimoriti o costretti.

2. Nella Scuola della felicità nessuno viene promosso o bocciato, ma ognuno si impegna perché il gruppo classe in cui è capitato divenga sempre più solidale, autonomo, capace di apprendere e criticare ciò che apprende. Lo Stato mette a disposizione di tutti i suoi cittadini 13 anni di scuola, non uno di più. Alla fine del percorso si esce dalla scuola e si entra nella vita. Tutti: i migliori e i peggiori. Senza alcuna valutazione o giudizio.

Di conseguenza vengono aboliti tutti percorsi professionalizzanti, vengono invece implementati, per i gradi superiori, istituti unici in cui all’allievo sia permesso di scegliere liberamente percorsi individuali nell’ambito di discipline umanistiche, scientifiche e tecnologiche.

3. Nella Scuola della felicità non sono ammesse classi di più di 10 allievi e a chi dice che non abbiamo abbastanza edifici per accoglierli diciamo che allora andranno costruiti e che nel frattempo è certamente meglio far lezione in 10 in una tenda o in un container prefabbricato che in 30 in un’aula di mattoni, che peraltro è spesso periclitante e a rischio di cascarci sulla testa in caso di terremoto, o, peggio ancora, in 15 in classe e in 15 dietro uno schermo.

4. La scuola della felicità è gestita da insegnanti che sanno bene che la motivazione allo studio di ogni allievo è un loro obiettivo, non un loro diritto e che dunque, in caso di insuccesso, non potranno farne una colpa ai loro allievi.

La scuola della felicità è una scuola frequentata da allievi che sanno che tutto è, infine, nelle proprie mani. Che i loro insegnanti sono lì per aiutarli, ma che ogni insuccesso non sarà dovuto solo a loro, né a loro di ciò dovranno rendere conto. Ma che è qualcosa che dovranno discutere con se stessi, comprendendone le cause e rimediando, se ne avranno voglia.

5. La Scuola della felicità ha orari liberi, liberamente stabiliti dagli insegnanti e dagli allievi. Non ha campanelle, né divise, né particolari norme disciplinari, tranne quelle che occorrono a difendere i più fragili. Non ha registri in cui segnare compiti, lezioni, note: ma programmi, sogni comuni, speranze concrete e condivise.

Nella scuola della felicità, non esistono Dirigenti scolastici, ma soltanto Coordinatori, liberamente eletti da allievi e insegnanti per un tempo determinato e a tale compito potrà essere eletto qualsiasi componente della scuola, insegnanti, tecnici, ausiliari, studenti.

Nella scuola della felicità l’unica regola sarà essere felici insieme e nessuno può dirigere la felicità altrui, può solo aiutarla a realizzarsi meglio coordinandola con le esigenze degli altri.

6. Nella Scuola della felicità non esistono libri di testo, ma tutto il materiale viene realizzato dalle classi con l’aiuto degli insegnanti. Ogni classe avrà una sua biblioteca, possibilmente digitale, che sarà in comune con le biblioteche di tutte le altre classi, e sarà pertanto una scuola realmente gratuita per tutti. Nella scuola della felicità l’accesso digitale sarà un diritto e non una possibilità o una merce.

7. La Scuola della felicità non ha il compito di formare nuovi lavoratori (che si tratti di operai, ingegneri, medici, scienziati, contadini o giudici) ma di rendere felici i suoi allievi facendone dei cittadini autonomi, consci dei loro diritti e dei loro doveri attraverso la condivisione e mai attraverso il controllo e la disciplina pavloviana del premio e della punizione. Dei cittadini felici di essere cittadini, felici di avere diritti e doveri. Degli esseri umani maturi, critici, solidali.

8. Dalla Scuola della felicità sono rigorosamente esclusi i genitori. La Scuola della felicità sarà il luogo dove i figli smetteranno di essere figli e impareranno a diventare se stessi. Nessuno può vivere felice essendo figlio a vita e il percorso verso la felicità è spesso il percorso che ci allontana dalla famiglia d’origine. Pertanto i genitori sono esclusi dalla partecipazione alla Scuola della felicità.

Una famiglia può essere amata soltanto da chi non dipende da essa e la scuola della felicità sarà il luogo dove si imparerà a smettere di essere figli e dove si apprenderà come essere liberi e adulti. La società non sa che farsene di eterni figli che giochino poi a fare i padri. Ciò significa che almeno i gradi inferiori della Scuola della felicità saranno a tempo pieno e che tutto si esaurirà nelle aule. Tornato a casa, l’allievo tornerà ad essere un figlio e a fare il figlio, non lo studente in libertà vigilata.

9. La Scuola della felicità non prevede che esistano sistemi privati di istruzione, visto che abolirà la merce commerciata da tutte le scuole private: la promozione. Essa prevedrà invece scuole autonome, anche non statali, a patto che siano totalmente gratuite e senza oneri per lo stato. Chi voglia aiutarci ad essere felici sarà dunque il benvenuto.

10. La Scuola della felicità servirà ad insegnare che la felicità non è un diritto, ma un’opportunità data a tutti, che tutti hanno la possibilità di cogliere se sapranno farlo.

La Scuola della felicità servirà ad insegnare che la felicità non è un dovere e che una vita degna di essere vissuta non è necessariamente una vita felice.

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