Più risorse per la sanità, specializzandi in corsia, possibilità per i medici di rimanere al lavoro fino ai 70 anni. Ma anche sei mesi di tempo per la revisione delle procedure sui commissariamenti, che tenderanno sempre più a essere una extrema ratio. E’ l’”ampia intesa” trovata sul Patto della Salute 2019-2021, firmato mercoledì dopo una lunga trattativa tra il governo e le Regioni. “Governo e Regioni insieme a difesa del diritto alla salute – twitta il ministro Roberto Speranza – Ora è più forte il nostro Servizio sanitario nazionale”. Per il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini “finisce la stagione dei tagli“: il Patto, anzi, “sancisce il notevole incremento delle risorse destinate alla Sanità: 114.474.000.000 euro per l’anno 2019, 116.474.000.000 euro per l’anno 2020 e in 117.974.000.000 euro per l’anno 2021”. “Vogliamo migliorare la qualità dei servizi e garantire l’unitarietà del sistema. Il nostro Servizio Sanitario Nazionale sarà più efficiente e più vicino ai cittadini”, commenta dal canto suo il premier Giuseppe Conte.

“Quello siglato oggi in Conferenza Stato Regioni è veramente un Patto per la Salute dei nostri cittadini, del nostro Paese e del nostro Servizio sanitario nazionale”, è il parere del presidente della Federazione degli ordini dei Medici (Fnomceo), Filippo Anelli. “Si apre finalmente una nuova stagione, nella quale la politica vede la salute e la sanità come settori sui quali investire, e non come costi sui quali risparmiare”.

Le risorse in più ammontano a due miliardi già a partire dal prossimo anno, 3,5 nel 2021, a cui si aggiunge quanto previsto dalla manovra con un incremento, dopo i 4 miliardi già previsti per il 2019, di 2 miliardi per gli investimenti per l’edilizia sanitaria e l’aumento di 1,5 miliardi di quelli per l’ammodernamento tecnologico. Nell’accordo sono rientrate anche due misure fortemente richieste dalle Regioni, ha spiegato l’assessore laziale Alessio D’Amato, entrambe legate al personale: l’impiego degli specializzandi già dal terzo anno nelle strutture sanitarie, ma anche la possibilità su base volontaria per i medici di rimanere in attività anche oltre i 40 anni di servizio e fino a 70 anni d’età.

Nel Patto è inoltre prevista la revisione dei meccanismi e degli strumenti relativi ai piani di rientro e ai commissariamenti. “E’ stata inserita su richiesta della Regione Molise – ha spiegato il presidente Donato Toma – ma condivisa da tutte le altre, la revisione delle procedure entro i prossimi 180 giorni anche alla luce delle disposizioni della Consulta”, che si era pronunciata contro l’incompatibilità tra le figure di governatore e di commissario ad acta. Commissariamento che, si legge nel testo, “costituisce un rimedio ultimo dettato da circostanze eccezionali”: dall’anno prossimo il Comitato dei Lea (i Livelli essenziali d’assistenza) effettuerà ogni anno un monitoraggio, e in caso di “gravi criticità in almeno due macro-livelli di assistenza”, detta il Patto, il Comitato inviterà la Regione entro trenta giorni a presentare un piano di risoluzione (‘Intervento di potenziamento dei Lea’) “nell’ambito della sostenibilità economica del Servizio sanitario regionale interessato”.

Il tetto di spesa del personale viene rimodulato dal 5% al 10% con la possibilità di un ulteriore innalzamento al 15%. Rimodulazione, nella direzione di una maggiore flessibilità, anche del tetto relativo agli acquisti di prestazioni da privato accreditato. Prevista inoltre la revisione del decreto 70/2015 che fissava gli standard per l’assistenza ospedaliera. Tutti “strumenti importanti” secondo il coordinatore nazionale della commissione Salute Luigi Genesio Icardi. Scettici invece i camici bianchi dello Smi, il Sindacato medici italiani: per il segretario generale Pina Onotri è un provvedimento “con luci e ombre, in cui ci sono poche risorse per i rinnovi contrattuali dei medici di famiglia”. Il giudizio dei presidenti di Regione è però positivo: soddisfatto il governatore della Sardegna Christian Solinas (“le nostre richieste più importanti sono state recepite”) e quello del Veneto Luca Zaia (“in questo documento c’è molto della nostra Regione”). “Per la sanità nuove assunzioni, investimenti, servizi migliori. Apriamo una nuova stagione di giustizia sociale” sintetizza il presidente del Lazio, e segretario del Pd, Nicola Zingaretti.

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