Alcune volte la tecnologia sa essere davvero democratica: così, se per un proprietario “x” che acquista un’auto con apertura smart key è più facile e rapido entrare e mettere in moto, anche per un ladro “y” varrà lo stesso vantaggio.

A dimostrarlo sono i dati sui furti d’auto diffusi dal Ministero dell’Interno ed elaborati dal dossier annuale di LoJack Italia – azienda che opera nel campo delle soluzioni telematiche per l’automotive –, insieme ad altri report nazionali e internazionali sulla questione. Secondo i dati, nel 2018 sono state circa 63 mila le auto sparite “nel nulla”, ovvero quelle mai ritrovate e riconsegnate ai legittimi proprietari.

A rendere il gioco criminale più facile sarebbero proprio le nuove tecnologie di apertura e accensione delle auto, presenti soprattutto (ma non solo) sulle sport utility, che restano non a caso il modello più attaccato. La tecnologia smart key, infatti, si sta dimostrando facilmente raggirabile a favore di ladri specializzati che, con dispositivi che intervengono sulle radiofrequenze, riescono facilmente a clonare la chiave virtuale e a introdursi nell’auto, senza scassinare nulla: in un lasso di tempo che non supera i 30 secondi, infatti, questi riescono a portare a termine l’operazione.

Secondo il dossier, la tecnica più diffusa sarebbe quella del “relay attack”, un sistema che permette di duplicare il segnale della smart key e che è responsabile del 25% dei furti di suv; altrimenti, un altra tecnica molto diffusa consiste nel riprogrammare la chiave attraverso la presa di diagnostica. Quel che è peggio è che, per mettere in atto tali tecnologie sofisticate, sono necessari dispositivi reperibili facilmente (e a buon mercato) online, capaci sia di sbloccare le porte che di bloccare il motore.

Oltre all’aumento dei furti (nel 2018 sono stati 105.239, +5,2% sull’anno precedente) che ha invertito il trend positivo registrato per ben 5 anni, un altro dato allarmante è quello relativo ai veicoli non ritrovati: nel 2018 ne sono stati riconsegnati 41.632, ovvero il 39,5% del totale rubato, mentre nel 2007 superavano la metà, il 53%. I veicoli vengono piazzati sui mercati esteri – principalmente Slovenia, Albania, Serbia, ma anche Africa, Brasile ed estremo Oriente – sia “integri” che “smembrati”, i cui pezzi vanno ad alimentare un mercato nero parallelo, quello dei ricambi.

Quanto ai modelli che attirano maggiormente l’interesse criminale – pur essendo il segmento dei suv quello preferito, con solo 1 auto su 3 ritrovate – troviamo Fiat Panda (circa 11.000 sottrazioni), seguita dalle Fiat Cinquecento (7.387), Punto (6.560) e dalla Lancia Y (3.752); tra i suv, i più colpiti sono Nissan Qashqai (616 unità rubate), Range Rover Sport (550), Land Rover Evoque (416) e Toyota RAV 4 (359) e Kia Sportage (287).

Infine la classifica nazionale riporta 5 regioni più colpite di altre: Campania (21.577 furti e +8% rispetto al 2017), Lazio (19.232 e + 4%), Puglia (17.818 e +14%), Lombardia (13.004 e +1%) e Sicilia (12.920 e +6%). Quelle che al contrario si preservano di più sono Valle d’Aosta (22 casi in un anno), Trentino Alto-Adige (324), Molise (337), Basilicata (380), Friuli Venezia Giulia (436), Liguria (605), Marche (777).

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