È morto Ezio Bosso. Il pianista, compositore e direttore d’orchestra aveva 48 anni e si è spento
nella sua casa di Bologna. È una notizia tremenda, l’ultima di questo 2020 nefasto e sciagurato.

Ultimamente la clausura forzata aveva complicato le cose per Bosso. Da settembre scorso aveva dovuto abbandonare il pianoforte. Non riusciva più a suonare come avrebbe voluto. Ma di certo non si era fermato con la musica. Lo scorso gennaio aveva fatto le ultime serate, dirigendo la Europe Philharmonic. L’isolamento però aveva interrotto la vicinanza con i suoi musicisti, gli abbracci, gli sguardi, le strette di mano: per lui era quello l’humus informe da cui nasceva la musica e la sua stessa ragione di vita.

Ezio Bosso era la personificazione del fatto che la cultura, le arti, tra cui la sua musica, assumono un ruolo di primo piano, possono fungere per gli esseri umani da strumento di riscatto e di gratificazione. Anche perché l’arte, quella vera, punta all’essenziale, e riesce a mostrarti un punto di vista esclusivo e migliore da cui compitare il mondo.

Veniva da una famiglia di operai e, come molti nelle sue condizioni, è cresciuto in un mondo che vuole tarparti le ali, che vuole farti credere che il figlio di un operaio deve rassegnarsi a fare l’operaio. Spesso non succede apertamente, ma le circostanze e le persone che hai intorno accettano passivamente – e molti senza accorgersene – una realtà che deve badare al sodo, che non indaga la propria indole per trovare una strada ed essere definitivamente se stessi. Ma il suo temperamento è stato più forte: più forte di tutto questo, più forte della malattia. È stato un esempio, un uomo che è andato oltre i limiti e le circostanze grazie alla spinta dell’arte e della bellezza.

Lo studio è stato per lui l’unico modo per essere più forte del grigio intorno. Non è retorica, è vita vera, risultati concreti, pianti, affanni, scelte coraggiose. È vita reale nella più cruda accezione possibile.

Mancherà, ma il suo passaggio non è certo stato vano. Resta e resterà la forza d’animo, la grazia e l’eleganza di chi crede in qualcosa di puro come i propri sogni che diventano realtà tramite la competenza e il sacrificio. Arrivederci Maestro.

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