Il premier Giuseppe Conte boccia il piano presentato da ArcerlorMittal. “Il progetto che è stato anticipato in un incontro non va assolutamente bene, mi sembra sia molto simile a quello originario” previsto per l’ex Ilva di Taranto. “Lo respingiamo“, ha aggiunto Conte a margine di un’iniziativa a Roma, spiegando che “lavoreremo come durante questo negoziato agli obiettivi che ci siamo prefissati col signor Mittal e che il signor Mittal si è impegnato personalmente con me a raggiungere, e ci riusciremo“. Il riferimento è al vertice a Palazzo Chigi del 22 novembre scorso in cui il governo aveva riavviato la trattativa con la multinazionale dopo la richiesta di recesso avanzata dalla stessa azienda.

Gli esuberi e la “revisione degli accordi”
Mercoledì il colosso franco-indiano ha messo sul tavolo del ministero dello Sviluppo Economico, davanti ai sindacati, le proprie richieste per garantire la presenza in Italia: un totale di 4.700 esuberi nei prossimi 3 anni, circa 3mila già dai prossimi mesi. Il nuovo piano industriale 2020-2024 prevede anche la “ricontrattazione” dell’accordo di secondo livello e la “revisione” degli “attuali accordi” e “prassi esistenti”. Sotto il punto di vista ambientale, la multinazionale ha annunciato la riduzione della copertura dei parchi minerari e una parte di “decarbonizzazione”.

Lo ‘zuccherino’ del forno elettrico
Il nuovo piano industriale prevede infatti la fermata dell’altoforno 2 dalla fine del 2022 e la contestuale messa in produzione di un forno elettrico in grado di garantire 1,2 milioni di tonnellate di acciaio “pulito”. Il piano presentato da ArcelorMittal prevede quindi il totale tradimento degli ‘zero esuberi’ garantiti con l’accordo sindacale firmato nel settembre 2018. Proprio per questo i metalmeccanici giudicano “irricevibili” le condizioni pesantissime poste dall’azienda e hanno annunciato uno sciopero con manifestazione unitaria a Roma per martedì 10 dicembre. Il ministro Stefano Patuanelli ieri, prima della bocciatura del premier Conte, si era già detto “deluso” e aveva parlato di un “passo indietro” su esuberi e livelli produttivi.

Il PD: “Nessuna vera speranza”
Per il Partito democratico interviene dalla segreteria nazionale Nicola Oddati: “Nessuna vera speranza per il futuro industriale di Taranto, niente rassicurazioni sul piano ambientale, ma l’unica certezza di tagli ed esuberi“. “Arcelor Mittal non può più continuare a tirare la corda. In ballo ci sono le vite dei lavoratori e dei cittadini di Taranto, oltre al futuro industriale del Paese. Chiediamo chiarezza in merito a quello che bisogna definire con onestà un catastrofico piano di ristrutturazione industriale che dichiariamo, senza mezzi termini, irricevibile. Il governo e il Pd sono in prima linea affinché Mittal onori gli impegni presi”, fanno sapere dalla segreteria democratica.

I sindacati ribadiscono: “Applicare penali”
“E’ stato presentato un piano industriale che non regge e che porta alla progressiva chiusura dell’Ilva. Quindi il piano è irricevibile”, ribadisce il segretaria generale della Fiom-Cgil, Francesca Re David, a margine di un incontro a Milano. “Abbiamo un contratto firmato con il governo – ha aggiunto – che prevede delle penali. Ad esempio è prevista una penale di 150mila euro per ogni posto di lavoro che non viene rispettato”. “Il governo ha annunciato che presenterà un documento ma i nostri due punti fermi sono: 8 milioni di tonnellate di produzione e naturalmente zero esuberi. Voglio ribadire, ancora una volta, che il sindacato non firmerà nessun accordo che prevede esuberi”, ha concluso Re David. Sulla stessa linea anche Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl: “Non è possibile che dopo tutto quello che è successo e dopo tutto il dibattito di fatto sul tavolo ci sono 6.300 esuberi, lavoratori e famiglie che rimangono senza reddito. Il 10 ci sarà sciopero generale“, ricorda la sindacalista.

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