Lorenzo Jovanotti lancia il suo nuovo progetto il docu-trip “Non voglio cambiare pianeta”, su RaiPlay dal 24 aprile, prodotto da SoleLuna, montato e diretto da Michele Lugaresi e realizzato con Federico Taddia. Una pedalata di 4000 km in sedici puntate tra Cile e Argentina. “Una esperienza nata l’esigenza di avere un contatto con la terra e la natura, dopo l’esperienza pazzesca del Jova Beach Party”, dice Lorenzo. Proprio il quel periodo l’artista avrebbe dovuto partecipare al Festival di Sanremo con gli amici Fiorello ed Amadeus (“ma fu un equivoco, non dovevo esserci in realtà”), ora il pressing per prossimo anno si fa più stringente.

Da dove nasce l’idea di “Non voglio cambiare pianeta”?
La mia vita è un continuo rimbalzare contro pareti inedite. Queste giornate in casa le vivo come fossero montagne russe di emozioni e di umori, all’interno di una di queste montagne russe abbiamo realizzato il docu-trip. Ho sempre viaggiato in bicicletta, sin dagli Anni 90 e viaggiare è sempre stato il mio sogno, addirittura precedente alla musica. La mia formazione è l’idea all’idea del viaggio, anche grazie ai miei che mi regalavano i mappamondi. Il viaggio si è riflesso anche nella musica e nella vita stessa.

Perché ti sei messo in sella, verso mondi lontani?
Dopo l’impresa enorme e impossibile del Jova Beach Party, tra mille entusiasmi e qualche difficoltà, mi sono sentito alla fine della realizzazione di una cosa grande, ma anche all’inizio di un nuovo desiderio. Quando vivo queste emozioni così forti, ho l’esigenza di andare in strada e stare a contatto con la natura. Esperienze che mi riempiono il cuore. Quindi sono andato in Sud America, che amo molto, con la bici super attrezzata e la go-pro. In quel momento non avrei mai pensato di girare un documentario. Ho acceso la telecamerina, solo in alcuni momenti, quando avevo bisogno di distrarmi. Mi sono ritrovato con 60 ore di girato, per oltre due mesi di pedalate. Quando sono rientrato era scoppiato il Covid-19 e sono rimasto chiuso in casa, ho riguardato tutto il materiale e ho cercato di realizzare l’idea del docu-trip, creando anche una colonna sonora ad hoc per questo materiale video.

Cosa rappresenta per te il viaggio?
Ti racconto un aneddoto. Quando sono tornato dal viaggio, ho mandato le foto a Gabriele Muccino, che mi ha risposto ‘ma vivi come un ventenne!’. Non sono d’accordo (ride, ndr): gli anni della formazione sono tutti quelli che viviamo, se pensiamo per esempio a Picasso che a 90 anni era in continua evoluzione. Il viaggio ti regala un senso diverso del vissuto. Io sono un 53enne che cerca di vivere la vita che desidera, sfruttando l’opportunità ed il privilegio che l’esistenza regala. Da bimbo non ho potuto viaggiare molto ma adesso che posso farlo, non perdo tempo.

Lo scorso anno mentre Fiorello ed Amadeus erano sul palco di Sanremo, tu eri in viaggio. Per il 2021 conti di esserci con loro?
Siamo ad aprile, ancora non si sa nemmeno se ci sarà Sanremo! Detto questo, sono un amico storico di Ama e di Fiore, abbiamo iniziato insieme. Anzi Amadeus ha debuttato in tv nel mio programma e faceva il finto presentatore. Abbiamo fatto tutti e tre il militare insieme, per così dire, nel senso più bello del termine. La Radio Deejay degli anni nostri è stata una cosa meravigliosa, un ricordo bellissimo. C’è una cosa che dico sempre e cioè che tutte le persone che hanno gravitato attorno a Claudio Cecchetto, sono tutte delle brave persone. Lo dico anche di Amadeus e Fiorello, nessuno di loro mi ha mai deluso e mi fa piacere dirlo, spero di non essere stato io per loro, la delusione. La mia partecipazione a Sanremo dello scorso anno nasce da una battuta a Fiore, durante una diretta Instagram. Non avevo nessun progetto artistico, era finito il Jova Beach Party e avevo voglia di andare via il prima possibile. La mia assenza all’Ariston è stato un errore che qualcuno ha raccontato. Non è mai stata prevista la mia partecipazione. Per il prossimo anno che dire? Vedremo…

Si parla molto della Fase 2 del post pandemia. Secondo te, per i concerti quale sarà il futuro?
I concerti non si faranno né nella Fase 2 né nella Fase 3. Forse nella Fase 4. Capisco che in molti pensano che la musica sia un bene superfluo, ma non lo è perché fa bene a spirito e corpo. Cercheremo di riportare in vita tutto e meglio di prima. Ci saranno delle novità perché ci sarà un cambiamento profondo della società, la musica è uno sfogo cutaneo del pianeta. La musica è assembramento e condivisione, non vedo altre strade. Fare musica a casa e in streaming è dettato dalle contingenze dello stare a casa, ma qualitativamente non è il massimo e pensare a un futuro così, onestamente non mi consola.

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