La Corte costituzionale si pronuncerà il 15 gennaio prossimo sull’ammissibilità del referendum sulla legge elettorale della Lega, che trasformerebbe il Rosatellum in un maggioritario puro, all’inglese, con soli collegi uninominali. Per quella data è stata infatti convocata la camera di consiglio a cui parteciperanno i promotori del referendum, cioè sette consigli regionali a maggioranza leghista, e se lo chiederà, anche il governo.

Il deposito delle motivazioni della sentenza deve avvenire entro il 10 febbraio. Il 30 settembre una delegazione, guidata dal vicepresidente del Senato Roberto Calderoli (Lega), aveva depositando in Cassazione il quesito. A sostegno i consigli regionali di Veneto, Sardegna, Lombardia, Friuli, Piemonte, Abruzzo, Liguria e Basilicata. L’ex ministro aveva detto che la legge sarebbe stata chiamata “Popolarellum, visto che lo deciderà il popolo”.

L’idea del Carroccio di ispirarsi a un maggioritario puro per far tornare “bipolarismo o tripolarismo” spiega. Per molti giuristi il referendum sarebbe anticostituzionale, perché non è autoapplicativo, perché manca la ripartizione del territorio in collegi maggioritari. Ma Calderoli sul punto aveva risposto che come tutte le altre leggi elettorali, “ha la necessità della definizione dei collegi attraverso una delega al governo. “Il Parlamento” aveva detto in una intervista – ha più di tre mesi per intervenire, ma “non ce la farà, è
fantascienza”. Gli altri partiti volevano una diversa legge elettorale ma cosi’ “noi li freghiamo. Volevano tornare al proporzionale con governi raccogliticci fatti da partiti e finti partitini”.

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