Un’attrice che interpreta il biopic di se stessa diretta da una regista-fan che, a sua volta, è interpretata da un’attrice. Il tutto sotto la guida di una regista italiana, Chiara Malta, che è stata anche attrice. Abbiamo confuso le idee? Ben venga, perché il cinema serve anche a sparigliare le carte, rompere le certezze. Forse è per questo che Jasmine Trinca, nei suoi 20 anni di carriera da quel 1999 che la vide esordiente per Nanni Moretti, ha scelto di essere la protagonista di Simple Women, condividendo la scena con Elina Löwensohn, già musa di un cinema indie americano ed europeo che non esiste più, fra cui quell’Uomini semplici (Simple Men) del 1992 di Hal Hartley di cui è inconfondibile icona. Come la critica militante del tempo ne fu catturata, altrettanto è la giovane Federica (Trinca) che da fan dell’attrice passa a diventare la regista di un biopic su di lei. Le due donne si trovano – causalmente – a Roma e da allora iniziano un viaggio fisico (verso Bucarest, città natale della Löwensohn) e psicologico che le porterà a confondersi – ingabbiandole – l’una nell’altra.

Cinema come gabbia, o come liberazione a seconda delle prospettive, la Settima Arte “sembra salvare queste due donne da loro stesse, dal momento che Federica era soggiogata da questa icona cinematografica e solo facendo un film su di lei può cambiare visione del mondo e di se stessa” spiega la regista Malta, expat romana a Parigi ormai da anni, accompagnando il suo esordio da regista in lungo al 37° Torino Film Festival. In gestazione da almeno una decina di anni, Simple Women è un lavoro che spiazza, più riuscito nelle intenzioni teoriche che non nell’esito, e in ogni caso mette insieme due attrici di generazioni diverse dialogare su un territorio complesso.

“Gli attori impazziscono in forme diverse – sussurra Jasmine Trinca – Negli ultimi 10 anni ho scelto ruoli in cui mi ritrovavo come persona, ma lo capivo solo alla fine di ogni film. Sono tanti anni che recito, col tempo è sempre più difficile mantenere alte le energie, perché il modo in cui cerco di fare le cose prevede un investimento alto, personale e professionale. Noi ragazze prima di autorizzarci a fare qualcosa dobbiamo superare i nostri limiti, mentre gli uomini lo fanno senza pensarci troppo”. “Con l’età comunque – aggiunge ancora l’attrice romana – sono diventata meno snob, ho imparato a godere di più”. Ancora senza distributore per le sale, Simple Women potrebbe uscire nei cinema grazie al produttore Vivo Film, modalità distributiva resa possibile dalla nuova normativa della Legge Cinema.

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