È stato la regina Elisabetta I, la Marchesa Casati, Ziggy Stardust, San Francesco dall’affresco di Giotto sul palco del Festival di Sanremo, diventando così la vera icona di quest’anno. Achille Lauro ha fatto centro, accompagnando la sua canzone “Me ne frego” con i volti storici dell’arte e della storia, incarnandone l’essenza, in nome della libertà. Il suo percorso che l’ha portato ad essere, oggi, un artista apprezzato per la sua arte e la comunicazione, è stato accidentato. Già nella sua autobiografia “Sono io Amleto” si descriveva in maniera cruda e diretta: “Sono stato una troia. Sono stato una santa. Sono la solitudine. Sono l’eleganza. Sono la moda. Sono quello che l’ha creata con due stracci”.

Lo scrittore e giornalista Carmelo Abbate ha ripreso il ritratto di Lauro per il suo libro “Le storie degli altri: viaggio nella vita e nel cuore di chi non ha voce”, spiegando in suo percorso in maniera sintetica. “È un bambino brillante, eccentrico. Cresce in una normale famiglia borghese. Frequenta le elementari. Sembra un giorno come un altro. I genitori hanno una comunicazione importante da fare. Basta cene fuori, vestiti o telefonino, siamo pieni di debiti. Lauro conosce il significato della parola rinuncia. – scrive Abbate – Esce con gli amici, finge di aver già mangiato, si vergogna a dire che non ha soldi. Paura, ansia, rabbia lo divorano. Ha 12 anni. Vuole tutto quello che non ha”.

E ancora: “Spaccia, ruba motorini, li rivende. Entra in un supermercato con gli amici e la fidanzata. Ha una pistola. Dammi i soldi, cazzo, in fretta. Eccoli, li stringe tra le mani. È eccitato. Ha 14 anni. I genitori cambiano città. Lauro resta a Roma con il fratello più grande. Sono soli. Non sono capaci di prepararsi nemmeno un piatto di pasta. Sono allo sbando. Il fratello fa il deejay per un gruppo rap della zona. Lauro ascolta la loro musica, assorbe le rime, la solitudine degli emarginati. Frequenta feste, rave, si sballa, si perde. La differenza tra essere e avere si annulla. I compagni di strada sono la sua nuova famiglia. Gente come lui, senza prospettive, senza futuro”.

Poi Abbate spiega cosa succede nella vita del cantante e la sua svolta: “Passano gli anni. Lauro è solo. Molti amici sono scomparsi, qualcuno è finito in prigione, qualcuno è morto. Lui è in bilico, lo tiene a galla il rap. Pubblica la sua prima raccolta di canzoni. È il 2013. L’etichetta di Marracash lo mette sotto contratto. Achille Lauro diventa il nuovo volto del rap italiano. Con i soldi guadagnati paga i debiti di famiglia e ricompra i gioielli della nonna che la madre aveva impegnato. Il successo è una botta di adrenalina. Alberghi, donne, vestiti. Ora ha tutto, ma la rabbia è sempre la stessa. Il desiderio di possedere lo divora”.

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