Le nostre settimane sono ormai scandite dai decreti governativi che protraggono la fine della crisi e delle restrizioni per l’epidemia di coronavirus. Con qualche contrappunto creato da notizie eclatanti su rimedi risolutivi che generano nella popolazione attese spasmodiche, ansia e disorientamento. Si rincorrono le notizie che raccontano di presunti farmaci curativi, corredati da video che diventano subito virali sui social. Soprattutto, ci si affanna a capire di più sul vaccino anti Covid 19 allo studio in vari laboratori del mondo. E ogni annuncio che riveli l’inizio della sperimentazione fa sperare a un’imminente somministrazione in massa del vaccino. In Cina hanno parlato di inizio dello studio sull’uomo proprio in questi questi giorni. Qualcosa di simile anche negli Usa, a Seattle, e in Australia all’Università del Queensland. C’è da sperare in tempi brevi? Abbiamo chiesto al dottor Giovanni Rezza, Direttore del dipartimento di malattie infettive dell’Istituto superiore della sanità, di fare il punto della situazione.

Dottor Rezza, realisticamente parlando, quando sarà disponibile un vaccino per il coronavirus? In questa emergenza mondiale è possibile pensare a una riduzione dei tempi della sperimentazione?
“In teoria, le direi che entro 12-18 mesi potremmo avere a disposizione un vaccino sicuro ed efficace. Ci sono infatti candidati vaccini già in fase 1 di sperimentazione umana e altri stanno per cominciare a essere testati per la sicurezza. Dopodiché seguono studi di immunogenicità ed efficacia. Per i vaccini che sfruttano piattaforme già utilizzate in passato (per esempio vettori virali animali) queste fasi potrebbero anche essere compresse e abbreviate. In genere, le agenzie regolatorie sono più generose in corso di epidemia. Naturalmente, poi, se un vaccino è sicuro ed efficace va prodotto in milioni di dosi per poter essere utilizzato. Tutto ciò prende del tempo”.

Chi è più avanti nello studio?
“L’ente di ricerca americano NIH insieme con industrie private sta già in fase di sperimentazione umana con un vaccino a RNA, estremamente innovativo. Alcune multinazionali inoltre sono molto avanti con la sperimentazione utilizzando modelli vettoriali. C’è poi anche l’italiana Advent IRBM che insieme al Jenner Institute dell’Oxford University sta mettendo a punto un prodotto che dovrebbe andare in sperimentazione umana quest’estate”.

Quali sono gli step canonici della sperimentazione di un vaccino?
“Dopo le prove in vitro e la sperimentazione animale si passa alle 3 fasi di sperimentazione umana. La prima, su piccoli numeri, per testare la sicurezza, la seconda per dimostrare che il vaccino evoca la produzione di anticorpi che possono neutralizzare il virus, e finalmente la terza fase su grandi numeri che si fa per dimostrarne l’efficacia protettiva. Naturalmente, le fasi 2 e 3 potrebbero essere compresse data la necessità di avere disponibile un vaccino in tempi brevi”.

C’è il rischio che il vaccino, una volta messo a punto, non sia efficace a causa del mutamento genetico del virus?
“I virus a RNA mutano, e l’influenza ne è un tipico esempio. Anche i coronavirus tendono a mutare, ma probabilmente non tanto da determinare modificazioni tali da non essere più riconosciuto e aggredito dagli anticorpi evocati dal vaccino. Ho fiducia che questo non avverrà”.

Sul fronte dei farmaci per la cura, su cosa possiamo puntare oggi? E per il medio termine, quali armi più efficaci avremo a disposizione?
“Per ora si stanno testando farmaci già utilizzati per altre malattie infettive (HIV, Ebola, Influenza, Malaria). Se qualcuno di questi mostrasse una certa efficacia allora sarebbe prontamente utilizzabile. Naturalmente aspettiamo tutti dei prodotti disegnati specificamente per combattere questo nuovo coronavirus. La produzione sintetica di anticorpi monoclonali in grado di bloccare e neutralizzare il virus potrebbe anche aiutare nel trattamento”.

Intervista di Ennio Battista

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