Hanno utilizzato i dati sulla mobilità per stimare l’intensità di trasmissione del Covid-19 nelle regioni d’Italia e hanno elaborato un’analisi sugli scenari futuri che è, in pratica, un invito alla prudenza nella Fase 2. Perché le prossime settimane nascondono molte insidie e, secondo uno studio dell’Imperial College di Londra, elaborato in collaborazione con il Dipartimento di Statistica dell’Università di Oxford e il Centre for Infectious Disease Modelling dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Italia rischia una seconda ondata di vittime anche peggiore della prima. Tutto questo, però, solo se all’apertura delle attività corrisponderà una minore attenzione nelle misure di prevenzione e di protezione. Gli stessi ricercatori avvertono: si tratta di stime considerate pessimistiche. Perché non si tiene conto di una serie di misure che, evidentemente, accompagneranno la Fase 2 e sull’adozione delle quali gli scienziati si raccomandano. Ma è pur vero che non tiene conto anche di altri fattori, come la mobilità tra regioni. Tre gli scenari studiati per capire cosa sarebbe accaduto nelle prossime settimane se il Paese fosse rimasto in quarantena, se la mobilità riprenderà invece al 20% dei livelli precedenti al lockdown e se, infine, gli italiani torneranno al 40% della loro routine. Nel peggiore degli scenari, è possibile una nuova ondata di decessi, fino a 23mila nel giro di tre settimane.

L’analisi – Lo studio parte dall’analisi di ciò che è accaduto. Nonostante l’alto numero di decessi (28.238 decessi al primo maggio), la percentuale della popolazione che è stata infettata da Sars-CoV-2 è lontana dalla soglia dell’immunità di gregge in tutte le regioni italiane. I ricercatori sottolineano come la recente diffusione di dati sulla mobilità da parte di Google sia una risorsa utile per misurare l’impatto degli interventi contro il Covid-19, perché fornisce informazioni dettagliate sui cambiamenti relativi agli spostamenti della popolazione e possono essere utilizzati per misurare la trasmissibilità del virus, agendo come indicatori del cambiamento comportamentale. I dati Google utilizzati sono stati raccolti a seconda della posizione geografica e per categorie di commercio al dettaglio e attività ricreative, alimentari e farmacie, parchi, stazioni di transito, luoghi di lavoro e residenziale. Nel rapporto si analizzano l’incidenza dei decessi nelle 20 regioni italiane e i cambiamenti della mobilità osservati nei singoli territori, per valutare come gli interventi disposti abbiano influito sulla trasmissibilità del corovanirus. Non solo si forniscono stime sul numero di decessi evitati con le misure di controllo attuate nella fase 1, ma si esplora il potenziale impatto che le ‘strategie di uscita’ potrebbero avere sulla trasmissione della malattia nel futuro.

I tre modelli – Simulando le future 8 settimane, lo studio stima che, se la mobilità restasse invariata, ci sarebbe una continua riduzione nei morti e l’epidemia finirebbe per essere soppressa. Al contrario, un ripristino della mobilità al 20% o 40% dei livelli pre-quarantena può portare a una ripresa dell’epidemia con più decessi dell’ondata attuale, in assenza di ulteriori interventi. Nello scenario al 20%, secondo i ricercatori il numero totale di decessi, da aggiungere al drammatico bilancio attuale, potrebbe variare dai 3.700 ai 5mila e nello scenario al 40% il numero totale di ulteriori vittime del Covid-19 sarebbe tra 10mila e i 23mila. Numeri che corrispondono, dunque, alle morti evitate nel primo scenario. Le ipotesi esplorate, sottolineano però i ricercatori, presuppongono che la mobilità aumenti in modo uniforme, che il comportamento dei cittadini sia uguale a quello precedente agli interventi attuati. Il modello, però, non tiene conto delle misure preventive e di quelle adottate a livello individuale, dall’utilizzo obbligatorio di dispositivi di protezione individuale, al distanziamento, fino all’isolamento dei casi infetti tramite tampone e il tracciamento dei loro contatti.

*Lo studio completo è consultabile qui

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