Le nuove norme sulle scarcerazioni dei boss dovrebbero entrare nel decreto legge Aprile. Le aveva annunciate nel week end il ministro della giustizia, Alfonso Bonafede, nel day after dei domiciliari concessi a Pasquale Zagaria, la mente economica del clan del Casalesi. Le nuove norme puntano a un maggior coinvolgimento nelle decisioni della Direzione nazionale antimafia e nelle Direzione distrettuali. Nel caso non si riuscisse a inserire le nuove regole nel decreto legge Aprile, il guardasigilli pensa a un provvedimento ad hoc, che conterrebbe anche la proroga dell’entrata in vigore della riforma delle intercettazioni. Proprio per esaminare la situazione legata alle scarcerazioni di alcuni boss mafiosi nel corso dell’emergenza sanitaria, il presidente della Commissione antimafia, Nicola Morra, ha convocato per mercoledì 30 aprile una seduta plenaria dell’organo parlamentare che si riuscisce a Palazzo san Macuto. La convocazione dell’Antimafia era stata chiesta la scorsa settimana sia dal Pd che dal Movimento 5 stelle.

La vicenda delle scarcerazioni ha mandato in fibrillazioni gli ambienti investigativi negli ultimi giorni. Dopo gli arresti casalinghi concessi a Francesco Bonura, boss di Cosa nostra e colonnello di Bernardo Provenzano, ha destato scalpore il caso di Zagaria, che ha ottenuto i domiciliari per motivi di salute. Come ha raccontato ilfattoquotidiano.it, nel provvedimento il giudice spiega di aver chiesto al Dipartimento amministrazione penitenziaria l’indicazione su alcune case circondariali in grado di ospitare Zagaria e sottoporlo alle terapie di cui aveva bisogno. Dal Dap, però, non sarebbe arrivata alcuna risposta. Il Dipartimento ha replicato sostenendo di aver informato il giudice di Sorveglianza con tre mail. Per vederci chiaro il ministro della Giustizia ha attivato gli ispettori e avviato verifiche anche al Dap. “Le decisioni sulle scarcerazioni per motivi di salute vengono adottate in piena autonomia e indipendenza dalla magistratura. Ad ogni modo, ho avviato tutti gli accertamenti interni ed esterni, anche presso l’ispettorato, sulle varie scarcerazioni. Ma questo non basta. D’accordo col Presidente della Commissione Antimafia, Nicola Morra, siamo pronti a intervenire a livello normativo. Alcune delle proposte verranno inserite nel prossimo decreto legge”, ha scritto ieri il guardasigilli Bonafede sul Blog delle Stelle. “Tra queste proposte – aggiunge – merita maggiore approfondimento quella che mira a coinvolgere la Direzione nazionale Antimafia e Antiterrorismo e le Direzioni Distrettuali Antimafia e Antiterrorismo in tutte le decisioni relative ad istanze di scarcerazione di condannati per reati di mafia (ieri sera abbiamo emanato una circolare che va in questa direzione)”.

Sul fronte parlamentare gli esponenti del Movimento 5 Stelle nelle commissioni Giustizia e Antimafia fanno sapere di aver chiesto “di acquisire tutti i provvedimenti sulle scarcerazioni. Abbiamo quindi chiesto la convocazione urgente della Commissione Antimafia per esaminare tali atti: intendiamo svolgere fino in fondo il nostro ruolo di inchiesta e vigilanza. Il Ministro Bonafede, da parte sua, ci ha garantito di aver attivato gli ispettori Ministeriali per le verifiche dovute sulle scarcerazioni”. Sul tema delle scarcerazioni, che nel caso di Zagaria sembrano agevolate da una sorte di cortocircuito informativo tra giudici di Sorveglianza e Dap, oggi interviene anche Maria Falcone, spiegando come il timore sia proprio “che a rendersi complici dei criminali siano le inefficienze burocratiche e il mancato coordinamento tra i centri decisionali. Inefficienze che potrebbero avere conseguenze gravi non solo nei casi dei capi mafia al carcere duro ma anche per i detenuti mafiosi in alta sicurezza. Se ci sono falle nel sistema, vanno immediatamente trovati i rimedi”. La sorella di Giovanni Falcone e presidente della fondazione intitolata al magistrato ucciso nella strage di Capaci sottolinea “che il sistema carcerario ha le strutture idonee ad assicurare cure efficaci per tutti i detenuti” per questo motivo “non si può consentire che, sia pure involontariamente, venga vanificato il 41/bis, che è stata e resta la misura più efficace per evitare che i boss continuino a tenere dal carcere le leve del comando dei clan”. In pratica Falcone sintetizza quale è il problema delle ultime scarcerazioni: “Sul fronte della lotta alle mafie non sono tollerabili pressapochismi e inefficienze”.

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