Niente autopsie a Milano fino alla fine dell’emergenza sanitaria. La decisione è stata presa dal procuratore di Milano Francesco Greco per “ragioni di sicurezza” e perché l’unica sede in cui, allo stato attuale, potrebbero essere svolti gli esami autoptici è l’ospedale Sacco, già “oberato” di lavoro. Nella circolare interna il procuratore spiega anche che la “conservazione delle salme” è difficile perché sono a “rischio di saturazione” le strutture. Tranne alcune eccezioni – come i casi di omicidio volontario – i pm dovranno disporre le restituzioni delle salme alle famiglie o all’autorità sanitaria.

Quando i pm verranno informati della morte di una persona dalla polizia giudiziaria, quindi, non potranno più affidare esami autoptici ai consulenti medico legali Solo “nei casi di fondato sospetto di omicidio doloso o preterintenzionale”, o quando è “assolutamente necessario” ai fini dell’inchiesta effettuare l’autopsia, il pm dovrà contattare il suo procuratore aggiunto di riferimento “per valutare le possibilità di conservazione della salma“, sempre che sia “possibile”.

In una nota del 26 marzo, il Direttore della sezione di medicina legale dell’Università di Milano parlava dell’impossibilità “per ragioni di sicurezza ambientale” legate all’emergenza sanitaria in atto “di procedere all’esecuzione di esami autoptici mediante le strutture dell’Istituto”. E l’unica struttura a Milano, “dotata delle caratteristiche richieste per procedere ad esame autoptico” nelle condizioni attuali, è la divisione di anatomia patologica del Sacco, già assorbito dalle sue “incombenze socio sanitarie”. C’è poi un evidente problema di conservazione delle salme, nell’attesa di effettuare l’autopsia, che “appare allo stato di straordinaria difficoltà, in ragione del rischio di saturazione delle strutture attrezzate nel territorio della Regione Lombardia”.

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