L’espressione “Vecchio Continente” non è mai stata più vera. L’Europa è infatti oggi la regione con la popolazione più vecchia al mondo. L’età media è 43 anni, 12 in più rispetto al resto del mondo. L’invecchiamento è un fenomeno inarrestabile, che va avanti da decenni – entro il 2035, circa una persona su quattro avrà 65 anni rispetto a uno su 13 nel 1950 – e, secondo gli esperti, sta per subire un’accelerazione pericolosa. Le Nazioni Unite, infatti, prevedono che dal 2021 la popolazione europea inizierà a contrarsi.

Tra le conseguenze più preoccupanti di questo trend c’è la caduta della crescita. L’economista del Fondo Monetario Philip Engler ha calcolato che entro il 2050 i cambiamenti demografici faranno contrarre il reddito pro capite in Francia, Spagna, Italia e Germania dai 4.759 ai 6.548 euro, prendendo come base i prezzi del 2010. In concomitanza, durante lo stesso periodo, la spesa sanitaria per gli anziani e per le pensioni salirà.

Proiezioni della Commissione europea prevedono che entro il 2040 entrambe queste voci rappresenteranno il 25% del Pil nell’Unione europea. In termini monetari, l’economia d’argento, come viene definita quella che ruota intorno agli anziani, entro il 2025 sarà pari a 6.400 miliardi di euro – nel 2015 era appena 3.700 miliardi di euro – e sarà responsabile di quasi il 40% dei posti di lavoro creati.

Il paese dove l’invecchiamento è più marcato è il nostro. Il trend è di lunga data: negli anni Venti, quindi un secolo fa, la media era di 2,5 bambini, mentre per donne nate subito dopo la seconda guerra mondiale la media scende a 2. Ma è negli ultimi dieci anni che il tasso di natalità è letteralmente crollato: siamo a 1,32 figli per donna, significativamente inferiore al 2,1 definito come il livello minimo di cui un Paese ha bisogno per mantenere la sua popolazione.

Secondo l’Istat, l’anno scorso l’Italia ha registrato il numero più basso di nascite da quando il paese è stato unificato nel 1861. Se non ci fossero le emigrate che procreano di più, i dati sarebbero ancora più bassi. Le donne italiane hanno infatti un tasso medio di natalità di 1,2 bambini, mentre quello delle emigrate è di 1,9, la somma produce una media nazionale di 1,32.

A seguito del crollo delle nascite, la popolazione attiva italiana si sta riducendo rapidamente. Con solo 440mila bambini nati, meno della metà del numero di italiani morti, la popolazione sta invecchiando e diminuendo costantemente. Quasi il 23% degli italiani ha ora più di 65 anni. Il problema è aggravato dall’emigrazione in aumento.

Un numero crescente di giovani emigra per sfuggire ai problemi economici del Paese: nel 2019 160mila italiani hanno lasciato il paese, il livello più alto dall’inizio degli anni Ottanta. Siamo come un paese che sta affrontando l’estinzione? In un certo senso il pericolo è proprio questo.

Secondo gli esperti e le organizzazioni internazionali come l’Onu, il problema della bassa natalità in Italia è legato al pessimo andamento dell’economia, alla mancanza di infrastrutture che aiutino la cura dei figli e all’alto debito pubblico. In altre parole, la situazione sarebbe ben diversa se l’economia italiana assomigliasse di più a quella scandinava, ben strutturata per essere di sostegno ai genitori, specialmente nei primi anni di vita dei figli. Sicuramente questo è vero per quanto riguarda l’ampiezza della contrazione delle nascite in Italia, ma non è una spiegazione sufficiente per l’invecchiamento della popolazione europea.

Alla radice della flessione delle nascite c’è anche un atteggiamento culturale nei confronti dei figli diverso da quello del passato. Questi non più visti come un investimento, e cioè braccia necessarie per lavorare la terra, come è avvenuto nel corso della storia dell’uomo.

Anche il ruolo dei genitori è cambiato. Oggi è molto sentita la responsabilità nei confronti dei figli e questo porta molti ad avere meno figli per dedicar loro più tempo ed energie.

Le statistiche, le proiezioni e i dati economici, dunque, descrivono un fenomeno preoccupante, e cioè l’invecchiamento della popolazione, ma non bastano per farcene capire le ragioni. L’invecchiamento e la contrazione della popolazione europea sono un fenomeno della modernità, con cui bisogna imparare a convivere e che bisogna imparare a gestire.

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