A tre giorni dalla Conferenza di Berlino, gli attori internazionali coinvolti nel conflitto in Libia continuano la loro azione diplomatica nel tentativo di garantire la tenuta della tregua. In un post sulla pagina Facebook del Governo di Accordo Nazionale (Gna), guidato da Fayez al-Sarraj e sostenuto da Turchia e Nazioni Unite, si dà conferma della partecipazione del primo ministro libico all’incontro nella capitale tedesca, replicando la scelta del suo avversario, il generale Khalifa Haftar, sostenuto da Russia, Egitto ed Emirati Arabi. La Turchia, mettendo a rischio il cessate il fuoco, annuncia l’invio di nuovi militari di Ankara nel Paese a sostegno del Gna, mentre il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, parla dalla sua trasferta in Algeria affermando che “non possiamo accettare altre truppe militari in Libia”.

Nel post Facebook si ricorda anche l’incontro di mercoledì con il ministro degli Esteri, Heiko Maas, al quale il premier aveva “ribadito la posizione del proprio Paese in favore della stabilità della Libia, sottolineando l’importanza di tornare sulla via della politica conformemente alle proposte dell’inviato delle Nazioni unite”.

Intanto, nonostante le parti abbiano concordato sullo stop alle ostilità e all’invio di armi o militari su suolo libico a sostegno di entrambe le parti, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, illustrando le linee di politica estera nel suo discorso programmatico di inizio anno, ha annunciato: “Stiamo inviando le nostre truppe” in Libia “per sostenere la pace”. Il leader dell’AkParti non ha fornito altri dettagli e non ha specificato se i soldati siano già giunti in Libia, anche se 35 unità erano volate a Tripoli nei giorni scorsi, né quanti ne verranno inviati. Inoltre, secondo quanto riferito da diverse organizzazioni per i diritti umani o centri di ricerca che monitorano il conflitto libico, nel Paese sono già presenti a sostegno di Tripoli oltre 600 mercenari siriani cooptati dalla Turchia.

La scelta di Erdogan, però, contrasta con gli appelli lanciati dagli attori internazionali che auspicano un cessate il fuoco permanente. Tra questi c’è anche il governo italiano. Non a caso, Giuseppe Conte, che in Algeria ha incontrato il presidente Abdelmadjid Tebboune, ha dichiarato che “non possiamo accettare altre truppe militari in Libia, questo è il momento del dialogo e del confronto. Dobbiamo affidarci al dialogo e alla diplomazia che sono sempre sempre più efficaci delle armi”. Stesso auspicio ribadito anche da Vladimir Putin e dal presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, che oggi si sono sentiti telefonicamente: i due si sono detti “speranzosi che tutte le parti possano trovare un accordo per assicurare un cessate il fuoco e rilanciare il processo politico”, si legge in una nota diffusa da Bruxelles.

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