Mancano poche ore alle regionali in Emilia-Romagna: giusto in tempo per fare un bilancio di questa campagna elettorale e dare qualche ragguaglio sull’atmosfera che si vive da queste parti. Su ciò che si sente girando per strada, prendendo l’autobus, facendo la fila al supermercato, ascoltando le chiacchiere nei locali pubblici, da quelli più chic dell’aperitivo in centro, ai bar di periferia. Vado per punti.

(1) La paura di perdere. A differenza che in passato, stavolta chi vota per il centrosinistra in questa regione non è affatto sicuro di vincere. C’è tensione in giro, c’è timore, a volte persino paura. Tutti hanno un’amica, un conoscente, una parente che per anni o decenni ha votato convintissima o convintissimo a sinistra, ma “l’ultima volta non ha proprio votato”, “stavolta lascerà scheda bianca”, o addirittura “voterà dall’altra parte”. Per non parlare di quelli che “io per carità voto Bonaccini, cos’altro potrei fare”, ma poi all’ultimo chissà. Non c’è conversazione in cui io non abbia sentito dubbi, scontento, delusione da parte di chi ha sempre votato a sinistra, centrosinistra, quel che è. Non c’è scambio in cui io non abbia percepito il sospetto verso qualcuno che “chissà cosa farà”. Non ci si fida più di nessuno, fra gli elettori e le elettrici del centrosinistra, nemmeno di se stessi.

(2) La distanza dal dolore. Nonostante le mille dichiarazioni e rassicurazioni – a parole – sulla presunta vicinanza di Stefano Bonaccini al popolo, alle periferie, ai poveracci insomma, che la sinistra di principio dovrebbe difendere, l’impressione generale è che un contatto diretto, autentico, capillare fra il candidato e le persone in carne e ossa sia ancora una volta mancato. Lo dico meglio. Più che distanza dal popolo, c’è ancora troppa distanza fra il ceto politico che Bonaccini rappresenta e gli aspetti più dolorosi e negativi della vita delle persone meno abbienti, degli imprenditori che la crisi ha massacrato, degli anziani che soffrono, dei giovani che se ne vanno. L’impressione è che questa distanza non tocchi quelli che sono soddisfatti della loro situazione, e perciò stringono volentieri la mano a Bonaccini. Ma è una distanza incolmabile rispetto alle persone che per qualche ragione soffrono: per malattia (vedi problemi della sanità), per vecchiaia (vedi welfare), perché non ce la fanno a seguire i bimbi piccoli (vedi ancora welfare), per povertà (vedi precari, migranti, imprenditori in crisi). È una distanza che – ovviamente – non riguarda solo l’Emilia-Romagna, ma tutta Italia, molti paesi in Europa, gli Stati Uniti. Insomma, in questo momento le destre riescono a superare questa distanza molto più delle sinistre in molti paesi del mondo. È un fatto. E l’Emilia-Romagna non fa eccezione.

(3) La comunicazione. Dal punto di vista puramente comunicativo, Bonaccini era partito in grande vantaggio: aveva molta più esperienza dell’avversaria, non solo politico-amministrativa, ma comunicativa, appunto. Ma Lucia Borgonzoni, che pur ha disseminato di gaffe e svarioni tutta la sua campagna elettorale, nei mesi è migliorata. Al punto che, nell’ultimo faccia a faccia organizzato dal Resto del Carlino, i due candidati sono apparsi in perfetto equilibrio comunicativo. Fair play, capacità di stare nei tempi, linguaggio appropriato, abbigliamento adeguato per entrambi. 1 a 1 insomma, in un confronto che non ha spostato nulla: chi era già per Bonaccini continuerà a esserlo, chi pensava di votare Borgonzoni non ha certo cambiato idea, chi era incerto/a ci rimane.

(4) Le Sardine. Il movimento delle Sardine ha scaldato i cuori degli elettori e delle elettrici di centrosinistra. È innegabile. Puntualmente le Sardine sono nominate in tutte le conversazioni dei/delle simpatizzanti di sinistra. Hanno tutti ben presente, però, la distanza che le Sardine esprimono rispetto ai partiti, la loro fermezza nel non volersi identificare con nessun partito. Non c’è apparizione sui media in cui i portavoce del movimento non ribadiscano la loro lontananza dalla politica, il loro non volersi mischiare. Una distanza che conferma e rinforza quella di cui dicevo al punto (2). E poi, quanti di coloro che sono scesi in piazza come Sardine – decine di migliaia – di fatto poi voteranno Bonaccini? Anche di fronte a questa domanda, le reazioni sono sempre dubbio, timore, sgomento. Molti voteranno a sinistra, certo. Ma quanti si asterranno o voteranno “dall’altra parte”?

(5) La ribalta nazionale. Le regionali dell’Emilia-Romagna sono state (e sono) strumentalizzate in chiave nazionale, lo sappiamo. “Se in Emilia vince la Lega, allora il governo deve andare a casa”, “Se in Emilia la Lega perde, allora il governo si rinforza” sono frasi sulla bocca di tutti. Dal più piccolo paesino dell’Emilia e della Romagna ai media nazionali. Questa strumentalizzazione non ha fatto bene ai due candidati locali, né a Bonaccini né a Borgonzoni. Non ha fatto bene a Bonaccini, perché lo associa troppo al Pd, da cui invece lui voleva smarcarsi, visto che il Pd da tempo non gode di grandi favori. Non ha fatto bene a Borgonzoni, perché tutti le rimproverano di stare all’ombra di Salvini, di avergli lasciato fare campagna al posto suo.

(6) L’imprevedibilità del risultato. Per tutti questi motivi (e molti altri), il risultato delle elezioni di domenica 26 gennaio è davvero imprevedibile. Molto più che in passate competizioni elettorali. I sondaggi di opinione, poi, sono ancora più aleatori e fallibili di quanto lo siano stati in passato, che già avevano dimostrato di sbagliare parecchio (vedi le politiche del 2013, in cui il boom dei Cinque Stelle fu nettamente sottostimato). La decisione di voto (o non voto) di moltissime persone sarà presa all’ultimo momento, la domenica stessa, un attimo prima di mettere (o non mettere) la X sulla scheda. La tentazione di mentire, confondere le acque, provocare amici e parenti con la propria dichiarazione di voto è ancora più alta in queste elezioni che in passato. Che si sia arrivati a questo punto, in una regione che, nonostante tutto, è ancora all’avanguardia nazionale (e spesso anche europea) per benessere, cultura, salute, civiltà, dovrà essere un punto di serissima riflessione, anzi il punto principale da cui partire, per chiunque vincerà.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Fondi Lega, archiviate le querele di Salvini contro l’Espresso: “Notizie sui 49 milioni esempio di giornalismo d’inchiesta”

next
Articolo Successivo

Julian Assange, l’appello per la sua liberazione: “Ha rivelato crimini di guerra, l’azione legale contro di lui è un precedente pericoloso”

next