Esclusi dai piani di riapertura e anche dalla proroga della cassa integrazione. Scuole dell’infanzia e nidi provati scendono in piazza, in diverse città italiane (Milano, Torino, Venezia, Roma, Palermo, Firenze, Terni) e denunciano di sentirsi ormai ‘invisibili’, dopo che già nei mesi scorsi avevano lanciato un grido d’allarme sul rischio di chiusura per migliaia di strutture su cui le famiglie italiane fanno affidamento.

I bambini da zero a tre anni non potranno usufruire, infatti, degli spazi ricreativi dei centri estivi previsti dal governo dal 15 giugno, che dovranno essere gestiti all’aperto o nei parchi pubblici per assicurare il distanziamento sociale. “Il silenzio sui servizi educativi 0-6 è tombale dopo il dpcm sulle riaperture firmato dal premier Giuseppe Conte” commenta il Comitato EduChiAmo, secondo cui sono più di 10mila le strutture in tutta Italia “dimenticate anche dal decreto Rilancio che, oltre a non essere oggetto di alcun piano di riapertura, si vedono negare la proroga della cassa integrazione per i lavoratori”.

ASILI NIDO AL COLLASSO – Questo, per le strutture chiuse da fine febbraio in Lombardia e da inizio marzo nel resto d’Italia, significa una copertura massimo fino a metà giugno. I mesi successivi saranno a carico delle imprese, già penalizzate da mesi di inattività. Il risultato è che molte ‘microimprese’ del settore rischiano di non riaprire a settembre, con effetti pesanti anche sulla capacità delle famiglie di gestire attività lavorative e cura dei figli. “Parliamo di 185mila bambini frequentanti i nidi privati che, se il Governo non interverrà rapidamente, a settembre non avranno più un nido ad accoglierli” aggiunge Cinzia D’Alessandro, presidente del comitato. In tutta Italia, di fatto, i nidi privati assolvono con il 65% di copertura sul territorio nazionale “il diritto all’educazione dei bambini da 0 a 3 anni, mentre in un Paese – ricorda – che già ha percentuali miserabili di offerta di posti per quella fascia d’età, con solo il 22% di bambini raggiunti, la perdita dei servizi privati si tradurrà in un baratro sociale, economico ed educativo che tutti sottovalutano”.

LA PROTESTA NELLE CITTÀ – Oltre 100mila gli operatori a rischio del settore che scendono in piazza per la manifestazione nazionale convocata da EduChiAmo, insieme ai titolari delle strutture e a molti genitori, preoccupati per il concreto rischio di non avere servizi a cui appoggiarsi per il rientro al lavoro. “Staremo in silenzio per 2 ore – ha annunciato il comitato – e porteremo con noi simboli dell’infanzia, bambole e ciucci, coccarde e fiori bianchi che verranno abbandonati sul selciato, come siamo stati abbandonati noi”.

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