La situazioni delle baraccopoli ci pone di fronte a una grave violazione dei diritti umani che il nostro Paese non può continuare a ignorare, soprattutto in questo periodo di emergenza sanitaria.

Michelangelo Di Beo, Cesare Ottolini e Luca Scarselli della segreteria nazionale dell’Unione Inquilini hanno inviato un documento per sottoporre l’urgente questione a Leilani Farha, Relatrice Speciale Onu per il Diritto ad un Alloggio Adeguato, a Dainius Puras, Relatore Speciale Onu per il Diritto alla Salute, e a Felipe González Morales, Relatore Speciale Onu per il Diritto dei Migranti.

Una formale richiesta di intervento per proteggere il Diritto alla Salute e alla Casa dei migranti nel Sud Italia in tempo di Covid-19, per verificare e contrastare le gravi violazioni dei diritti umani subite dai lavoratori migranti in alcuni insediamenti informali nel Sud Italia, in particolare nella Piana di Gioia Tauro.

La denuncia presentata all’Onu arriva dopo la relazione e richiesta d’intervento presentata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell’Interno, al Ministro della Salute, alla Prefettura territorialmente competente ed ai Comuni lo scorso 13 marzo 2020, che purtroppo non ha sortito risposta e raccolta in base alle testimonianze del Programma migranti e rifugiati della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI), Mediterranean Hope, insieme alle Associazioni Medici per i Diritti Umani (MEDU), Sanità di Frontiera e CESC Nuvola Rossa e Co.S.Mi.

Nella denuncia vi è una profonda preoccupazione sui rischi per la salute individuale e collettiva derivante dalle condizioni di vita all’interno della tendopoli di San Ferdinando e degli altri insediamenti precari date le condizioni strutturali e igienico-sanitarie dei luoghi di dimora dei migranti, per lo più lavoratori impiegati in agricoltura.

Nel caso in cui si presentasse un caso di positività al Sars-CoV-2 la propagazione infatti potrebbe avvenire in modo rapido e difficilmente controllabile proprio per le condizioni nelle quali i braccianti sono costretti a convivere in gran numero in spazi angusti, privi di validi sistemi di riscaldamento e di aerazione, che favoriscono la propagazione di eventi epidemici di qualsiasi natura e ancor più di un virus dall’estrema adattabilità e capacità replicativa quale il Sars-CoV-2.

La carenza di acqua corrente ed elettricità riscontrate in alcuni insediamenti informali inoltre, impediscono alla popolazione l’adozione delle misure basilari per la prevenzione contagio, prima tra tutte il lavaggio di mani ed abiti. È importante quindi sottolineare che quella degli insediamenti informali rappresenta una popolazione ad alto rischio, in assenza in molti casi dei requisiti amministrativi per poter accedere al medico di base.

Date queste premesse il documento inviato all’Onu si chiede agli stessi di intervenire con estrema urgenza presso il governo italiano affinché siano per tutelati i diritti umani violati. In particolarmodo:

l’articolo 11 (diritto alla casa) e l’art. 12 (diritto alla salute) del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali (PIDESC), ratificato dall’Italia con Legge n. 881 del 25/10/1977;

l’articolo 5 (diritto alla casa) della Convenzione Internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, ratificata dall’Italia con Legge n. 654 del 13/10/1975.

– la legge n. 833 del 23/12/1978, n. 833 “Istituzione del servizio sanitario nazionale”, che responsabilizza i sindaci per la tutela della salute, dando loro il potere di ordinanza contingibile ed urgente, ad esempio di requisire alloggi.

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