“Io mi preoccupo della crescita, non del populismo. E spero che nelle prossime ore si possano riaprire i teatri e i musei nelle città del Nord: un teatro che tira su il sipario nonostante tutto e tutti è la più grande forma di resistenza e resilienza. E dimostra che il Paese è vivo”.

Matteo Renzi in una intervista al Corriere della sera veste i panni del responsabile. Del politico che in nome dell’emergenza sanitaria lascia da parte gli interessi del suo partito in nome dell’unità nazionale. D’altra parte il fondatore di Italia Viva è celebre anche per questo. Per non voler essere protagonista a tutti i costi. Per non cercare visibilità come può. Renzi è uno che lavora nell’ombra. Senza far proclami. Disdegnando i social che tanto piacciono a molti politici, invece.

Figuararsi se lavora ad un nuovo governo, con lui ovviamente. Certo che no! Quel che gli interessa soprattutto è “il bene del Paese”. Dubitarne è impossibile.

Ma Renzi è anche un sostenitore della cultura, nelle sue innumerevoli accezioni. A partire dai Musei e dai teatri, naturalmente. Che sono stati al centro di “Firenze secondo me”, il programma televisivo ideato e poi realizzato nel capoluogo toscano. Un programma nel quale Palazzo Vecchio e gli Uffizi, il Museo dell’Opera del Duomo, il Teatro della Pergola e molti dei luoghi più significativi di Firenze sono stati i protagonisti incontrastati. Con Renzi che quasi non appare, come di consueto. Altro che Alberto Angela.

Ma è per i Musei e le aree archeologiche in particolare che Renzi ha avuto una speciale attenzione. Da sempre. In particolare quando è stato al governo. “Dopo quattro anni di investimenti sulla cultura, dalla riforma dei direttori all’art bonus, nel 2017 i visitatori sono passati da 38 milioni a oltre 50 milioni e gli incassi sfiorano i 200 milioni di euro. Avete letto bene: un aumento di 12 milioni di visitatori e gli incassi che aumentano di oltre 60 milioni di euro. Un risultato fantastico!”.

A gennaio 2018 in un post su Facebook Renzi non mascherava il suo entusiasmo. Avanti con la Cultura. Sempre. “Per ogni euro in più investito sulla sicurezza ci deve essere un euro in più investito sulla cultura”, ha sostenuto a novembre 2015, a poche settimane dalla strage terroristica di Parigi. Pochi mesi prima aveva pubblicato per Rizzoli, Stil novo. La rivoluzione della bellezza tra Dante e Twitter, nel quale aveva sentenziato che “la cultura dovrebbe essere il baluardo di una sfida identitaria”.

E poi in quante occasioni è andato a Pompei, uno dei luoghi simbolo dell’archeologia italiana. A dicembre 2015 va per l’inaugurazione di sei edifici restaurati. Prima, ad aprile dello stesso anno, per l’apertura della villa dei Misteri e per un’iniziativa di Expo 2015. “Vinceremo la sfida di Pompei perché si gioca il derby tra chi gode nel creare problemi e chi punta a risolverli. Saremo sempre testardamente e tenacemente dalla parte della bellezza e di chi i problemi vuole risolverli”, ha detto l’allora segretario del Pd.

#meraviglia, #annorecord, #bellezza, #Italia sono invece gli hashtag che accompagnano una sua foto pubblicata su Instagram in occasione di una visita al Parco archeologico a luglio 2017.

D’altra parte Renzi ha fatto tanto per i Musei. Con il fondamentale supporto del ministro Dario Franceschini. Più che altro per alcuni Musei, come per le aree archeologiche. I più grandi. Quelli più prestigiosi. Magari puntando meno sul miglioramento dell’offerta e più sull’incremento del numero degli ingressi. “Dovremo arrivare entro quattro anni a un milione di visitatori alla Reggia, oggi sono 500 mila”, ha detto Renzi a gennaio 2016, in visita a Caserta. Stessa politica per Colosseo, Galleria degli Uffizi e Galleria dell’Accademia, Museo Egizio, Villa Adriana e naturalmente Pompei.

Ora l’augurio che Musei e teatri chiusi al Nord a scopo precauzionale possano riaprire al più presto. Sincero, naturalmente. Perché mai e poi mai Renzi è ricorso ad affermazioni demagogiche. Lui auspica luoghi della cultura di nuovo aperti. Certo non affollati. Con lunghe file all’ingresso e straripanti di visitatori. Sa bene che in queste condizioni la possibilità di osservare, con la necessaria lentezza, non c’è. E’ consapevole, per esperienza personale, che un Museo come un’area archeologica ricolma di persone potrà pure essere un motivo di vanto per un Direttore e il Mibact, ma non per quanti credono che la visita di quei Luoghi della cultura possa costituire un arricchimento interiore. Un modo per conoscere, per dare risposta al desiderio di gratificazioni. Naturale.

Anche per questo Musei e altri Luoghi della Cultura chiusi al Nord devono riaprire. Per consentire a Renzi di poterli visitare. Uno ad uno. Lontano dai riflettori che detesta. Con calma. Quasi in solitudine. Come Virgil Oldman, il battitore d’aste che nel film del 2013 di Tornatore, La migliore offerta, ha raccolta in una stanza segreta della sua casa una collezione impressionante di ritratti di donna. Che solo lui può ammirare.

Grazie a Matteo Renzi, paladino delle arti. Senza demagogia.

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