Nel giorno in cui le auto elettriche e ibride in Italia entrano ufficialmente nel paniere dell’Istat, anche Boris Johnson si esprime sulla mobilità a batteria. Dopo aver fatto la storia con il leave della Gran Bretagna dall’Unione Europea, il premier inglese si concentra infatti proprio sulle auto eco friendly, dichiarando che il Regno Unito vuole vietare la vendita di vetture nuove con motori diesel e a benzina entro il 2035. Spostando di fatto indietro di cinque anni la dead line precedente, fissata per l’appunto nel 2040. E specificando che, “se una transizione veloce sarà fattibile”, la scadenza del 2035 potrà essere addirittura anticipata.

Improvvisa folgorazione verde o sapiente mossa per recuperare consensi? Più la seconda, immaginiamo. Visto che il comitato sul cambiamento climatico del governo di Sua Maestà ha fatto notare che i provvedimenti presi finora per contrastare inquinamento atmosferico e riscaldamento globale non sono sufficienti a centrare l’obiettivo già fissato dal Regno Unito. Ovvero quello di eliminare del tutto le proprie emissioni di gas serra entro il 2050.

Da tenere ben presente anche il timing della dichiarazione di BoJo, contestuale alla presentazione del piano inglese per il summit sul clima: quella Cop26 (l’Italia sarà partner, ed era presente pure il premier Conte) che si terrà a Glasgow il prossimo novembre, in vista della quale lo stesso Boris Johnson vuole che l’Inghilterra abbia un ruolo guida “nella battaglia contro il cambiamento climatico”. E anche quanto successo la scorsa settimana, quando il premier ha licenziato Claire O’Neill, precedentemente incaricata di presiedere la conferenza sul clima, dopo aver criticato l’operato del governo riguardo alle tematiche ambientali, giudicandolo “fuori strada di chilometri” in una lettera al Financial Times, e aggiungendo che “tristemente, promesse e proposte sono molto lontane dall’essere mantenute”.

I “muscoli” che la Gran Bretagna ha riscoperto dopo lungo tempo, a cui si riferiva Johnson parlando della Brexit, evidentemente servono anche a battere il ferro finché è caldo per risolvere questioni interne. Tipo appunto quella dell’inquinamento.

A riportarlo sulla Terra, però, ci ha pensato l’associazione dei costruttori britannici SMMT, che dopo la batosta del leave (l’interscambio di componentistica UK-UE vale 11,4 miliardi di euro e i posti a rischio sono quasi mezzo milione nella sola Inghilterra) si è detta molto preoccupata della scelta di anticipare i tempi della road map verso l’elettrificazione. “Se il Regno Unito vuole guidare l’agenda globale per le zero emissioni, abbiamo bisogno di un mercato competitivo in grado di incoraggiare i costruttori a produrre e vendere qui da noi. Una data senza un piano semplicemente distruggerà valore, oggi”.

Il che tradotto, significa che quello dell’elettrificazione è un mercato ancora agli albori, per il quale sono stati fatti investimenti ingenti a fronte di ritorni incerti. Anticipare la transizione, senza riscontri commerciali, avrebbe conseguenze nefaste sia sull’industria che sull’occupazione. Vedremo se BoJo ne terrà conto.

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