Era a bordo del suo yacht extra lusso e stava cercando di abbandonare le acque territoriali maltesi. Le forze armate della Valletta, però, lo hanno arrestato prima che riuscisse a lasciare il paese. È stato preso così, alle 5.30 di stamattina, l’uomo d’affari maltese Yorgen Fenech, considerato il presunto mandante dell’omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia, uccisa con un’autobomba il 16 ottobre 2017. Fenech è l’amministratore delegato del Tumas Group, società che ha sviluppato l’area della movida maltese col megaprogetto di Portomaso che comprende casinò, alberghi ed un porto privato e che ha forti interessi anche nel gioco online. Fenech è anche a capo del consorzio che ha vinto una gara nel 2013 per la costruzione di una centrale a gas, ma soprattutto è il titolare del fondo segreto 17 Black, con sede a Dubai, denunciato dalla Caruana prima di morire: secondo la giornalista la società altro non era che lo strumento su cui transitava il pagamento di tangenti a due membri del governo laburista maltese, ovvero l’attuale capo di gabinetto del premier Muscat Keith Schembri e il ministro Konrad Mizzi. A confermare l’arresto è stato Matthew Caruana Galizia, il figlio della giornalista uccisa, che su Twitter ha scritto: “Fenech era sulla barca e cercava di scappare da Malta. Questo è l’uomo il cui ruolo era quello di fare i pagamenti della corruzione al capo di gabinetto di Muscat. E che è tuttora il suo capo di gabinetto”. L’arresto è arrivato a neanche 24 ore dall’impegno preso dal premier Joseph Muscat, che ha promesso la grazia al presunto mediatore dell’omicidio della giornalista, arrestato ieri e rilasciato, in cambio di informazioni determinanti sull’identità di chi ha ordinato l’omicidio della giornalista.

I particolari dell’arresto – Stando alla registrazione dei dati di navigazione fornita da MarineTraffic.com, lo yacht Gio, un’elegantissima imbarcazione di 23 metri blu e bianco di proprietà di Fenech, ha lasciato la banchina della Marina di Portomaso alle 5.31. Ha fatto rotta verso nord-nord-est, in direzione Italia, Mar Adriatico e Grecia, ma dopo appena dieci minuti di navigazione ad un massimo di 12 nodi, è stato fermato da un mezzo della Afm (le forze armate maltesi) e la barca ha fatto ritorno a Portomaso attorno alle 6. Il premier maltese Joseph Muscat ha commentato così la notizia dell’arresto: “Formalmente non posso dire il motivo per cui il signor Fenech è stato arrestato”. Come detto, il businessman maltese è proprietario anche della società che gestisce la centrale termolettrica dell’isola, ma ha anche forti interessi nel gioco online. Questi ultimi sono risultati gestiti dalla 17 Black, che tra l’altro all’inizio dell’anno in Svezia è stata accusata di far parte di “un vasto network criminale” e per questo la sua controllata L&L Europe Ltd è stata privata della licenza di gioco per i paesi scandinavi. All’origine di questo scandalo collaterale, un sospetto schema di autoriciclaggio tramite le banche norvegesi, le cui autorità nel 2017 hanno bloccato pagamenti per oltre 51 milioni di euro.

La svolta arrivata con l’arresto di ieri – L’indagine sull’omicidio della giornalista si è sbloccata ieri, perché con tutta probabilità il presunto intermediario arrestato ha fornito elementi determinanti e prove concrete in grado di far luce sulla storia. L’arresto è nato da una inchiesta condotta da polizia maltese e Interpol, una delle tante che si aprono a Malta da quando l’isola ha cominciato a rispondere alle richieste europee e americane e quindi a risanare i settori più controversi della sua economia di servizi finanziari innovativi: il punto centrale dell’indagine è il riciclaggio di enormi quantità di denaro. Che nulla hanno a che vedere con l’arresto di ieri, legato a un’altra vicenda. Fatto sta che il presunto intermediario ha subito assicurato di conoscere il nome del “mandante della bomba della Caruana”, spiegando agli inquirenti di essere stato a mettere in contatto chi aveva deciso che Daphne doveva morire ed i tre presunti autori materiali, arrestati già due mesi dopo l’assassinio (Vincent Muscat ed i fratelli Alfred e George Degiorgio).

La trattativa: grazia in cambio del nome del presunto mandante – Gli avvocati dell’uomo hanno fatto sapere che avrebbe parlato in cambio di un condono tombale di tutti i suoi reati, da ottenere tramite una grazia presidenziale che a Malta soltanto il primo ministro ha il potere di raccomandare al Presidente della Repubblica. Ed il premier Joseph Muscat, dopo una consultazione con Procuratore generale e capo della polizia, ha annunciato di aver “deciso da solo”, ovvero senza consultazione del gabinetto, per il sì: proporrà la grazia, ma “a condizione” che l’uomo fornisca elementi decisivi e prove certe valide in tribunale, per l’incriminazione del mandante dell’assassinio della giornalista. Così è stato.

Le parole di Muscat – “Ho dato al Procuratore generale un mandato per negoziare passi senza precedenti con l’avvocato della persona arrestata” ha detto Muscat in una conferenza stampa improvvisata all’ingresso del palazzo del governo a La Valletta, precisando che l’uomo dovrà però “cooperare” in tutti i casi in cui è coinvolto e che potrebbero riguardare altri omicidi, altrettanto brutali ma meno mediatici. “Se le informazioni che fornirà saranno sufficienti ad incriminare il mandante dell’omicidio Caruana, riceverà il perdono presidenziale” ha scandito. Ufficialmente il nome dell’aspirante ‘gola profonda’ è secretato e l’uomo è tenuto sotto massima protezione in una località segreta, ma l’edizione online di Malta Today ha fatto il nome di tale Melvin Theuma, un tassista maltese con cospicui precedenti nel campo dell’usura.

Gli affari del tassista – Quali siano le ramificazioni della sua attività, in un campo, quello del riciclaggio, in cui a Malta sono risultati coinvolti esponenti legati a un po’ tutte le mafie d’Italia, sono tutte da verificare. E Muscat ha messo in guardia dagli entusiasmi. “La polizia dovrà continuare a parlare con la persona per ancora un certo numero di giorni” ha detto, per poi aggiungere che “se mi chiedete per quanto tempo dovremo aspettare, dico che non penso che sia questione di mesi, ma neppure di un paio di giorni. Diciamo una via di mezzo”. Mentre sui social non sono mancate le critiche di chi sospetta che la presunta “gola profonda” faccia nomi di comodo. Il leader dell’opposizione, il segretario del Partito Nazionalista Adrian Delia, ha invece sostenuto la decisione senza precedenti del premier Muscat affermando che lo Stato deve fare tutto il possibile per arrivare alla verità sull’omicidio della giornalista che rivelava e raccontava le malefatte di mezza Malta. Dopo 24 ore, un pezzo determinante di verità sembra esser finalmente venuta a galla.

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