Caro ministro Sergio Costa,

come Lei saprà, sulla base di una circolare di marzo dell’Istituto Superiore di Sanità, le Regioni hanno adottato ordinanze che prescrivono di evitare la raccolta differenziata dei rifiuti “prodotti nelle abitazioni dove soggiornano” pazienti risultati positivi al Covid-19 o posti in quarantena o isolamento. Questa prescrizione molto cautelativa è stata adottata nella fase di maggior allarme e freno, ma andrebbe ora rivista nella imminente fase 2, ovvero nell’ottica di una transizione più lunga e complessa di quella prevista inizialmente.

E’ uscito recentemente un documento di linee guida della Commissione Ue sulla gestione dei rifiuti che entra con precisione nel merito della questione e dice che vanno isolati dagli altri rifiuti, posti in sacchetto apposito e conferiti nella raccolta indifferenziata i “personal waste”, cioè le mascherine, i fazzoletti di carta o analoghi strumenti usati a contatto con le mucose del malato; ma non c’è ragione di non mantenere la raccolta differenziata di tutto il resto.

Le aziende italiane che gestiscono i rifiuti hanno ulteriormente migliorato i loro protocolli di igiene e sono in grado di gestire in sicurezza le diverse frazioni differenziate. Nessun addetto mette le mani direttamente sulla plastica, che in teoria potrebbe essere il materiale sul quale il virus sopravvive un po di più. Non parliamo dell’organico, poi, che è più sicuro dell’indifferenziato.

Prima ancora dell’uscita delle linee guida del Commissario Ue, queste considerazioni sono state fatte dagli esperti che abbiamo intervistato su Eco dalle Città: da Roberto Cavallo a Enzo Favoino ai rappresentanti dei consorzi. Pochi giorni fa il suo illustre predecessore Edo Ronchi diceva in un nostro dibattito che le linee guida del Commissario Ue sono un documento più recente e ponderato e che ad esso bisognerebbe ispirarsi se si vuole difendere la raccolta differenziata.

Si tratta proprio di questo, di difendere la raccolta differenziata e non solo di un dettaglio riguardante una piccola minoranza di persone. Forse finora è stato solo questo. Forse finora la raccolta differenziata ha resistito come a Milano, ma non abbiamo ancora i dati da marzo nelle altre zone. Forse non si è prestato ovunque attenzione a quelle ordinanze anti-raccolta differenziata e meglio così. Non c’è bisogno di far presente a Lei, ministro Costa, che disastro sarebbe un significativo aumento dei rifiuti indifferenziati da smaltire in inceneritori o discariche.

Tutti speriamo che il numero dei contagiati cali nelle prossime settimane e mesi. Ma sappiamo che i contagiati finora in realtà sono stati non 200mila ma, chissà, almeno due milioni. Inoltre se tutti questi contagiati fossero stati rilevati, per ognuno di essi sarebbero stati posti in quarantena tre, quattro o più tra familiari e colleghi (avrebbero dovuto evitare la raccolta differenziata milioni di cittadini…).

Se anche nel prossimo futuro l’epidemia rallenta ma cresce la capacità di intercettarla, e di intercettare i contatti, le persone poste in quarantena o isolamento potrebbero essere facilmente superiori al milione, ai due milioni. E per questa preoccupazione il Commissario europeo si è peritato di entrare nei dettagli, fino a indicare dove e come porre il sacco per il “personal care waste” da conferire nell’indifferenziato. E inoltre lo ha fatto per il valore emblematico che ha in questo momento la necessità di non autorizzare la falsa idea che i rifiuti siano fonte e strumento di diffusione del Covid-19.

Come facciamo? Raccolta differenziata e riciclo non sono un vezzo per tempi sani, ma un’architrave di una società sostenibile.

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