Gli orologi allo Stadio Amsicora segnano le 17.12, quando l’arbitro De Robbio fischia il finale di partita. Bobo Gori ha da poco realizzato il 2-0, la Lazio nel frattempo ha avuto la meglio sulla Juventus. Il Cagliari per la prima volta nella sua storia è campione d’Italia. Sono passati cinquant’anni e da allora non c’è più stata in Sardegna un’impresa calcistica del genere. Gigi Riva con un gol di testa, su punizione di Brugnera, aveva già fatto capire nel primo tempo che questa con il Bari, con due giornate d’anticipo, poteva essere la partita decisiva.

Manlio Scopigno non sedeva sulla panchina della sua squadra già da qualche domenica, aveva fatto una marachella nella gara con il Palermo, quando si era rivolto al guardalinee con una frase poca carina. Non gli era piaciuta affatto la direzione arbitrale e per un attimo aveva lasciato da parte la sua proverbiale filosofia. Da allora il suo fidato vice Conti si era sempre seduto sulla panca, e a fare da allenatore in campo ci aveva pensato Cera, che il filosofo con una mossa geniale aveva spostato da centrocampista a libero, una volta che il titolare Tomasini si era infortunato.

La sera di quel 12 aprile 1970 si festeggiò a casa di Andrea Arrica, il vicepresidente del Cagliari e soprattutto l’uomo che aveva nel corso degli anni costruito quella splendida squadra. Quello di Gigi Riva nel 1963 è stato il colpo di mercato che cambiò la storia di un club che soltanto l’anno prima aveva giocato nel campionato di Serie C. L’ala sinistra del Legnano stava giocando, nemmeno troppo bene, al Flaminio di Roma con la Nazionale Juniores. Alla fine del primo tempo di Italia-Spagna Arrica andò a parlare con i dirigenti del Legnano. Aveva già avuto ottime referenze sul ragazzo anche da amici che lavoravano a Coverciano. Neanche il tempo che le due squadre tornassero in campo e Arrica aveva già concordato l’acquisto del giovane calciatore: 37 milioni di lire in 7 rate. “Hai speso troppo”, gli dissero alcuni dirigenti una volta tornato a Cagliari.

Sulle trattative Arrica aveva pochi rivali. Boninsegna era un giocatore del Cagliari. Era un campione, lo aveva già dimostrato. Con Riva umanamente andava d’accordo, ma in campo erano troppo simili: mancini, gran fisico, puntavano sempre la porta, lasciando poco spazio al compagno di reparto. Arrica allora lo diede all’Inter, prendendo però due giocatori che sarebbero stati fondamentali per lo scudetto: Domenghini e Gori (una seconda punta perfetta per Riva con i suoi movimenti e le sue giocate) e Poli, un’ottima riserva.

Prese Nenè dalla Juve, gran giocatore il brasiliano ma con i bianconeri non si era ambientato al meglio. Lo acquistò quasi a zero, Scopigno poi gli cambiò il ruolo e come centrocampista lo fece diventare un giocatore determinante. Alla Fiorentina diede Franco Rizzo e in cambio si prese uno dei due migliori portieri d’Italia cioè Albertosi (l’altro è Zoff, che in Messico gli farà la riserva) e il talentino veneziano Brugnera. Conguaglio in denaro? Sì, ma a favore delle casse del Cagliari. Firmò un accordo con Nello Baglini, il presidente dei viola, su un tovagliolo di carta al ristorante. Baglini aveva bevuto un bicchiere in più, e quando il giorno dopo si ritrovò in tasca un contratto così posticcio, non si scompose. Perché era un uomo corretto, e perché sapeva che lo era anche Arrica. Il sardo avrebbe fatto lo stesso: non si sarebbero mai rimangiati la parola data. Arrica beveva pochissimo (all’epoca fumava molto) ma sapeva di tutti i suoi interlocutori quale fosse il drink preferito.

Gli altri titolari di quel Cagliari, così amato dalla gente anche dopo cinquant’anni, sono Martiradonna, Zignoli, Niccolai, Greatti e Mancin. Alla sera dopo la partita all’Amsicora la squadra al completo andò a casa Arrica in pieno centro a Cagliari. C’era da festeggiare con un pezzo di torta e un calice di champagne. Mattatore della serata Walter Chiari, presente spesso allo stadio durante quel campionato. La stagione successiva con lo scudetto sul petto venne inaugurato lo stadio Sant’Elia e ci fu l’esordio in Coppa Campioni. Dopo il primo turno con il Saint-Ètienne, Gigi Riva si infortunò gravemente tra le due sfide con l’Atletico Madrid e il Cagliari uscì dalla coppa. Ma la storia era già stata fatta qualche mese prima, il 12 aprile 1970. Martiradonna, Nenè, Mancin, Tampucci, Zignoli, Scopigno, Conti e Arrica purtroppo non ci sono più. Tutti gli altri, parecchi sono rimasti a vivere a Cagliari, sono ancora molto amici come un tempo.

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