Persa l’Emilia Romagna, Matteo Salvini apre la lunga corsa alle elezioni per il nuovo sindaco di Roma, previste nel 2021. “La quinta carica dello Stato”, come ha avuto modo di definirla qualche settimana fa – ovviamente esagerando – la consigliera del M5s alla Regione Lazio, Gaia Pernarella. Il leader della Lega, che da tempo nelle sue uscite pubbliche prende di mira la “cattiva gestione” (a suo giudizio) della Capitale d’Italia, ha annunciato per domenica 16 febbraio una manifestazione in città, per dire che “Roma merita un sindaco e un governatore migliori di Raggi e Zingaretti”. “Il 16 febbraio staccate la corrente, il rischio è che vi citofoni Salvini”, ha replicato su Twitter la prima cittadina, dando il via a una bagarre di comunicati e sfottò fra le varie fazioni politiche.

Salvini lancia l’opa su Roma, ma il nome non c’è
Opinione comune è che, a un anno e quattro mesi – salvo scossoni, ad oggi improbabili – dalle amministrative capitoline, la mobilitazione salviniana possa dare il via alla bagarre per la corsa al Campidoglio. Senza candidati, al momento, visto che di nomi ne circolano pochi. Se, infatti, il deputato leghista Claudio Durigon è da tempo fra i maggiori indiziati alla candidatura in Regione Lazio, il profilo nel centrodestra per il Campidoglio proprio non si trova. Inerzia che nel 2016 costò il terzo posto al primo turno, fra il passo indietro di Guido Bertolaso e la spaccatura fra Giorgia Meloni e Alfio Marchini. Ad oggi, infatti, nel Carroccio romano non sembrano esserci profili spendibili, fra giovani ancora poco conosciuti come il capogruppo Maurizio Politi e personaggi fuoriusciti da Forza Italia e legati al quinquennio di Gianni Alemanno, come il consigliere Davide Bordoni. I due, nel consiglio comunale sui rifiuti che ha messo per la prima volta in minoranza Virginia Raggi, non hanno toccato palla, lasciando la regia della mozione anti-discarica a Fratelli d’Italia. I meloniani non a caso vogliono esprimere loro il prossimo candidato sindaco, ma con Meloni che si è già tirata indietro non hanno fatto ancora un nome spendibile. “Potrei candidarmi io, perché no?”, ha detto, fra il serio e il faceto, lo stesso Salvini qualche settimana fa.

La Lega “civica” e il campanello Civitavecchia
Uscite salviniane a parte, la possibilità che si vada a pescare nella cosiddetta “società civile” non è esclusa. Che poi è lo schema che ha permesso al Carroccio di accaparrarsi la città di Civitavecchia, ex-feudo rosso strategico sul fronte economico. Il nuovo sindaco, l’avvocato Ernesto Tedesco, pur considerato in quota Lega, è di fatto un moderato. In appena sei mesi di amministrazione, tuttavia, il contingente salviniano si è già assottigliato. Dei cinque consiglieri eletti, in tre sono già passati al gruppo misto e due di questi sono addirittura usciti dalla maggioranza; perfino il primo dei non eletti è uscito dal partito, mettendo in apprensione la tenuta di tutto il castello di centrodestra, affidato alla compattezza di Forza Italia. “Il sindaco Tedesco sta facendo un ottimo lavoro, non c’è nulla di cui avere timore”, dice a Ilfattoquotidiano.it Claudio Durigon, che è anche coordinatore leghista per la provincia di Roma: “In settimana ci sarà un incontro a Civitavecchia con gli iscritti: se non potrò andarci io ci sarà il commissario cittadino, Marco Riezzo. Spero che i mal di pancia possano essere sopiti”.

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