“Quando cammini per le strade della tua città tutto diventa abituale, ordinario, prevedibile. Quando passeggiamo, spesso non facciamo neanche più caso a quello che ci sta attorno. Un piede dopo l’altro, un passo dopo l’altro“. Inizia così Firenze secondo me, il primo dei quattro documentari condotti da Matteo Renzi e in onda su Nove. Ma “un piede dopo l’altro e un passo dopo l’altro”, l’ex sindaco del capoluogo toscano arriva solo a racimolare un 1,8% con 367mila telespettatori. Quindi, verrebbe da dire, va poco lontano.

Renzi è un bravo oratore ma non ha la verve carismatica di Alberto Angela né l’autorevolezza di Corrado Augias, ovvero di chi conduce format simili da anni e con grande successo. Il montaggio alterna immagini (bellissime) della città a quelle dell’ex Presidente del consiglio che cammina per strade e vicoli e visita i luoghi più significativi. Il passo impostato come Derek Zoolander, Renzi sta seduto su una barchetta attraccata all’Arno, raggiunge Piazza della Signoria, Palazzo Pitti e altre meraviglie fiorentine. La faccia emozionata mentre racconta il suo personale rapporto con la Madonna del Cardellino, l’espressione rattristata nel ricordare la strage di Via dei Georgofili compiuta da Cosa Nostra nel 1993, gli occhi al cielo mentre cammina, fiero, della città che ha amministrato.

Insomma, Renzi ci prova, e a tratti riesce anche a smuovere nello spettatore una certa tenerezza, più che altro per il gap tra evidente sforzo profuso e risultato ottenuto. Meglio sorvolare sulla suadente voce femminile che ogni tanto interrompe la narrazione: troppo suadente, a limite del cheap. Tra ricordi personali, racconto storico e immagini molto ben girate, Matteo Renzi prova a entrare nel mondo della divulgazione televisiva. Una sfida mica semplice: se da un lato è vero che RaiUno e RaiTre ottengono ottimi risultati di share con programmi come Meraviglie o Città Segrete (per altro in onda proprio contemporaneamente), è vero anche che a giocare un ruolo fondamentale sono i due conduttori, Angela e Augias. La loro credibilità conquistata nel tempo, il loro modo di “tenere lo schermo”.

Forse, la platea ideale per questo prodotto televisivo condotto da Matteo Renzi potrebbe essere il mercato estero: un pubblico meno “viziato” dalle vicende non televisive del conduttore potrebbe effettivamente ammirare il racconto di un ex sindaco ed ex premier. Certo, con obbligo di sottotitoli: far parlare il “nostro” in inglese per quasi due ore rischia di creare un lungo “mantra-shish” forse non proprio comprensibilissimo. Per quando riguarda l’Italia e visti i risultati all’auditel, la sfida per Renzi sembra essere più facile in politica che in tv. In bocca al lupo, Matteo.