Una dozzina di squadre. Sette contro sette. Dai sessanta ai settanta minuti di gioco su un campo ricavato in un cortile, con il carbone al posto della consueta erba. E tutt’intorno le carceri piene di deportati. Persone in attesa di essere trasferite in qualche lager nell’est Europa. Era questo il teatro nel quale si svolgeva la cosiddetta Liga Terezin, il campionato di calcio disputato dal 1941 al 1944 dai prigionieri del campo di concentramento di Terezin. Posta sulla riva del fiume Elba, la cittadina cecoslovacca venne scelta dai nazisti come luogo in cui costruire il campo di concentramento che diventerà, durante la Seconda guerra mondiale, una delle più importanti basi per lo smistamento degli ebrei della Cecoslovacchia, dell’Austria e della Germania verso Auschwitz e gli altri campi di sterminio polacchi.

Ai campionati che furono organizzati in quegli anni parteciparono squadre divise in base al mestiere o al luogo di provenienza. Di conseguenza si poteva trovare la squadra dei cuochi, quella dei macellai e la compagine dei barbieri. Una piccola realtà sportiva che per gli ebrei rappresentava un’effimera via di fuga dagli orrori che quotidianamente erano costretti a sopportare. Di solito a chi vinceva spettava una razione di cibo più abbondante.

Come è possibile immaginare, lo svolgimento della Liga Terezin era complicata: le squadre che si presentavano per un campionato potevano non partecipare a quello successivo. La spiegazione è semplice e chiara: i numerosi convogli che deportavano le persone nei campi di sterminio in Polonia avevano il potere di decimare intere rose da un giorno all’altro, costringendo le squadre a trovare nuovi giocatori con cui scendere in campo. Nel campionato invernale del 1943 furono dodici. Ad aggiungersi furono le formazioni dei macellai, degli artigiani e dei praghesi, ma scomparve la SC Linden.

I protagonisti non erano soltanto giocatori improvvisati o dilettanti, ma anche calciatori che avevano avuto un passato glorioso nel mondo del calcio prima dell’inizio delle persecuzioni e delle deportazioni naziste. Tra questi c’era Paul Mahrer, già nazionale cecoslovacco ai giochi Olimpici del ’24, e Jirka Taussig, portiere della stessa nazionale cecoslovacca. E poi c’era Peter Erben, giocatore di hockey, che a Terezin si occupava dei giovani prigionieri, con cui creò una delle squadre iscritte alla Liga Terezin, la Jugendfürsorge. Proprio quest’ultima fu la vincitrice del torneo invernale organizzato nel 1942. Il campionato di primavera del ’43 lo vinse invece la Kleiderkammer, la squadra degli addetti all’abbigliamento.

Ma la Liga Terezin fu molto di più di un momento di uno svago surreale. L’evento fu profondamente funzionale anche per la macchina della propaganda nazista. Nel 1944, con un documentario che il regista ebreo Kurt Gerron fu costretto a girare, i tedeschi cercarono di presentare la struttura come un luogo in cui gli ebrei vivevano in maniera dignitosa. Furono molte le partite del campionato di primavera del ’44 che entrarono a far parte della pellicola. Terezin doveva essere un luogo modello agli occhi esterni. A documentario finito, il regista e tutte le comparse furono immediatamente deportati ad Auschwitz ed eliminati.

La Coppa del ’44 fu l’ultimo torneo organizzato dalla Liga Terezin. Tra il mese di settembre e quello di dicembre infatti migliaia di persone furono stipate sui treni per essere portate a morire. Nel dicembre del ’44 quasi tutti i giocatori che avevano animato il campionato si trovavano a Auschwitz. L’unico che riuscì a sopravvivere fu Peter Erben. L’8 maggio 1945, i sovietici liberarono il campo di concentramento di Terezin: trovarono circa 17mila sopravvissuti, i morti nel campo di concentramento furono più del doppio. Da quella vecchia fortezza transitarono, tra il 1941 e il 1945, oltre 155mila persone.

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