Alzi la mano chi ancora non si è visto comparire tra le mille pubblicità che invadono i social e i siti che navighiamo l’immagine del nuovo “trikini” per l’estate 2020, ovvero costume da bagno + mascherina in stoffa coordinata. Diciamocelo: anche no, grazie. Va bene il “sano” trash ma c’è un limite a tutto. Non solo perché l’idea di stare in spiaggia con indosso tutto il tempo la mascherina è terribile (vogliamo parlare poi del segno dell’abbronzatura che potrebbe lasciarci sul viso?) ma soprattutto perché le mascherine sono un dispositivo di protezione individuale da usare con attenzione e cognizione di causa per cercare di arginare arginare la diffusione del coronavirus e non più solo un accessorio alla moda.

Complici infatti alcuni vip e i social, già da prima che diventasse un “must-have” (nel senso letterale del termine) la mascherina protettiva era diventata un oggetto del desiderio da parte dei giovani che la usavano come metafora, potentissima, per nascondersi e osare essere ciò che davvero si sentono di essere. Basti pensare a Myss Keta che con il viso dietro una maschera da qualche anno canta: “Non avere una faccia ti consente di dire sempre la verità”. L’abbiamo vista poi anche sul red carpet del Festival di Sanremo indossata dal rapper Junior Cally che per l’occasione aveva sostituito la sua tradizionale in stile antigas con una versione più “semplice”, ricoperta da un pavè di scintillanti Swarovski. Così, negli ultimi mesi – quando ancora il coronavirus era solo “lo strano virus cinese” – le mascherine griffate avevano fatto registrare un’impennata nelle vendite in tutto il mondo (+147% secondo quanto riferisce la piattaforma di moda Lyst), trainate anche dalla recente apparizione di Billie Eilish ai Grammy 2020 con una mascherina firmata Gucci, in tulle nero e doppia G di cristalli. Molto richiesta anche quella di Off-White, in cotone nero con la stampa bianca del logo del marchio sul davanti; quella con stampa tipica “monogram” di Louis Vuitton e da quella di Marcelo Burlon modello “black wings”, nera, in cotone con stampa colorata. Per non parlare poi della mascherina firmata Fendi, in pura seta nei colori tipici della maison, in vendita al prezzo di 190 euro ciascuna e ormai sold-out da settimane. E Chiara Ferragni ha mostrato su Instagram quelle realizzate dall’artista Etai Drori.

Tutto questo prima dell’emergenza, prima che il coronavirus diventasse una pandemia e uccidesse oltre 200mila persone nel mondo, prima della “Fase 2″ e dell’obbligo di uscire di casa solo con la mascherina. Non c’è da stupirsi quindi se ora ci si butti a capofitto in questo business, tanto più che al momento vale ancora la scusa del “in farmacia non trovo quelle chirurgiche e se ci sono hanno prezzi esorbitanti”, con il risultato però di incentivare la produzione di mascherine “fai da te” prive di certificazioni che ne attestino l’efficacia se non addirittura dei falsi. Per essere efficaci come prevenzione le mascherine devono possedere infatti un filtraggio omologato (al momento i modelli conformi sono solo due e sono utilizzate in chirurgia le FFP2 e quelle FFP3), cosa che quelle cucite in casa con gli scampoli di stoffa o quelle acquistate ma fatte sempre in tessuto non sempre garantiscono. Oltretutto resta sempre valida la norma che sono monouso e anche il fatto di poterle lavare in lavatrice non è un’assicurazione sul loro essere poi effettivamente sterili. “Anche l’occhio vuole la sua parte e se proprio l’accessorio deve entrare a far parte della nostra quotidianità, che sia almeno carino da vedere”, sostiene qualcuno. “Ma è proprio necessario?”, replichiamo noi.

Memoriale Coronavirus

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