La deputata del gruppo Misto ed ex M5s Sara Cunial rischia l’accusa di vilipendio della Repubblica per il suo intervento complottista a Montecitorio contro “il pluripresidente della Repubblica“. La parlamentare, come già fatto in passato in Aula, durante le dichiarazioni di voto sul dl Covid, è intervenuta per ribadire la sua posizione sull’emergenza coronavirus e ha attaccato direttamente il capo dello Stato, dicendo che “Tso, multe, deportazioni” sono “avallate dallo scientismo dogmatico protetto dal nostro pluripresidente della Repubblica, che è la vera epidemia culturale di questo Paese“. Dove, non è chiaro se l’accusa al capo dello Stato sia quella di avallare il presunto “scientismo dogmatico” o di essere lui stesso “epidemia”. La deputata si è poi giustificata dicendo che si riferiva in realtà all’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, anche se non è chiaro perché avrebbe dovuto riferirsi all’ex capo dello Stato e accusarlo per la gestione dell’emergenza (vicenda nella quale non ha alcune diretta responsabilità).

Le frasi, pronunciate in modo molto confuso dalla parlamentare, hanno subito provocato le proteste di Fi, Pd, Iv e M5s. Il deputato Camillo D’Alessandro (Iv) si è anche avvicinato al banco della presidenza per segnalare l’insulto, ma il presidente di turno Fdi Fabio Rampelli ha preso tempo: “Stiamo verificando”, ha detto, “se l’epiteto virus era rivolto a Presidente del Consiglio o indirizzato al capo dello Stato, nel qual caso farebbe bene a scusarsi, altrimenti rientrerebbe nel vilipendio, con tutte le conseguenze”.

Cunial, nel corso della sua dichiarazione di voto, se l’è presa in realtà non solo con il Colle. E’ partita dai cosiddetti rappresentanti dei poteri forti e delle lobby industriali, poi ha attaccato i tecnocrati inseriti nelle task force del governo e ha quindi risollevato la questione degli interessi delle multinazionali del farmaco e delle fondazioni che operano in campo medico sanitario e che, secondo Cunial, “agiscono a fini di profitto sfruttando l’emergenza epidemica”: “Il vero obiettivo di tutto questo è il controllo totale è il dominio assoluto sugli esseri umani ridotti a cavie e a schiavi, violandone le sovranità e il libero arbitrio. Il tutto tramite i vostri inganni travestiti da compromessi politici”. Quindi, è passatta all’attacco diretto al capo dello Stato: “Mentre voi stracciate il codice di Norimberga con Tso, multe e deportazioni, riconoscimenti facciali e intimidazioni, avallate dallo scientismo dogmatico protetto dal nostro pluripresidente della Repubblica, che è la vera epidemia culturale di questo Paese, noi fuori, con i cittadini moltiplicheremo i fuochi di resistenza in modo tale che vi sia impossibile reprimerci tutti”.

Dopo l’intervento della deputata Cunial si è proceduto al voto finale sul dl Covid, al termine del quale ha preso la parola Simone Baldelli (Fi) che ha stigmatizzato l’insulto dell’ex M5s, ricordando che se fosse stato rivolto a Mattarella si tratterebbe di vilipendio al Capo dello Stato: “in quest’Aula nessuno si può permettere di insultare il Presidente della Repubblica”. Anche Enrico Borghi del Pd ha chiesto di “acquisire gli atti: chiediamo che il presidente assuma le iniziative di censura che il nostro Regolamento prevede”. Stessa richiesta da parte di D’Alessandro e Nicola Provenza del M5s. A difendere Cunial, non nei contenuti delle sue parole ma nella possibilità di esprimersi, è stato Vittorio Sgarbi: “Non tocca a noi fare la predica e la morale. Anche se esprime un concetto non condivisibile, in democrazia c’è la libertà di opinione, se è vilipendio ci pensa la magistratura”.

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