“Questo è un mio convincimento: è la politica ad aver ignorato volutamente per tanto tempo le sentenze definitive della magistratura. Per esempio, le conclusioni sancite nel processo celebrato a Palermo nei confronti del sette volte presidente del Consiglio Giulio Andreotti e quelle del processo Dell’Utri, condannato per concorso in associazione mafiosa, sono lì. Dovrebbero essere conosciute da tutti. E la politica le ha ignorate”. Sono le parole pronunciate a “L’aria che tira” (La7) Nino Di Matteo, magistrato e membro del Csm, che aggiunge: “Nella sentenza definitiva su Dell’Utri, è stato consacrato un dato: Dell’Utri è stato condannato come intermediario di un lungo rapporto ventennale tra esponenti di spicco di famiglie mafiose palermitane e l’allora imprenditore Silvio Berlusconi“.

Alla conduttrice Myrta Merlino, che gli chiede se per lui è un problema che Berlusconi sia ancora in politica e partecipi alle consultazioni nel Quirinale, Di Matteo risponde: “Non è un problema per Nino Di Matteo. Dico che dovrebbe essere un problema quando, al di là di questo caso, la politica non tiene conto dei fatti. Ci possono essere fatti che non hanno un rilievo penale o per i quali non è stato possibile dimostrare l’esistenza di un rilievo penale, ma un qualsiasi uomo pubblico, come un politico o un magistrato, dovrebbe rispondere di fatti che sono lì, pesanti come le pietre, anche nel caso in cui non ci sia stata una condanna. La politica – continua – non può sempre dire: ‘Aspettiamo le sentenze definitive della magistratura’. Questo va bene nell’ambito penale, perché vale sempre la presunzione di non colpevolezza. Ma ci sono certi fatti e certi comportamenti che, se accertati, dovrebbero far scattare anche delle conseguenze di tipo diverso, cioè di tipo politico“.

Circa il rapporto tra politica e magistratura, Di Matteo puntualizza: “Io non penso che negli ultimi 30 anni ci sia stata una guerra bilaterale tra politica e magistratura, ma un’offensiva unilaterale molto ben organizzata di una certa parte del potere, non soltanto politico ma anche economico e finanziario, nei confronti di una parte della magistratura. E, in particolare, di quella parte della magistratura che, interpretando doverosamente il suo ruolo, tenta di estendere il controllo di legalità anche nei confronti dei potenti. Abbiamo problemi e polemiche sempre ed esclusivamente quando dirigiamo le nostre indagini verso i potenti“.

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