I funzionari della Sicurezza nazionale egiziana e i poliziotti di una stazione periferica del Cairo iniziano a colpire la porta con violenza e prima di sfondarla la persona desiderata apre la porta. Mustafa Hany, noto youtuber egiziano, è stato arrestato domenica sera a casa sua e da allora di lui si sono perse le tracce. Un arresto girato dallo stesso Hany quando ha capito cosa gli stava per accadere. L’uomo era in casa quando ignoti hanno bussato, presentandosi poi come funzionari di polizia. È stato lì che Hany ha deciso di riprendere la scena col suo cellulare: “Polizia? Perché siete qui, chi state cercando?” domanda il blogger. La visita è tutt’altro che di piacere e subito è chiaro che quei poliziotti sono lì per arrestarlo e portarlo via. Prima di aprire la porta Hany chiede almeno di potersi mettere dei vestiti addosso e di prendere alcuni effetti personali ed è a quel punto che inizia l’irruzione.

Gli agenti prendono la porta a spallate, nel video si sentono i colpi e il tono minaccioso assieme alla voce preoccupata di Mustafa Hany che alla fine decide di aprirla quella porta. In 88 secondi di immagini si racconta un pezzo di realtà egiziana. Ecco come il regime di Al- Sisi (foto) fa sparire chi gli reca disturbo, che si tratti di un avvocato, un giornalista, un oppositore politico, oppure uno studente universitario come Patrick Zaki, un giovane regista come Shady Habash, morto in cella il 2 maggio, e infine Hany Mustafa.

Il blogger, attivo già ai tempi della rivoluzione del 2011 contro il regime Hosni Mubarak (di cui oggi moltissimi sentono nostalgia), è riuscito a raccontare cosa succede in una delle tante operazioni domiciliari, uno delle centinaia di blitz nelle case di persone considerate una minaccia per il Paese e per questo arrestate, accusate di reati gravissimi e lasciate marcire nelle prigioni del Paese.

La pattuglia dell’operazione è ben delineata. Ci sono un ufficiale della State Security, un sottufficiale dello stesso organismo e due agenti della locale stazione di polizia i quali si occupano della parte fisica dell’operazione. Dall’esterno dell’appartamento chiedono ad alta voce ad Hany di aprire la porta. Una volta dentro ad ogni disperata richiesta da parte del blogger su costa stia accadendo, loro reagiscono con altrettanti “Fai silenzio e vieni con noi”, con il sottofondo del tintinnio delle manette pronte per la fase finale dell’irruzione. Prima che ciò accada, e prima di sparire nel nulla, Mustafa Hany riesce a condividere il video che da ieri sera ha fatto il giro del web.

Hany è uno youtuber molto noto in Egitto, professione che ha iniziato a svolgere ai tempi della Primavera araba in Egitto, ma anche un giornalista. Da tempo collabora con el-Motaheda, un’agenzia di informazioni e servizi giornalistici. Forse è soltanto una coincidenza il fatto che il suo arresto sia avvenuto nella Giornata Mondiale della Libertà di Stampa. In fondo gli arresti e le morti di detenuti nelle carceri egiziane sono ormai all’ordine del giorno.

L’ultima, quella di Shady Habash, ha suscitato una veemente reazione. Poco fa il coordinamento del Cairo Institute for Human Rights Studies (Cihrs) ha rilasciato una nota (firmata dalla principali organizzazioni per i diritti umani del Paese, tra cui Anhri, Committee for Justice, El Nadeem center e l’Ecrf che segue il caso Regeni) in cui chiede ufficialmente un’indagine sulla morte del regista 22enne e invoca il governo a rilasciare immediatamente i detenuti in attesa di giudizio.

Habash, infatti, doveva essere scarcerato il 1° marzo scorso per decorrenza dei termini ed invece era ancora nella sua cella del carcere di Tora, al Cairo: “Temiamo che la sua morte non sarà l’ultima se il governo non prende provvedimenti immediati, specie in questa fase di emergenza sanitaria legata al Coronavirus – si legge nella nota diffusa dal Cihrs -. La morte di Habash è la terza in pochi mesi tra i prigionieri politici nel blocco 4 del carcere di Tora, preceduto da Mustafa Kassem e Omar Adel. Da quanto siamo riusciti a ricostruire, per moltissime ore i compagni di cella di Shady hanno disperatamente richiesto un intervento medico urgente e sono stati ignorati. Con Habash l’Egitto ha sprecato un’altra occasione per mostrare al mondo il talento dei nostri giovani”. Dal giugno del 2013, periodo del colpo di stato orchestrato dallo stesso presidente Abdel Fattah al-Sisi, alla fine del 2019 nelle prigioni egiziane sono morti 917 detenuti. Spaventa il dato secondo cui nel solo 2019 ne siano avvenute quasi 400.

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