Non chiamatele ronde. A Grugliasco (Torino) si chiamano “controlli di comunità”, gruppi di cittadini volontari che girano per il paese a caccia di chi esce di casa senza ragioni plausibili, in barba alle norme di contenimento del coronavirus. “Penso proprio che i cittadini capiranno e si uniranno ai nostri ringraziamenti. È importante stare ancora a casa e uscire solo per bisogni reali”, hanno detto il sindaco Roberto Montà e l’assessore alla Protezione civile Raffaele Bianco. In questo comune, però, a fare più morti è stato il coronavirus entrato in una residenza sanitaria per anziani “San Giuseppe”, dove 33 degli 87 ospiti.

Prima di Pasqua l’amministrazione comunale ha istituito “una vera e propria task force” (così si legge nel comunicato) costituita da ben 101 volontari, di cui 33 appartenenti all’Associazione nazionale carabinieri, quindi militari in congedo e pensionati, quattro vigili del fuoco, quattro operatori della Croce rossa, dieci scout dell’Agesci (organizzazione scoutistica cattolica) e 50 cittadini. Saranno coordinati dalla polizia locale e dalla Protezione civile “per meglio monitorare e controllare le uscite ingiustificate dei cittadini nel periodo pasquale” e non solo. “Presidieranno la città – continuano Montà e Bianco – in un cosiddetto ‘controllo di comunità’ sul territorio in occasione delle festività pasquali con prosecuzione sino al termine dell’emergenza sanitaria”.

Da sabato scorso le “pattuglie” di volontari girano per la città, parchi, giardini e mercati a caccia di “furbetti”. Sono dotati di “mascherine, guanti ed eventuali occhiali protettivi” e indossano “pettorine rifrangenti e tesserino di riconoscimento fornito dalla Protezione Civile per essere riconoscibili dai cittadini”, si legge ancora nel comunicato.

L’iniziativa, però, ha lasciato perplesso alcune persone. Giampiero Monaca, maestro elementare ed educatore scout, contesta il coinvolgimento dell’Agesci: “Gli scout di Grugliasco e di ovunque non sono vigilantes, non sono preposti a far rispettare ordinanze (peraltro discutibili) mettendo in pericolo sé e contribuendo ad accentuare lo stato di conflitto, sospetto e risentimento sociale – scrive -. Non si prestino a mansioni di ronda e sorveglianza ma a servizi di assistenza alle persone e sostegno alla comunità.

La Federazione regionale dei Verdi hanno invece scritto una lettera al prefetto Claudio Palomba per chiedere di verificare alcuni aspetti. Ad esempio si chiedono se i volontari siano dotati delle tutele adeguate e se ci siano certezze che non siano già contagiati. Cosa più importante, i verdi si chiedono anche con quale ruolo possano controllare chi è sospettato di non rispettare le regole. “Non è la prima volta che la giunta grugliaschese intraprende ‘strade alternative’ senza tenere in conto i possibili rischi e l’importanza delle competenze“, prosegue la nota dei Verdi. Ad inizio marzo, quando le scuole erano state chiuse per il rischio di contagi, Montà, aveva dichiarato di “raggruppare” i bambini nei parchi pubblici per proseguire le lezioni.

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