“Renzi per ragioni di visibilità ogni giorno piazza una mina per differenziarsi. Solo che stavolta c’è un problema“. Ovvero, “c’è una novità” sulla prescrizione “che lui tace”: “La concreta possibilità che in tempi ragionevolmente brevi si arrivi alla svolta epocale di un processo celere e con tempi certi”. Non è il Guardasigilli Alfonso Bonafede a parlare in difesa della sua stessa riforma, ma il deputato Pd Walter Verini. Il responsabile Giustizia del Partito democratico, intervistato dal Corriere della sera, salva il lavoro in corso dentro la maggioranza. Il lodo Conte su prescrizione e tempi dei processi insomma, è riuscito in un primo risultato: creare un asse Pd-M5s. Ma al tempo stesso aprire (o riaprire) lo scontro tra Pd e Italia viva. Così, mentre i renziani hanno votato con Forza Italia, Lega e Fdi contro la prescrizione (e per la legge Costa) accusando i dem di essersi “grillizzati”, i dem hanno rispettato il patto stretto con il M5s.

Se fino a poche settimane fa i democratici erano sul piede di guerra per chiedere interventi sul tema giustizia che controbilanciassero la riforma, il lavoro di mediazione del premier ha portato a un primo accordo. Tanto che ora, a difendere il cosiddetto “lodo” è lo stesso Verini. “Cosa c’è di concreto? Proposte che noi condividiamo, illustrate nel vertice di maggioranza e che il ministro della Giustizia sta scrivendo”. Come, “riforma delle notifiche, termini fissi per indagini e dibattimento, allargamento del patteggiamento, altra depenalizzazione, giudici monocratici anche in secondo grado, rafforzamento della sanzioni l’illecito disciplinare dei magistrati. Se è così, ed è così, perché si parla d’altro?”. E “il segnalo lo abbiamo avuto”, dice. Perché “Bonafede ha promesso che nella prossima settimana arriverà il ddl“. Verini, che da giorni non risparmia parole anche pesanti nei confronti degli ex colleghi renziani, ha quindi ribadito: “Lo stesso Faraone, renziano, a fine vertice ha detto che era caduto un totem: l’intoccabilità della riforma Bonafede. Non ha detto ‘che schifo voteremo con Costa’”. Da qui a far cadere il governo però ce ne vuole e soprattutto Iv non ha nessuna intenzione a farlo: “Non lo so. Non penso”, conclude il deputato. “Ma un po’ più di lealtà di coalizione e di governo e non competitività quotidiana che aumenta la conflittualità in questo momento servirebbe”.

Lealtà non è proprio la parola che usano in questi giorni i renziani. L’ex premier e leader di Italia viva non solo ha autorizzato i suoi a schierarsi con le destre, ma li ha pure attaccati apertamente dicendo che si sono consegnati “al populismo dei grillini”. E non solo. Oggi Italia viva sui canali social ha pubblicato il video di un intervento, nell’Aula della Camera, del vicesegretario Pd Andrea Orlando, datato 20 novembre 2018. L’ex Guardasigilli accusava l’allora maggioranza, con la sospensione della prescrizione, di “far saltare il processo penale”. “Bravo Andrea. Difenderemo le tue idee dai tuoi nuovi compagni di viaggio. E da chi va a rimorchio dei populisti giudiziari”. Alla provocazione aveva risposto lo stesso Orlando nelle scorse ore: “Bello quando il tuo lavoro viene,passato un certo tempo,valorizzato ed addirittura esaltato Senza alcuna strumentalità,poi. Si, per certi aspetti è commovente”. Oggi il vicesegretario del Pd ha rilanciato ironizzando: “Mi ha puntato la bestiolina“, ha scritto su Twitter. Il riferimento è alla propaganda social renziana in contrapposizione alla “Bestia”, il sistema che gestisce la propaganda salviniana. Ma ha aggiunto: “Ci sono abituato. Vi voglio bene lo stesso. Lavoriamo per vincere insieme in Emilia-Romagna e in Calabria. Torno alla campagna elettorale”.

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